“@salone libro, ultimo giorno. A Torino, questi giorni, è successo qualcosa di incredibile. Avevamo sognato a lungo, non eravamo arrivati a sognare questo. Un’esplosione di gente felice di ritrovarsi dopo tanto tempo, di abbracciarsi, di stare insieme. È un segno fortissimo per il ritorno alla normalità”.
Queste sono le prime battute del post pubblicato da Nicola Lagioia nella mattinata di lunedì 18 ottobre, ultimo giorno della XXXIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino (di cui è direttore dal 2017, ndr).

Le parole di Nicola Lagioia arrivano qualche ora prima della chiusura delle porte dei padiglioni di Lingotto Fiere, quando i numeri ufficiali dovevano ancora arrivare, a conferma dell’incredibilità di questa edizione, che ha contato 150 mila visitatori, superando così quella del 2019. Oltrepassando ogni aspettativa, realizzando tanti sogni, premiando un intenso e immenso lavoro.
Il 19 ottobre La Stampa ha scritto: “Il Salone del Libro 2021 ha fatto il botto: 150 mila visitatori in cinque giorni. La soglia per non fallire l’obiettivo era fissata a 70 mila. Ne sono arrivati più del doppio”.
In effetti, dopo oltre due anni di attesa, questo Salone del Libro è stata una vera esplosione: entusiasmo, emozione, curiosità. In perfetta linea con il suo tema – Vita Supernova – ha illuminato una comunità di lettori. E io, alla mia prima presenza, ne sono stata testimone domenica 17 ottobre, una delle giornate più ricche del Salone del Libro, sia per il numero di eventi che per il numero dei partecipanti.
Penso che chiunque abbia partecipato a questo Salone non possa che condividere le parole di Nicola Lagioia, sia per la percezione di diffusa felicità, sia per il senso di un lento ritorno alla normalità. Queste sensazioni ed emozioni si leggevano negli occhi di ogni singolo visitatore in coda in quel lunghissimo zig-zag fra le transenne blu che conducevano all’ingresso. Occhi sorridenti a compenso dei sorrisi nascosti dalle mascherine. Sensazioni ed emozioni esplose dopo aver varcato le porte dei padiglioni.

Il Salone del Libro è il paese dei balocchi libresco, in cui vorresti possedere il dono dell’ubiquità per poter sfogliare libri in dieci stand diversi e partecipare ad almeno tre eventi in contemporanea. È il luogo in cui puoi scoprire nuove case editrici e autori, perderti senza timore (se non quello di ritrovarsi con il portafoglio vuoto per i troppi acquisti!).
È il luogo in cui, mentre sei in coda, ti ritrovi a parlare con le persone che ti stanno accanto, a ridere e scherzare, come se le conoscessi da tempo. È il luogo in cui, se sei fortunato, puoi incontrare autori e autrici, parlarci e, perché no, confidargli che il libro era davvero meraviglioso, anche se non sarà la tua opinione quella che conta.
Il Salone del Libro è un’isola felice e, sebbene io non possa fare paragoni con le precedenti edizioni, mi sento di dire che quest’anno lo è stata come in altre poche occasioni. Era ciò di cui si aveva bisogno: ritrovarsi insieme, a condividere una passione comune, propagando entusiasmo e assaporando un piccolo ritorno alla normalità.
I miei eventi al Salone
Complici la grande attesa e la voglia di tornare a vedersi dal vivo, la XXXIII edizione del Salone del Libro ha regalato ai suoi visitatori un programma davvero ricco. Scegliere a quale presentazione prendere parte si è rivelato molto difficile. Ho deciso di partecipare solo a pochi eventi per dedicare il giusto tempo agli stand editoriali, grandi protagonisti ed essenza del Salone.

Di seguito un breve riassunto delle due presentazioni – e mezza – a cui ho partecipato:
- Teresa Ciabatti, autrice di “Sembrava bellezza” (Mondadori), con Marta Barone. Ultima presentazione del libro candidato al Premio Strega 2021. Incontro forse sottovalutato, considerato che l’evento non prevedeva prenotazione e si è svolto nella sala “Caffè Letterario”, in cui sono riuscite a prendere posto solo la metà delle persone presenti in coda (la capienza della sala era di 150 posti circa).
Negli scorsi mesi, ho sentito e letto qualche intervista della scrittrice, ma in nessuna occasione mi aveva mai convinta appieno. Ci è riuscita proprio domenica, tanto che ho immediatamente acquistato il suo libro. Teresa Ciabatti, sorpresa di fronte alla calorosa accoglienza e numerosa partecipazione, si è confessata di fronte al suo pubblico, ha raccontato aneddoti del libro e di vita privata, chiudendo con un intervento che mi ha profondamente commossa. Non mi resta che buttarmi nella lettura di “Sembrava bellezza”. - Alessandro Piperno, autore di “Di chi è la colpa” (Mondadori) con Giorgio Ficara. Alessandro Piperno è uno scrittore, critico letterario e accademico molto noto e pluripremiato, eppure io non ho letto nessuna sua opera, ad eccezione di qualche articolo di giornale. Ecco, forse è arrivato il momento di conoscere meglio questo autore.
Nonostante la presentazione non mi abbia entusiasmata quanto la prima, la trama del libro mi ha molto incuriosita. Senso di colpa, infelicità, rancori, narrazione in prima persona, romanzo di formazione. Questi alcuni degli ingredienti del suo ultimo lavoro, “Di chi è la colpa”, che sembra avere tutte le carte in regola per essere un grande romanzo, coinvolgente e commovente. - Diego De Silva, “Le minime di Maliconico” (Einaudi) e Vera Gheno, “Potere alle parole” (Einaudi), ospiti di Fahrenheit. Il programma di Rai Radio 3 è andato in onda con delle puntate speciali dal Salone del Libro di Torino. Tra i numerosi e illustri ospiti della puntata Incipit di una vita supernova #4, alle ore 17:10 è stata la volta di Vera Gheno, che con Diego De Silva ha parlato di linguaggio inclusivo e del suo impiego in ambito letterario. Quale miglior chiusura di giornata al Salone!
Appena mi sarà possibile, ascolterò il podcast della puntata, per poter recuperare la prima parte della discussione, che non sono riuscita a seguire in diretta.
Ciao Salone, ci vediamo a maggio 2022.
Ilaria Cattaneo
Illustrazione di Elisa Seitzinger