Il periodo pasquale mi è sembrato il momento migliore per intraprendere la lettura di un breve saggio che ho acquistato nella libreria del museo Jacquemart-André di Parigi. S’intitola Rembrandt à Emmaüs e porta la firma di Max Milner, mentre l’editore è José Corti. Le prime due pagine riportano il celebre episodio dei pellegrini di Emmaus come lo racconta l’evangelista Luca.
Io ne cito solo i primi versetti, nella traduzione italiana: “Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.”
L’evangelista annota che il riconoscimento avvenne soltanto al momento dello spezzare del pane, mentre Gesù cenava con i due pellegrini che l’avevano invitato a fermarsi con loro perché la sera era ormai prossima.
Milner esordisce “chiedendo scusa” (soprattutto a se stesso) per aver prestato scarsa attenzione al quadro I pellegrini d’Emmaus, conservato al primo piano del Museo Jacquemart-André, quando lo vide per la prima volta. Il professore della Sorbona può consolarsi con la consapevolezza che ci sono visitatori ben più distratti di lui.
Io, per esempio, non ho proprio visto l’opera, concentrato com’ero a scoprire lo stupendo museo parigino e desideroso di visitare la bella mostra sui Primitivi italiani.
Ricorda che la tela fu dipinta da un Rembrandt giovanissimo, appena ventiduenne. Anzi, I pellegrini d’Emmaus sono tra le sue dieci opere più antiche che si sono conservate fino a noi.
Confessa poi il proprio stupore di fronte al confronto tra questa versione e quella conservata al Louvre (di cui peraltro la paternità è messa in dubbio da diversi storici dell’arte).
Saul Stucchi
Max Milner
Rembrandt à Emmaüs
José Corti
128 pagine, 15.00 €
In francese
www.jose-corti.fr