Lunedì 28 gennaio si è tenuto nella chiesa di San Gottardo in Corte a Milano l’appuntamento con la Scuola della Cattedrale dedicato alla presentazione del volume “Aristotele, la vita” edito da Bompiani con la curatela di Diego Lanza e Mario Vegetti.
A fare gli onori di casa come sempre Monsignor Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano, che dopo i saluti ha lasciato la parola al moderatore Armando Torno.

“Stasera affrontiamo un tema vastissimo” ha esordito il giornalista che poi è passato a presentare le due ospiti della serata, entrambe allieve di Giovanni Reale, fondatore della collana “Il pensiero occidentale” che oggi accoglie il volume. Alla sua sinistra sedeva Maria Bettetini, direttrice della collana e docente di Estetica e Filosofia delle Immagini presso l’Università IULM di Milano. Alla sua destra Elisabetta Cattanei, docente di Storia della filosofia antica all’Università di Genova.
Torno ha fatto una veloce panoramica dei testi contenuti nel volume, ovvero:
- Ricerche sugli animali
- Le parti degli animali
- La locomozione degli animali
- La riproduzione degli animali
- Parva naturalia
- Il moto degli animali

Ha poi ripercorso la genesi dell’opera, ricordando Vegetti e Lanza, morti nel marzo dell’anno scorso a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Nel lontano 1971 vide la luce, per i “Classici della Scienza” della UTET, l’edizione di alcune opere di Aristotele curate dalla coppia di studiosi. Quell’opera ritorna oggi per i tipi di Bompiani in un volume di quasi 2500 pagine . È un recupero, ma per molti aspetti è un libro nuovo. Prima di tutto ora c’è il testo originale a fronte che allora non c’era. Sono inoltre stati integrati due testi e l’apparato bibliografico è stato completamente rinnovato.
Maria Bettetini ha iniziato il suo intervento sottolineando che oggi siamo più interessati a sapere cosa ha detto veramente Aristotele, piuttosto che alle sue interpretazioni. Non c’è più una contrapposizione tra il blocco marxista e quello cattolico (la professoressa non sa dire se ci siamo calmati, addormentati o siamo diventati più intelligenti…).
Il volume è frutto di una grande cura filologica ed è stato realizzato con l’obiettivo di rendere disponibili al pubblico colto ma non necessariamente specialistico queste opere di Aristotele. Ci sono i veri testi, non sunti né interpretazioni. E sono disponibili a un prezzo e in linguaggio umani, e di questo va dato merito all’editore.
Il grande sogno di Reale era quello di arrivare a un TUTTO Aristotele in italiano da abbinare a un TUTTO Platone. Per ora è soltanto un bel sogno, ma si sta lavorando per renderlo una realtà.
Fedele all’insegnamento di Reale, Elisabetta Cattanei è andata a cercare qualche affermazione di Aristotele in grado di illustrare lo spirito dell’opera. L’ha trovata in un passo del “De partibus animalium” che si conclude con queste parole:
“Non si deve dunque nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali vi è qualcosa di meraviglioso”.

La meraviglia, ha osservato Cattanei, parte da una condizione di ignoranza della causa per arrivare alla sua conoscenza. Ha poi citato un altro brano, questa volta relativo a una piccola larva chiamata “brucalegno”. Bene, anche un esserino dall’aspetto così ripugnante (“Andate a cercarvi l’immagine su internet”, ha detto la professoressa. “Io non me la sono sentita di mostrarla qui…”), è degno di attenzione e di studio.
Quello compiuto da Aristotele in queste opere dedicate alla natura è un piacevole viaggio nella biologia. Tanto la ricerca biologica quanto quella filosofica nascono e si svolgono in un viaggio caratterizzato dalla meraviglia per il mondo.
Ad Aristotele dobbiamo l’invenzione del metodo, ha ricordato Bettetini. Come si indaga la biologia, come la metafisica e come l’etica l’ha insegnato lui. Non possiamo seguire lo stesso metodo per tutte le discipline: questa è una delle sue lezioni più importanti.
“Ma che cosa è ancora vivo e cosa invece è morto del pensiero di Aristotele?” ha domandato Torno. “È una domanda cattivissima”, ha risposto Bettetini. Il discorso metodologico è fondamentale. Sui contenuti, invece, va fatto un discorso diverso. L’inizio della scienza è in Aristotele. Prima di lui c’erano Omero e Parmenide. Le pagine di Aristotele insegnano a guardare in faccia la realtà.
Ad Aristotele dobbiamo anche la prima storia della filosofia. Tendenziosa, forse, ma come sono tendenziose anche le nostre. Per la prima volta lui si è impegnato in uno studio razionale dei filosofi precedenti.
Da parte sua Cattanei ha sottolineato l’importanza del fine in ogni pagina di Aristotele. In un passo probabilmente polemico con il Simposio di Platone, lo Stagirita scrive
“non infatti il caso, ma la finalità è presente nelle opere della natura, e massimamente; e il fine, in vista del quale esse sono state costituite o si sono formate, occupa la regione del bello”
(Le parti degli animali, libro I, cap. 5, 645a).
L’incontro si è chiuso con il ricordo del memorabile risotto “alle sette carni” ideato da Giovanni Reale e con l’invito a partecipare al prossimo appuntamento della Scuola della Cattedrale. Si terrà il 18 febbraio e avrà per tema l’Ottimo commento della Divina Commedia.
Saul Stucchi
Informazioni:
Scuola della Cattedrale
Tel. 02.361.69.314