Niente paura. Non sto parlando di politica, di economia o di simili quisquilie. Voglio solo fare partecipi i miei venti lettori di quel che ho imparato in un anno circa da “giornalista apprendista”. Un anno di tagli significa – in primo luogo – che ho capito quanto sia importante, quando si scrive qualcosa (qualunque cosa) il togliere: rileggere, correggere, ma – anche e soprattutto – eliminare.
Piange il cuore a eliminare. Sembra quasi di uccidere dei figli. Tuttavia, da questo lavoro si può capire quanta fuffa abbiamo messo nel nostro lavoro e quanto più scorra il testo, senza. Allarghiamo il discorso.
Uno dei metodi che ho sempre usato per giudicare un film, è: “se eliminassimo un po’ di scene, sarebbe meglio o peggio?”. Sarà pure un criterio particolare. Però è già un criterio.
Sinceramente, sono convinto che tantissime delle pellicole che ho visto negli ultimi anni, peccassero di ridondanza. Troppo spesso venivano ripetuti concetti già espressi in precedenza; troppe volte si tornava indietro e si riprendeva con il già visto. Come se lo spettatore non dovesse fare nessuno sforzo nella sua comprensione o analisi.
Sarà così anche fuori dal cinema? Anche nel mondo in cui viviamo? È eccessivo, partendo da una piccola riflessione personale, arrivare a una metafora sull’esistenza, ma ci sono diversi aspetti che mi ci fanno pensare. Non voglio in nessun modo atteggiarmi a filosofo dell’ovvio, ma sono convinto che questo periodo non conosca – o finga di non conoscere – il senso del limite.
Credo che troppe volte le parole (e non mi riferisco solo a quelle dei politici) servano soltanto per mascherare vuoti. E, ancor peggio delle parole, le tante, tantissime cose che riempiono la nostra vita, siano – in definitiva – di nuovo fuffa.
Devo terminare qui, perché sarebbe paradossale, se, dopo quello che ho detto, non procedessi a un severo controllo (con relativi tagli), anche del mio scritto.
P. S.: D’altronde è già un piccolo paradosso – per chi mi conosce – che io, (abituato anche dal lavoro che ho svolto sino a poco tempo fa, a parlare, e tanto) adesso difenda con tenacia la “moderazione”.
Per quei pochi miei lettori che non conoscessero il latino, la traduzione in italiano di est modus in rebus è: “c’è una misura in (tutte) le cose”, vale a dire che bisogna restare entro determinati limiti.
L S D
L’immagine è presa da Wikipedia