Dieci racconti contemporanei, accomunati da una buona dose di cattiveria, ma spesso condita con ironia e, qui e là, da qualche sprazzo di tenerezza. Storie più o meno quotidiane, ma che contengono sempre un elemento di disturbo o inquietudine, e spesso hanno un finale a sorpresa. Ecco “Vi dichiaro marito e morte” di Simone Consorti, pubblicato da Ensemble.
Di rado leggo raccolte di racconti, tranne qualcuna di grandi autori del passato, perché amo di più immergermi in storie lunghe, ma questo libro mi sta facendo ricredere: ogni racconto è un mondo a sé, e possono essere letti una alla volta, senza lasciare la lettura in sospeso. Sono storie in miniatura e complete, coinvolgenti, originali e, soprattutto, scritte molto bene.

I protagonisti sono spesso personaggi difficili: avvelenatori, padri iperprotettivi o al contrario superficiali, santoni, debitori, reduci di guerra impazziti. Rendere credibili protagonisti del genere non è facile, ma l’autore ci riesce benissimo.
A questo proposito, mi è piaciuta la citazione a inizio libro “Non m’interessa chiedervi se siete o non siete credenti, vi chiedo però se siete credibili” [Don Gallo].
I dieci racconti
Il racconto che apre la raccolta, “Portare il cuore di un santo”, è uno dei miei preferiti, perché affronta la questione trapianti in modo davvero insolito. Farsi trapiantare il cuore di un santo rende santo anche chi lo riceve? A giudicare dalle disavventure del protagonista, sembrerebbe proprio di no, ma non dico altro per non rovinare il piacere della lettura, piena di sorprese, tra cui si infileranno anche l’attenzione mediatica e la propaganda politica.
“Lei è il papà di Federica?” è un racconto complesso. Affronta fin da subito un argomento drammatico: la morte improvvisa, a scuola, di una ragazzina. Il fatto causerà al suo migliore amico un’angoscia costante, una paura irrazionale di morire per la stessa malattia, derivata non solo dal dolore della perdita ma anche dall’incapacità di capire perché sia successo a lei e non a lui.
Ho trovato molto realistica questa reazione, perché spesso è così, la morte delle persone più vicine ci fa riflettere sulla nostra, come se fino a quel momento avessimo evitato di pensarci sul serio. Ma il racconto parla anche di altro: dei giuramenti che facciamo sulla spinta della disperazione e che poi non manteniamo. Quando riguardano la minaccia di suicidio, si dovrebbe rallegrarsi che non vengano mantenuti, ma si può anche sentirsi traditi, come se fosse una dimostrazione di poco rispetto per il morto.
Protagonista di “Il prescelto” è il capo di una setta nel bel mezzo di un suicidio di massa. L’elemento originale sta nell’ironico cambio di prospettiva del protagonista: da millantatore che non crede in niente di colpo comincia a convincersi di essere davvero un prescelto.
“Shooting” è ambientato nel mondo della moda, tra fotografi e bellissime modelle che amano mischiare il lavoro col piacere, ma cercano di scusare tutto tirando in ballo l’arte. Un mondo superficiale per eccellenza tratteggiato qui in modo caustico e spietato. Credo che tra tutti i racconti sia quello che ho trovato più leggero e divertente.
“Tutto tranne fascista” inizia con una rissa in un bar, un pugno-non pugno causato dal mancato pagamento del padrone agli organizzatori di una festa annuale. In tutto ciò volano insulti, ma se quello di mafioso si può anche tollerare, quello di fascista proprio no, perché la festa viene data ogni anno per ricordare il fratello di uno dei creditori, ucciso trent’anni prima dai fascisti. Non si saprà mai con certezza quanto ci sia di vero nella supposizione che i fascisti si divertano a staccare i poster con l’immagine del morto, e in fondo non è importante. Di questo racconto ho apprezzato soprattutto il gesto finale del protagonista, che non so perché ma ho approvato.
“La pallottola d’argento” affronta un altro argomento delicato: un padre divorziato scopre dei lividi sul figlio. Il nuovo compagno della moglie sarà un violento? Oppure è lui che cerca inconsciamente un pretesto per avere la custodia del figlio? La decisione di denunciare o meno causerà reazioni a catena impreviste.
I protagonisti di “Nozze di plastica” sono un soldato orribilmente sfigurato in guerra e la giovane moglie. I media adorano la storia romantica di lei che resta a fianco al suo uomo nonostante tutto. Ma cosa succede davvero in quella casa, a telecamere spente? Un racconto doloroso e terribile.
“Il tuo modo di dirlo al mondo” ha per protagonista una fisioterapista. La giovane donna ha una schiena molto dritta, che fa una buona pubblicità al suo lavoro, ma che forse denota un po’ troppa rigidità nella vita privata, che nemmeno una storia d’amore totalmente diversa può riuscire a sciogliere.
“Al mio paese le donne non parlano” è la storia tragicomica della vacanza in Marocco di un gruppetto di adolescenti. Uno degli scopi della vacanza è comprare del fumo buono, ma la scelta di recarsi alla leggera a casa di un grosso spacciatore, senza conoscere granché della cultura locale e senza riuscire a mantenere un minimo di lucidità, potrebbe rivelarsi disastrosa.
“I papà di Anna” chiude la raccolta, e mi è piaciuto molto. È anche il racconto che contiene più tenerezza, per questa bambina sveglia e fin troppo responsabile, in cui la scomparsa misteriosa della madre fa riemergere il desiderio di scoprire chi sia suo padre.
Racconti molto diversi, ma, come dicevo, legati da una visione originale e spesso inquietante sulla realtà. Oltre a essere piacevoli da leggere, per lo stile di scrittura e le sorprese in agguato dietro ogni pagina, pongono anche domande e fanno riflettere su questioni serie.
Un’ottima lettura, che consiglio.
Laura Baldo
Simone Consorti
Vi dichiaro marito e moglie
Ensemble
2020, 132 pagine
12 €