
Mi è tornata in mente una pagina del libro Sulla bilancia di Giobbe del filosofo russo Lev Šestov, ieri sera al Teatro Sala Fontana di Milano mentre assistevo allo spettacolo Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, per la regia di Letizia Quintavalla e Bruno Stori. Ne cito alcune righe dalla traduzione italiana edita da Adelphi: “Nessuno può sapere se la vita non sia la morte e se la morte non sia la vita. Dai tempi più remoti gli uomini più saggi vivono in questa enigmatica e sconvolgente ignoranza. Solo gli uomini ordinari sanno bene che cosa sia la vita e che cosa sia la morte…”.
Il saggio Amleto si strugge nei suoi dubbi fino alla depressione, mentre i baldanzosi Rosencrantz e Guildenstern paiono non aver grilli per la testa: sono stati chiamati e subito sono partiti per compiere la missione che è stata loro affidata. L’incontro con un attore, però, sconvolgerà tutti i piani, anche se la fine appare già annunciata dall’incombente presenza di due cappi che pendono dal soffitto…

Com’è noto, Stoppard ha intessuto su questi due personaggi minori del dramma scespiriano una tragicommedia che è approdata anche sul grande schermo, con un film che ottenne nel 1990 il riconoscimento del Leone d’oro al Festival di Venezia. L’opera è un omaggio al teatro, ai mestieri dell’attore e del regista (ma anche dell’autore), così come lo è l’Amleto. Dunque un omaggio al quadrato e la versione allestita da Quintavalla e Stori, di conseguenza, diventa un omaggio al cubo. Battute a parte, è l’amore per la vita sul palcoscenico il cuore dello spettacolo. Certo: amore, sangue e retorica sono gli ingredienti indispensabili di ogni storia che viene recitata di fronte a un pubblico, ma il collante è la magia del rito che va in scena. “Ros” e “Guil” si sfidano in illusionistica partita a tennis fatta di domande, nel tentativo di scoprire la causa del male che affligge il figlio del re appena morto. E grazie a quella che è a tutti gli effetti una seduta psicanalitica particolarmente serrata, giungono all’evidente conclusione che il principe è in ambasce per l’assassinio del genitore! “Essere o non essere?” si domandano a un certo punto, citando l’apologo del filosofo cinese che sognò di essere una farfalla e al risveglio si domandò se in realtà non fosse una farfalla che aveva sognato di essere un filosofo cinese… Solo gli uomini ordinari, verrebbe da dire con Šestov, non si pongono mai quesiti di tale sorta, apparentemente privi di senso. Ma gli uomini ordinari, spesso, non amano neppure il teatro. Peccato per loro: non sanno cosa si perdono!
Saul Stucchi
ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI
di Tom Stoppard
Regia di Letizia Quintavalla e Bruno Stori
con Stefano Braschi, Carlo Ottolini, Franco Palmieri
musiche Alessandro Nidi
scene e costumi Emanuela Pischedda
luci Chicco Bagnoli
elaborazione dei filmati Joannis Vlatakis
Dal 22 novembre al 2 dicembre 2011
Teatro Sala Fontana
via Boltraffio 21
Milano
Orari degli spettacoli: ore 20.30; domenica ore 16.00; lunedì riposo
Biglietti: intero 16 €; ridotti: 8/9/12 €
Informazioni:
Tel. 02.69015733
www.teatrosalafontana.it