1. L’elezione del comandante in capo
Il libro si apre sull’ostilità tra Paflagoni e Greci, dovuta alle reciproche scorrerie. Il governatore della Paflagonia Corila manda dei messi per far sapere che è pronto a sospendere gli atti ostili se i Greci faranno altrettanto. I Greci organizzano una festa di ospitalità in onore dei messi, durante la quale ci sono molte esibizioni di danze guerresche.
I Greci si imbarcano e arrivano a Sinope, colonia di Mileto, dopo un giorno di navigazione. Qui li raggiunge Chirisofo che però arriva a mani vuote. Avvicinandosi la patria, i soldati sentono sempre di più il desiderio di ottenere qualcosa da riportare a casa.

Decidono di affidarsi a un solo comandante in capo e propongono il comando a Senofonte. Questi sarebbe tentato dall’accettare, ma considera anche i rischi della posizione. Compie un sacrificio per consultare gli dei. Zeus gli fa capire che non deve aspirare al comando né accettarlo se glielo offrono.
In assemblea Senofonte ringrazia per l’onore, ma declina l’offerta, proponendo di scegliere un lacedemone. Agasia di Stinfalo si fa però portavoce della contrarietà dell’esercito a questa proposta. Senofonte ribadisce il suo rifiuto, rivelando l’esito del sacrificio che ha compiuto. Allora viene eletto Chirisofo che dispone per il giorno successivo la partenza per Eraclea.
2. L’esercito si divide in tre
Arrivo a Eraclea, colonia di Megara. I soldati si radunano per decidere se uscire dal Ponto (Mare Nero) via mare o via terra. Viene proposto di inviare messi agli Eracleoti per chiedere aiuti in denaro e si fanno i nomi di Chirisofo e Senofonte che però rifiutano. Vengono scelti allora Licone l’Acheo, Callimaco di Parrasia e Agasia di Stinfalo. L’ambasciata ottiene come risultato che gli Eracleoti si rinchiudano in città con le loro provviste.
Achei e Lacedemoni riversano su Senofonte la colpa dello smacco. Vogliono creare un esercito per conto loro, con capi delle loro etnie e non dipendere da un Ateniese che partecipa alla spedizione senza un proprio contingente. Scelgono dieci generali. Dopo appena una settimana si dissolve il comando di Chirisofo su tutto l’esercito (ci pare di cogliere una punta di maligna soddisfazione nella nota di Senofonte).
Senofonte compie un sacrificio ad Eracle per sapere se sia meglio per lui proseguire da solo o continuare con i soldati rimasti al suo fianco. Meglio con i soldati, risponde il dio.
L’esercito si divide in tre tronconi: 4500 opliti Arcadi e Achei; 1400 opliti e 700 peltasti guidati da Chirisofo; 1700 opliti, 300 peltasti e 40 cavalieri al seguito di Senofonte. Ciascuno prende una via diversa. Senofonte segnala che già allora Chirisofo era malato (preannuncia che finirà male).
3. Batosta per gli Arcadi
Senofonte racconta le vicende dei tre tronconi in cui si è diviso l’esercito. Gli Arcadi hanno la peggio contro i Traci e vengono circondati, con pesanti perdite. Chirisofo arriva sano e salvo a Calpe con le sue truppe.
Saputa della situazione degli Arcadi, Senofonte decide di andare a soccorrerli, ma quando il suo contingente arriva sul colle dove erano stati accerchiati gli Arcadi non trova nessuno: né Greci, né Traci. Allora si decide di raggiungere Calpe dove dovrebbe trovarsi Chirisofo. Lungo la strada vengono ritrovati i superstiti del contingente arcade – acheo, anch’essi in marcia verso Calpe.
4. Sacrifici infausti
Il capitolo si apre con la descrizione di Calpe e del suo territorio. Senofonte compie un sacrificio per sondare la possibilità di una sortita. Avendo ottenuto un esito positivo, viene effettuata la sortita per seppellire i cadaveri ed erigere un cenotafio per i dispersi.
Il giorno successivo si tiene un’assemblea in cui si stabilisce la pena di morte per chi in futuro proponesse la divisione dell’esercito. Il ritorno si compirà via terra, con i generali di un tempo. A questo punto Senofonte dà la notizia della morte di Chirisofo, causata da una medicina presa durante una febbre. Al suo posto subentra Neone di Asine.
Il sacrificio per la partenza dà esito negativo e nell’esercito qualcuno pensa che Senofonte abbia convinto l’indovino a dare questo responso per il desiderio di fondare una città in quel luogo. Allora Senofonte fa annunciare all’araldo che al prossimo sacrificio potrà assistere chiunque lo voglia e si faccia pure avanti altri indovini che volessero ispezionare le viscere delle vittime. Per tre volte le vittime danno responso sfavorevole alla partenza. La scena si fa surreale: la situazione richiede nuovi sacrifici ma non ci sono più animali.
Neone fa una sortita alla ricerca di viveri ma l’accozzaglia di circa duemila uomini che si è portato dietro viene attaccata e subisce pesanti perdite: 500 uomini perdono la vita. I Bitini assaltano addirittura i bivacchi degli avamposti greci.
5. La prova del vallone
Il giorno seguente il sacrificio dà finalmente esito favorevole. Senofonte ordina la partenza, ma lascia al campo gli uomini sopra i 45 anni e gli schiavi, al comando di Neone. Mentre sono in marcia i soldati danno sepoltura ai cadaveri incontrati per strada. Poi si imbattono nelle truppe di Spitridate e Ratine, inviati da Farnabazo.
Un vallone arduo da superare mette in difficoltà l’esercito. Senofonte lo sprona all’impresa coraggiosa: meglio combattere ora che hanno appena pranzato piuttosto che l’indomani, quando la penuria di viveri li costringerà alla fame. Senofonte guida l’esercito che, compatto, cozza contro lo schieramento nemico, sbaragliandolo. Sul luogo della vittoria elevano un trofeo.
6. La razzia delle pecore
In attesa di Cleandro e delle imbarcazioni, gli Elleni escono ormai senza pericoli dal campo per procacciarsi viveri. Si sparge la voce che vogliono fondare una città e già i nemici delle zone circostanti mandano messi a Senofonte per sapere come possono stringere amicizia. Arriva Cleandro con due sole triremi.
A questo punto Senofonte racconta un po’ confusamente una vicenda di pecore razziate e della lite che ne segue che coinvolge anche Agasia. Cleandro si mette paura e minaccia di mettere al bando i mercenari. Senofonte fa presente ai soldati radunati che al momento gli Spartani sono i padroni della Grecia e bisogna sottostare al loro volere, che piaccia o meno.
Agasia insieme a tutti i generali si reca da Cleandro per difendersi. Dopo una lunga tiritera, Cleandro riconosce il valore di Agasia e ne ordina la liberazione. In cambio gli viene offerta la guida dell’esercito, ma i sacrifici danno segni sfavorevoli e quindi Clearco rinuncia. L’esercito riprende la marcia attraverso la Bitinia e giunge a Crisopoli di Calcedonia, nella Propontide.
Saul Stucchi
Nell’immagine (presa da Wikipedia) un busto di Senofonte.