Fino a domenica primo marzo il Teatro Elfo Puccini di Milano propone in Sala Fassbinder lo spettacolo “Verso Tebe. Variazioni su Edipo”. È una produzione dello stesso Teatro dell’Elfo pensata e realizzata da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, qui in scena in prima nazionale.
Bruni è uno dei quattro interpreti che si dividono i ruoli, tanto maschili che femminili (Giocasta e la Sfinge). Con lui ci sono tre validi giovani attori: Edoardo Barbone (visto qui all’Elfo in “Malagrazia” di Giuseppe Isgrò), Mauro Lamantia e Valentino Mannias (lo ricordo in “Esodo” al Teatro della Triennale).

Per l’allestimento la sala ha cambiato il suo aspetto tradizionale. Gli spettatori siedono su cinque o sei file disposte su ciascuno dei due lati lunghi. Lo spazio che resta al centro assomiglia a quello di un’arena televisiva. E infatti i personaggi si scontreranno tra loro, duelleranno, si rinfacceranno decisioni e comportamenti come ospiti di un trasmissione TV.
Sia chiaro, a scanso di equivoci: il livello delle fonti a cui si sono abbeverati gli autori e quello degli interpreti è incomparabilmente superiore a quello dei pagliacci del piccolo schermo. Sono lo schema e la gabbia scenica a somigliare: quelli appunto di una tribuna.
Edipo nella foresta
Ma chi accusa chi? E chi è colpevole? A questa fondamentale domanda non ci sarà risposta, né può esserci. Le azioni di Edipo, consequenziali le une alle altre come anelli di una catena, sono state da lui compiute consapevolmente e dunque lui ne è responsabile oppure gli furono imposte da un fato immutabile, concepito dagli dei? Colpa o destino? Responsabili sono gli uomini o gli dei?

Domande inevase alla fine di un cerchio che si apre con parole pesanti come pietre. La profezia è agghiacciante: “Ucciderà suo padre. Sposerà sua madre”. Nel mio piccolo non attendo la terza nota per riconoscere “A Forest” dei Cure che fa da viatico a questa discesa nell’abisso.
Per terra, ai lati di un tappeto di giacche scure e paia di scarpe messe a simboleggiare le vite di chi è già stato, è scritta la massima delfica “γνῶθι σεαυτόν”: Conosci te stesso. E tra domande e risposte, accuse e difese, sonni e sogni, insonnie e incubi, i protagonisti di questo dramma dell’anima arriveranno a scoprire la “verità”, come in una seduta psicanalitica.
«È meglio essere infelici, ma sapere, piuttosto che vivere felici in una sciocca incoscienza. È così difficile conoscere la bellezza; la bellezza è un enigma» dice Ippolìt al principe Myškin ne “L’idiota” di Dostoevskij (ne riparleremo nei prossimi giorni a proposito del nuovo spettacolo di Alberto Oliva e Mino Manni, in scena dal 18 febbraio al Teatro Out Off di Milano). Edipo sottoscriverebbe quest’affermazione?
A fare da collante ai vari frammenti, più che da cornice, sono le luci disegnate da Nando Frigerio e i suoni curati da Giuseppe Marzoli. L’ora dello spettacolo “Verso Tebe. Variazioni su Edipo” è una breve candela che si consuma a ritmo diseguale, tra momenti di alta tensione e passaggi di momentanea calma.
Tra le interpretazioni spicca per intensità e sensibilità quella di Valentino Mannias, un Edipo dai piedi rossi di sangue mai lavato via che si perde in se stesso prima che nella foresta oscura che è il mondo là fuori. “It’s always the same / I’m running towards nothing / Again and again and again and again”…
Saul Stucchi
Foto di Laila Pozzo
Verso Tebe. Variazioni su Edipo
Informazioni sullo spettacoloDove
Teatro Elfo PucciniCorso Buenos Aires 33, Milano
Quando
Dall’11 febbraio al 1° marzo 2020Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 21.00; domenica 16.30Durata: 60 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 33 €; martedì posto unico 22 €; ridotti 13.50 / 17.50 €