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Voi siete qui: Europa » Ritorno ad Arles: tra Dante, Van Gogh e i fenicotteri rosa – 2

19 Settembre 2015

Ritorno ad Arles: tra Dante, Van Gogh e i fenicotteri rosa – 2

Seconda e ultima parte del reportage di Marco Grassano su Arles e la Camargue.

Arrivo al paese e lascio la macchina (naturalmente, al sole) nel grande parcheggio sulla sinistra all’inizio dell’abitato, appena prima della rotonda con la grande Croce camarghese. Vado a rivedere, dall’esterno, il Mas des Salicornes, dove eravamo alloggiati tre anni fa. Il bizzarro Hotel Cavalli, che sorgeva lì di fianco, è diventato l’anonima, insignificante pertinenza di un residence. Compro acqua e ciliegie del Mont Ventoux al piccolo supermercato Spar dove eravamo soliti fornirci. Arrivo nella via centrale fittissima di negozi e locali, e la percorro fino in fondo, per fotografare, come avevo promesso a mia figlia, la statua del toro Vovo, poi torno indietro a mangiare qualcosa.

La statua del toro VovoOsservo attentamente i vari ristorantini e finisco per sceglierne uno ad inizio via, Au gré du vent (“in balìa del vento”), dove mi attira l’assiette gourmande, “piatto goloso” di verdure crude e grigliate, formaggi freddi e caldi, fettine croccanti di pancetta fritta, il tutto insaporito da pesto e altri condimenti.

Ordino alla gentile cameriera bionda, che mi parla in italiano per chiedermi qualche informazione sulle mie vacanze in zona. Mentre attendo la portata, sorseggio una birra alla spina e apro il volume di Dante. La traduzione è notevole, perché viene utilizzato l’endecasillabo francese messo a punto da Paul Valéry e si cerca, ovunque possibile, la parola precisa invece di accontentarsi della parafrasi. Scorro, come omaggio al luogo, i versi sugli avelli infuocati del Canto IX:

“Tout comme où, en Arles, le Rhône stagne,
comme à Pola, du côté du Quarnaro,
qui borne l’Ytaille et bagne ses confins,
les tombeaux font le sol entier inégal,
de même faisaient-ils là de toutes parts,
sinon que la guise était plus amère;
car entre les tombes brûlaient des flammes
par quoi elles étaient si fort embrasées
qu’aucun métier ne requiert un fer plus rouge”.

Esco e cammino nei vicoli, passando dal giardino realizzato per ospitare l’antica campana. Inizio a cercare, nei negozietti turistici attorno alla chiesa, qualche ricordino. Prendo alla fine un ciondolo per mia figlia e degli asciugamani tondi per la casa, tutti con la Croix de Camargue. Me ne illustrano il significato: la croce rappresenta la Fede, l’àncora la Speranza e il cuore la Carità.

Entro nel tempio-fortezza fino alla cripta dall’aria soffocante per tutte le candele che vi ardono. A sinistra della navata, la Bible de Jérusalem aperta, come lettura suggerita ai fedeli, sull’inizio del capitolo 5 dei Proverbi:

“Figlio mio, fa’ attenzione alla mia sapienza e porgi l’orecchio alla mia intelligenza. Veramente le labbra di una straniera stillano miele, e più viscida dell’olio è la sua bocca; ma alla fine ella è amara come assenzio, pungente come lama a doppio taglio. I suoi piedi scendono verso la morte, i suoi passi conducono al regno dei morti, perché ella non bada alla via della vita, i suoi sentieri si smarriscono e non se ne rende conto”.

Penso che di fronte alle parole profetiche, necessariamente ambigue, ognuno avverta la forte tentazione di applicarle a se stesso e alle proprie vicissitudini.

Trovo, per una eventuale futura necessità, un negozio nel quale si possono noleggiare le bici (Le Vélociste) e fotografo la statua di Mirella disperata, ricordando simpaticamente una collega con quel nome. Poi torno a vedere la spiaggia dove andavamo a stenderci e il porticciolo dal quale eravamo partiti per la gita sul Rodano. Osservando il mare sfumare verso il largo, trovo per l’ennesima volta eccezionale la capacità di Van Gogh di scegliere le tonalità cromatiche più efficaci, con le parole ancor prima che coi pennelli:

“Ti scrivo finalmente da Saintes Maries, sul Mediterraneo. Il Mediterraneo ha un colore come quello degli sgombri, vale a dire è cangiante, non si sa bene se è verde o viola, non si sa sempre se c’è del blu, perché, a seconda del riflesso cangiante, prende una tinta rosa o grigia”

(lettera al fratello del 22 giugno 1888). Mi siedo un po’ nel giardinetto accanto alla Plaza de Toros, a studiare un itinerario con l’aiuto della mia puntualissima guida Lonely Planet e della cartina. Parto quindi per il sito di osservazione della Capelière, la parte di Riserva Naturale della Camargue sul lato est dello Stagno di Vaccarès, che non ho ancora visitato.

Costeggio lentamente, in macchina, l’intero specchio d’acqua, vasto ma poco profondo, che il riflesso del sole rende abbacinante e che emana un intenso odore di palude salmastra. Prendo il biglietto alla reception e imbocco il sentiero.

sentieri nel parco di ArlesL’area di 30 ettari attraverso la quale il percorso si snoda sorge sull’alveo fluviale abbandonato dal Rodano. La sua superficie ha quote che vanno da 0 a 2 m sul livello del mare, con habitat variabilissimi a seconda dell’altimetria e quindi del grado di salinità: che è condizionato anche dalla stagione, perché le piogge invernali lavano via il sale mentre in estate la risalita delle falde idriche lo riporta.

Non si vedono molti uccelli. Qualche anatra dal collo verde e gallinella d’acqua galleggiano pigre. Un’albanella dei canneti vira ripetutamente, mostrandomi il ventre, proprio di fronte ad uno dei punti di osservazione nel quale sono entrato e mi sono seduto a gustare le succosissime ciliegie, ma è troppo rapida perché possa fotografarla. Svolacchiano anche rare taccole e gruccioni.

nutriaSul sentiero, una nutria, praticamente domestica, si lascia quasi toccare. La vegetazione presenta bordure di salici bianchi e di pioppi bianchi, tamerici, anche grandi, in gruppo o sparse, rovi, attorno a spazi occupati dalla canne, dalle salicornie e soprattutto da quella combinazione particolare di specie erbacee alofile che qui chiamano sansouire.

Proseguo ancora verso sud e lascio la macchina alla fine della strada asfaltata, continuando a piedi, sulla sterrata che asseconda lo stagno di Fangassier, fin quasi alla stazione di pompaggio di Beauduc. Qui si possono osservare un gran numero di garzette mentre camminano, lente e impettite, nell’acqua bassa, dalla quale ogni tanto beccano qualcosa.

fenicotteri in CamargueMa lo spettacolo più emozionante lo offrono gli stormi di fenicotteri rosa che, quando mi avvicino, prendono il volo, volteggiano e planano in formazione, coi movimenti aggraziati e sincronizzati di una pattuglia acrobatica, per poi allontanarsi verso il mare aperto…

Ritorno verso Arles passando da Villeneuve, Gageron, Tour de Mondony, e prendo l’autostrada fino all’uscita di Salon, da dove rientro al Castello – quando il sole sta quasi tramontando – attraverso la Provinciale per Alleins.
Marco Grassano

– Ritorno ad Arles: tra Dante, Van Gogh e i fenicotteri rosa

Didascalie:
– Il toro Vovo e i giardinetti accanto alla Plaza de Toros
– Sentieri nel parco
– La nutria addomesticata
– Il decollo dei fenicotteri

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