Il Triennale Milano Teatro ha in cartellone da giovedì 4 a sabato 6 novembre lo spettacolo “Tutto brucia” della compagnia Motus che festeggia quest’anno i 30 anni di attività. Concepito prima della pandemia, ne è stato inevitabilmente contagiato, per usare la metafora del virus. Ma le riflessioni di Motus partono da radici più profonde e, attraverso il filtro – tra gli altri – di Jean-Paul Sartre, rileggono l’epica del ciclo troiano.

Il classico, eternamente attuale e rivisitato, sollecita piuttosto domande che offrire risposte. Ecco allora Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande interrogarsi sul presente, ovvero sui drammi e i cambiamenti di questi anni (pur nelle persistenze). “Le Troiane” di Euripide sono il punto di partenza e in qualche modo l’approdo di una performance che non sta comoda nella definizione tradizionale di “spettacolo teatrale”. O meglio: che lo spettatore che scrive queste righe ha difficoltà a inquadrare in quella casella.
Nell’incontro dal titolo “Le figure femminili nella tragedia” che si è tenuto ieri sera dopo la rappresentazione, la professoressa Caterina Piccione, docente di Filosofia del teatro all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha mostrato decisamente meno remore, parlando di evento onnicomprensivo, senza barriere né confini tra concerto, danza e recitazione.
Al sottoscritto, tuttavia, rimane un dubbio: che lo spettacolo (continuiamo a chiamarlo così per economia e semplificazione) provochi nello spettatore più domande riguardo la propria natura che sui temi attorno ai quali è costruito.

L’atmosfera cupa da fine del mondo; la musica dark suonata e cantata da R.Y.F. ovvero Francesca Morello (“This was the city… Only smokes and ashes everywhere…”); i neon e la polvere; i resti di una battaglia che sembra essere stata combattuta con armi di distruzione di massa; i movimenti sincopati di corpi feriti e stuprati; i singhiozzi, i lamenti e i rantoli… tutto questo colpisce al cuore, innegabilmente. Eppure… “Tutto brucia”, ma non scalda.
Ecuba, Polissena e Cassandra, a cui danno corpo e parola Silvia Calderoni e Stefania Tansini – rivivono, anzi: ri-muoiono, la loro propria tragedia e quella di Troia e quella di tutte le donne vittime delle guerre degli uomini da che mondo è mondo. Angoscia e disperazione, pur punteggiate da qualche seme di speranza (dice Cassandra: “Madre, è la mia parola che dà fuoco al futuro”), avvolgono di “un nero sudario” (per dirla con Bertoli) la città combusta.
Gli occhi seguivano come ipnotizzati le coreografie della danza delle falci. Le orecchie erano imprigionate nella trama del riff della chitarra elettrica. Il cuore compartecipava alla sofferenza delle vittime, di ieri e di oggi. Ma la mente pensava a quel sempliciotto di Dioniso (il dio del teatro) che nelle “Rane” di Aristofane confessa di amare l’immoto silenzio della “Niobe” di Eschilo.
Saul Stucchi
Foto di Vladimir Bertozzi
Tutto brucia
di Motusideazione e regia: Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con: Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello) alle musiche e lyrics
ricerca drammaturgica: Ilenia Caleo
direzione tecnica e luci: Simona Gallo
ambienti sonori: Demetrio Cecchitelli
fonica e cura dello spazio: Martina Ciavatta
assistenza tecnica: Francesco Zanuccoli
props e sculture sceniche in collaborazione con: _vvxxii
video e grafica: Vladimir Bertozzi
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Triennale Milano TeatroViale Alemagna 6, Milano
Quando
Dal 4 al 6 novembre 2021Orari e prezzi
Orario: 19.30Durata: 75 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 22 €; ridotti 16/11 €