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Voi siete qui: Europa » Ritorno al castello Petit Sonnailler e dintorni – 1

10 Novembre 2015

Ritorno al castello Petit Sonnailler e dintorni – 1

Domenica 5 luglio 2015. Poco oltre la frontiera di Ventimiglia si vedono sulla destra alcuni magnifici borghi arroccati (villages perchés). Ho la sensazione (forse illusoria) che la qualità della luce sia superiore. Sicuramente sono migliori l’autostrada, le gallerie, le aree di sosta e di servizio, anche se l’ombra cui parcheggiare è sempre assai scarsa.

Per tutto il viaggio combatto come posso contro il gran caldo, socchiudendo leggermente i finestrini e orientando verso di me tutte le bocchette della ventola. Bevo spesso lunghi sorsi dalla riserva di acqua che mi sono portato. Facendo ogni tanto una sosta, mangio frutta. Il traffico è dapprima abbastanza intenso ma scorrevolissimo, poi si dirada man mano che il giorno si avvicina al culmine.

Esco al casello di Salon de Provence e, alla rotondona, mi dirigo ad est, verso Pelissanne. Per un lungo tratto la statale è fiancheggiata da capannoni artigianali e commerciali. Si valica un naviglio, ci si addentra in una zona meno intensamente urbanizzata, con alberi e campi. Un grande distributore di benzina, che potrà essermi utile.

Le indicazioni per Aurons, ad inizio paese, mi fanno deviare a sinistra. Ci troviamo nell’entroterra, eppure alcuni bassi condomini chiari, in fila distanziata, sono esposti alla stessa cruda luminosità marina che investe le case lungo l’Aurelia. Nella parte vecchia del paese, viuzze con semafori. Svolto e attraverso un quartiere residenziale.

 Castello Le Petit SonnaillerAvanzo lungo viali, ulivetti argentati (a destra) filigranati di nero, pini. La strada sale a curve in una breve gola di roccia grigia e di cespugli verdi. Oltre, ancora alberi in fila. All’inizio di Aurons, una tonda fontanella asciutta con fiori che pendono dal piatto superiore. Aggiro, da destra, il grosso dello zoccolo di case. Un paesaggio semiarido di pietre e aghifoglie. L’incrocio con la provinciale “alta” che arriva da Salon. A sinistra compaiono vigneti.

Il bivio tra Vernègues (3 km) a destra e Alleins (5 km) dritto. Proseguo fra querce e conifere fino al capannotto in muratura della fermata delle corriere. L’indicazione, a sinistra, della Hostellerie domaine de la Reynaude e del Chateau Petit Sonnailler. La chiesetta seminascosta fra gli alberi. Poche centinaia di metri ed eccomi arrivato.

Lascio la macchina trainando la mia piccola valigia a rotelle. L’esterno del Castello è ancora come lo ricordavo, con la grande vasca di fianco all’ingresso del cortile; ma dietro, verso le vigne, stanno costruendo una piscina. Riconosco subito la proprietaria, Madame Dominique, malgrado il tempo trascorso. Mi spiega come azionare il dispositivo di apertura automatica del portoncino di accesso alla torre, nella quale si avvita la scala interna in pietra, e mi fornisce il codice necessario.

Poi mi accompagna nella mia stanza: magnifica, spaziosa come un appartamento, solenne di mobili antichi, con specchi e quadri appesi alle pareti. Ricordo che, nella Pasqua del 1998, vi avevo assistito al vernissage per un pittore tedesco. Disfo il bagaglio, mi faccio una doccia, mi cambio e sono pronto per ritrovare Salon.

Una camera del Castello Petit SonnaillerLascio da parte la strada che scende a Pelissanne e proseguo dritto. Massi squadrati disposti in fila regolare assecondano, a sinistra, il ciglio, discostandosi a tratti per aprire alla sosta spazi sterrati. Curve. La strada da Salon l’avevo percorsa tutta a piedi, nel luglio 1998. Ne ritrovo in mente quasi ogni metro.

Proseguo a ridosso di un’altura boscata e rocciosa, che mi copre il sole. L’indicazione dell’Abbazia di Santa Croce, la cui stradina di accesso sale ripida a manca. Dallo stesso lato, la lapide in ricordo dei Martiri della Resistenza. A destra, spruzzi di piccoli ulivi. Passo sotto l’autostrada e sopra un ampio canale.

Da qui comincia una periferia di capannoni e sparse villette piastrellate nello stile degli anni Settanta. All’incrocio finale a T una freccia indica il centro città. Brutti palazzi squadrati, dai balconi in graniglia marrone. Appena dopo, un semaforo precede il viale da cui arrivo di fronte al Municipio.

Qui svolto a sinistra in Cours Gimon, spalto alberato in cui si concentrano negozi e bar. I posti macchina ai fianchi sono tutti contrassegnati dalla scritta payant e accompagnati da un parchimetro; in ogni caso, sono pieni. Vedo il parcheggio a più piani dell’Empéri, prendo il biglietto al distributore e ci entro.
(Prima parte – continua)
Marco Grassano

Didascalia:

– Il Castello Le Petit Sonnailler
– La mia stanza

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