Da quando, verso la fine dell’anno scorso, è uscito in libreria Un viaggiatore sovrappeso in Iran. Diario persiano di Bernardo Notarangelo, pubblicato da Zolfo Editore nella collana Le storie (primo segnale della natura erodotea del volume), è successo di tutto dentro e fuori il grande Paese dell’Asia occidentale.
Forse ricorderete la detenzione di quasi tre settimane della giornalista Cecilia Sala, rilasciata dalle autorità iraniane l’8 gennaio. Recentissima è invece la “guerra dei 12 giorni”, con lo scambio di bombardamenti tra lo Stato ebraico d’Israele e la Repubblica Islamica d’Iran, a cui ha messo fine (?) l’operazione statunitense Martello di mezzanotte che ha colpito i siti nucleari iraniani.

Se avete seguito gli avvenimenti sui mezzi di comunicazione mainstream – stampa e TV in primis – probabilmente avrete una visione distorta della realtà che, per sua natura, è decisamente più complessa di quanto ce la raccontino. La complessità del reale è proprio la cifra del libro di Notarangelo (mi verrebbe da dire Bernardo, visto che le nostre strade – tanti anni fa – si sono per qualche tempo incrociate, anche se non in Persia…) e prima ancora – lo si comprende bene, pagina dopo pagina – della sua curiosità.
Già l’accostamento delle due citazioni in esergo, dalle Baccanti di Euripide e dall’esploratore Richard Burton (da non confondere con l’attore, marito di Liz Taylor), dicono dell’ampiezza degli interessi dell’autore, così come il curriculum professionale sintetizzato nel risvolto di copertina.
Ma torniamo all’Iran e nel mio caso specifico il verbo tornare va inteso in senso letterale. La lettura del Diario persiano di Notarangelo mi ha permesso infatti di ripercorrere il viaggio che feci tanti anni fa nel Paese degli Ayatollah, per usare una di quelle definizioni stereotipate che l’autore smonta nel e con il suo racconto.
L’Iran è un mosaico, composto da un incredibile numero di tessere dalle sfumature più varie. Viaggiarlo in lungo e in largo, avvicinarsi alla sua cultura (da declinare al plurale), studiarne la storia plurimillenaria sono le chiavi interpretative per tentare di comprenderne la complessità, superando la barriera dei luoghi comuni.

A un bivio della sua carriera (a pagina 21 accenna alle dimissioni che gli hanno regalato la notorietà di un giorno) Notarangelo ha rimesso lo zaino sulle spalle ed è partito, per alleggerire il corpo e riempire cuore e mente di emozioni e informazioni. Di prima mano.
Era già stato in due occasioni precedenti in Iran, a distanza di molti anni: la prima nel 1993 e la seconda nel 2012. Confrontando quello che ora vede con quei termini di paragone può verificare quanto – e come – il Paese sia cambiato. Per esempio constata che ci sono meno donne con il velo (o per meglio dire, più donne senza), ma allo stesso tempo il wifi gratuito che un tempo era diffusissimo oggi è praticamente scomparso, per ragioni di controllo, naturalmente.
È ritornato in Iran con un bagaglio culturale più pesante. Come per i Paesi che vorrebbe visitare in un futuro più o meno prossimo, negli anni ha letto e studiato:
Quando e se accadranno, quei viaggi non saranno iniziati al momento dell’effettiva partenza.
Queste preparazioni discontinue, fatte di letture prese e lasciate, documentari visti per caso, appunti stesi frettolosamente, conversazioni con le persone più diverse, queste veglie interrotte, tessere di un mosaico che non sono ancora un mosaico, fiumi carsici che scompaiono e riappaiono, sono fili magici che forse si riannoderanno in un viaggio – un viaggio che, lo capirò solo in seguito, è iniziato molto tempo prima”.
Grazie a un codice QR presente alla fine di ogni capitolo il lettore può accompagnare la lettura con un album fotografico pubblicato sul sito del Viaggiatore sovrappeso. E presto ci accorgiamo che come per il protagonista, anche per noi che lo seguiamo il tempo cambia forma abbandonando la linearità della routine.
Ma non pensiate che il viaggio di Notarangelo sia un semplice vagabondaggio. E non è tanto la meta (l’Iran) per quanto poco abituale al pubblico italiano e le tappe in cui la declina, a rendere interessante il resoconto, quanto l’approccio inusuale. Quanti di noi vanno a scuola nel Paese che stanno visitando per impararne la lingua? E sostengono un esame, superandolo brillantemente? E fanno conoscenza con personaggi che starebbero bene in un romanzo di Le Carré se già non abitassero le pagine di questo Diario persiano? Mi riferisco, per esempio, a Mattia “la spia” e all’enigmatico Moses.
Da città a città e di pagina in pagina Notarangelo perde peso, fa incontri interessanti, studia il farsi (tanto da arrivare a proporre una riforma dell’alfabeto persiano!), visita luoghi storici e ristoranti moderni o tradizionali. Il libro può essere letto anche come guida gastronomica dell’Iran, dal beryani di Isfahan al dizi azero (che purtroppo non trova), passando per il faludè di Shiraz, la zuppetta harira, ma anche i mojito analcolici e i caffè espressi iraniani (“una positiva sorpresa di questo viaggio”).
Non possono mancare i tappeti; i riferimenti alla storia recente o recentissima dell’Iran – dalla contrapposizione con gli USA e dalla diplomazia degli ostaggi alla tragica morte della studentessa curda Mahsa Amini –; i magnifici paesaggi; i rimandi ai caposaldi della cultura persiana. Mi vergogno ancora oggi della figura barbina che tanti anni fa feci con i miei compagni di viaggio quando un giovane tentò invano per diversi minuti di indicarci la tomba del poeta Hafiz in un giardino di Shiraz e noi, ignoranti come capre, non capivamo a quale “office” si riferisse…
Altra figuraccia la rimediammo una sera dopo il tramonto nella spettacolare piazza Naqs-e Jahan (“Modello del mondo”) di Isfahan, quando una squadra di ragazzi ci impartì una severa lezione di calcio su basolato: Iran – Italia 4:0, se non ricordo male. Di quel viaggio, oltre ai ricordi, conservo ancora la maglietta della nazionale iraniana che qualche anno dopo, nel 1998, avrebbe sconfitto 2-1 la selezione statunitense ai mondiali in Francia.

Il lettore troverà molto altro ancora: Tabriz, la Milano iraniana; le montagne colorate di Aladaglar; la “guerra imposta” con l’Iraq; lo Zurkhaneh, “una ascesi attraverso forme di ginnastica rituale, a suon di musica e canto”; il Golestan; la cupola del mausoleo di Oljetu; la misteriosa fine di Edoardo Agnelli; gli strani musei di Teheran…
A tutto questo Notarangelo si approccia con curiosità (e laicismo) erodotei: il “tutto il mondo è paese” di pag. 102 potrebbe essere l’estrema sintesi dei nove libri delle Storie. Tanto che “l’Iran è un Paese di paradossi” (p. 122) lo si potrebbe dire senza esitazioni anche dell’Italia e probabilmente di ogni altro angolo del mondo.
Saul Stucchi
Foto di Bernardo Notarangelo, prese dal sito de “Il viaggiatore sovrappeso”
Bernardo Notarangelo
Un viaggiatore sovrappeso in Iran
Diario persiano
Zolfo Editore
Collana Le storie
2024, 352 pagine
19 €