Le cose che abbiamo sotto gli occhi sono (troppo) spesso le più trascurate. Non succede soltanto con gli oggetti quotidiani: è un destino che tocca anche alle opere d’arte, persino a quelle che recano una firma prestigiosa. È il caso per esempio del ritratto di Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza, realizzato da Antoon Van Dyck nel 1633.
Sapete dove è esposto? Probabilmente non siete in grado di rispondere, così su due piedi, ma è altrettanto probabile che ci siate passati davanti senza degnarlo di uno sguardo, durante una delle vostre visite al Palazzo Reale di Milano.
Bisogna dunque rendere merito all’intelligente iniziativa Primavera di Milano e al supporto dell’Ente del Turismo delle Fiandre che ha collaborato all’allestimento speciale dell’opera, visitabile gratuitamente fino al prossimo 22 giugno, per aver “riacceso” i riflettori su questo ritratto degno di miglior considerazione.
Lo scorso 17 aprile il quadro è stato “raccontato” dallo storico dell’arte Stefano Zuffi che ne ha ricostruito genesi e passaggi di proprietà fino all’approdo a Palazzo Reale, dove è in deposito per conto della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano (la struttura del Palazzo, infatti, è proprietà del Comune, mentre mobili e opere d’arte sono dello Stato).
La donna raffigurata non è la regina Cleopatra (come per tanto tempo si è creduto, ingannati dal serpente che stringe nella mano destra), bensì la compianta moglie di sir Kenelm Digby. Nipote di uno dei partecipanti della Congiura delle Polveri del 1605 con cui i cattolici avevano invano tentato di far fuori Giacomo I, Digby – soprannominato “il più bell’ornamento del Regno d’Inghilterra” per la sua bellezza – da cattolico si fece anglicano proprio per amore della splendida Venetia che aveva qualche anno più di lui (una rarità agli inizi del Seicento). La famiglia non la prese bene, ma lui la sposò ugualmente, di nascosto nel 1625. Dopo la moglie la sua passione più intensa era lo studio dell’alchimia e numerosi furono quelli che spiegarono con un esperimento finito tragicamente l’improvvisa morte della donna. Subito fiorì un filone noir intorno alla sua scomparsa, ma il marito, affranto dal dolore (tanto da tornare all’antica fede) dovrebbe essere assolto da ogni sospetto.
Per immortalare il ricordo dell’amata fece realizzare al grande pittore Van Dyck almeno tre ritratti, tutti postumi. Il primo raffigura Lady Venetia sul letto di morte, poco dopo essere spirata. Gli altri due, invece, la ritraggono a figura intera in veste allegorica. La tela di Milano ha una gemella a Londra (proprietà della Regina) che si differenzia per alcuni particolari compositivi.
Van Dyck aveva lasciato ancora giovane la natia Anversa, dove Rubens si accaparrava le commissioni più redditizie, per girare l’Europa. Arrivò fino a Palermo per conoscere l’ormai centenaria Sofonisba Anguissola, desideroso di apprenderne i segreti nell’arte del ritratto. Nel 1632 approdò nell’Inghilterra di Carlo I, di cui divenne il ritrattista ufficiale avendo l’accortezza di raffigurarlo da un punto di vista particolarmente basso, in modo che la sua piccola statura venisse “allungata” dalla prospettiva.
Adesso che ne conoscete, almeno in sintesi, l’interessante storia, andate a Palazzo Reale a rendere omaggio alla bella e sfortunata Venetia. Una Lady D. del Seicento.
Saul Stucchi
Antoon Van Dyck
Lady Venetia Digby come allegoria della Prudenza
1633, Olio su tela (242 cm x 155 cm)
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano, in deposito presso Palazzo Reale.
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano
Dal 9 aprile al 22 giugno 2014
Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ingresso gratuito
Turismo Fiandre
www.turismofiandre.it