All’uscita dal cinema viene da domandarsi cos’altro potrà combinare la protagonista nel sequel, ampiamente annunciato nel finale aperto di Salt. In meno di due ore questa eroina dei giorni nostri ne dà (e per la verità ne prende) in quantità industriale, a cominciare dal flashback su cui si apre il film. Nelle buie prigioni nordcoreane la bella Angelina non riesce a convincere i suoi aguzzini di essere una ricercatrice e non una spia.
La CIA le ha insegnato molto, ma evidentemente non a mentire in modo convincente a quei cattivoni di comunisti del “paese risaia”. All’indomita spia ne capitano di tutti i colori e per salvare la pace nel mondo, o per lo meno lo status quo che conosciamo (peraltro con un presidente USA ancora “vistosamente” bianco, anglosassone e protestante), ribatte colpo su colpo, con una inverosimiglianza che nemmeno nei film d’animazione.
L’atletica e fin troppo magra (tanto da suscitare i dubbi dei giornali di gossip e insieme l’invidia di numerose donne) agente della CIA salta su almeno tre camion, naturalmente in corsa, prima di bloccare un motociclista afferrandolo per il polso, senza peraltro slogarsi nemmeno un osso.

Ma il mistero che più mi ha intrigato – da giornalista culturale e blogger spesso in viaggio – è come abbia fatto a nascondere tutta una santabarbara di armi e munizioni in uno zainetto a misura di cappelliera di Ryanair. Dovrebbero pubblicare su Youtube un tutorial ad uso dei viaggiatori che non riescono a comprimere biancheria e camicie dentro gli angusti limiti di un trolley! Di sicuro nel sequel Angelina dovrà almeno ricordarsi di recuperare il suo cagnetto. Può sconfiggere spie nemiche, traditori e terroristi, ma gli animalisti non le perdonerebbero l’abbandono della povera bestiola…
Saul Stucchi
Salt
Regia: Phillip Noyce
Sceneggiatura: Kurt Wimmer
Con: Angelina Jolie, Liev Schreiber, Chiwetel Ejiofor, Daniel Olbrychski, August Diehl