Archiviato quello che ho definito – numeri alla mano – il più intenso degli anni, almeno per il sottoscritto, i primi due mesi del 2026 lasciano intuire che per me questo non sarà da meno. Nell’arco di una settimana – per fare solo un esempio – ho assistito a tre opere liriche in altrettante città, nessuna delle quali nella mia regione di residenza.
Ad aprire il trittico è stato il Tristan und Isolde di Richard Wagner nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, lo scorso 20 febbraio, proprio nel teatro del capoluogo ligure. A dirigere l’orchestra il M° Donato Renzetti, a firmarne la regia Laurence Dale, tenore, direttore artistico nonché direttore d’orchestra inglese classe 1957.

Non era la mia prima volta al Carlo Felice: ci sono stato nel febbraio dell’anno scorso, quando ho avuto l’onore di condividere il palcoscenico con il violoncellista Mario Brunello, prima di intervistarlo, intento a fare le prove per il concerto che avrebbe tenuto quella sera.
Ma è stata la mia prima opera lirica lì e quindi mi sono stupito quando ho constatato che il pubblico genovese non ha l’abitudine di salutare con un applauso l’ingresso del direttore. Anticipo subito che al termine della serata gli applausi ci sono stati, molto calorosi, per tutti: interpreti (su tutti Tilmann Unger come Tristan, Marjorie Owens come Isolde; io ho particolarmente apprezzato il re Marke di Evgeny Stavinsky), musicisti e Maestro.
Cosa mi ha colpito e cosa mi rimarrà di questo allestimento? È presto detto: la dimensione onirica con cui la scenografia – somma delle scene (e i costumi) di Gary McCann, delle luci di John Bishop e del video design di Leandro Summo – ha avvolto la musica di Wagner, già di suo visionaria.
Si potrebbe dire che la videografica compensa in qualche modo la povertà di azione scenica, ridotta all’osso, mentre l’illuminazione (davvero magistrale!) risponde a e sottolinea i sentimenti dei personaggi con i cambi di tonalità e di colori. E quando i due protagonisti non cantano, la musica – il loro vero linguaggio – provvede a parlare per loro.

Gli elementi aria, acqua, fuoco e terra sono richiamati a fare da spettatori più che da cornice al dramma d’amore tra Tristano e Isotta. La natura è compartecipe: spazi incommensurabili (quasi un viaggio interstellare a un certo punto), distese ghiacciate, paesaggi che hanno qualcosa della tavolozza di Turner, un bosco in fiamme a seconda di quanto vivono i personaggi e detta la musica. Ricorrente l’oboe nei momenti clou. «Odo il suono dei corni» dice Brangania (qui Daniela Barcellona) e quelli si sentono davvero.
La piattaforma dall’asse inclinato su cui si muovono i personaggi pare suggerire la mancanza di equilibrio, l’instabilità dei legami sentimentali che li lega tra loro. E i pochi gradini devono essere sembrati a loro pericolosi come la scalinata di Sanremo, dunque da scendere con circospezione.

Numerosi gli spunti di riflessione ascoltando le circa quattro ore di musica, mai un attimo di noia o anche solo un calo della tensione (senza tralasciare il piacere dell’aperitivo durante il primo intervallo, che a chi scrive ha ricordato la magica notte della Madama Butterfly al Teatro dell’Opera di Zurigo all’inizio dell’anno scorso, anche se a Genova non nevicava…).
L’orrore dell’illusione in Schopenhauer; il ruolo delle donne nella musica (e nella vita) di Richard Wagner; il gioco di sguardi tra Tristan e Isolde; gli abiti di quest’ultima che mi hanno richiamato alla mente le dame di Van Dyck a cui Genova dedicherà una grande mostra a Palazzo Ducale a partire dal 20 marzo; l’inferno del II atto e la magia dei fiati all’inizio del III; la musica da sogno mentre i due protagonisti fanno filosofia sulla copula, nel senso di particella di congiunzione “e” (und), parolina d’amore:
Ma il nostro amore
non si chiama Tristano
e… Isolda?
Questa dolce paroletta: e
quel ch’essa congiunge,
questo vincolo d’amore,
se Tristano morisse,
non verrebbe distrutto dalla morte?
E tanto altro ancora: l’intensità della scena della bevuta del filtro magico; la forza dei personaggi del mito, giusta l’analisi di Calvino nelle ultime pagine de La taverna dei destini incrociati (pagine a cui ho pensato anche visitando la bella mostra San Giorgio. Il viaggio di un santo cavaliere dall’Oriente a Genova, questa volta al Palazzo Reale del capoluogo); l’influenza di Wagner nella cultura novecentesca che qui riassumo in soli due nomi, a me molto cari: Thomas Mann e Colin Dexter.
L’ispettore Morse di quest’ultimo ha una vera e propria venerazione per il compositore tedesco, mentre per il Wagner secondo Mann non posso che rimandare a Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria di Paolo Isotta (cognomen omen, se mi passate la battuta).
Qui mi limito solo a riportare alcune righe del primo capitolo:
Wagner proclama d’esser sempre stato un’anima naturaliter schopenhaueriana: dal Tristano in poi la sua religione schopenhaueriana diviene formale, né è più abbandonata, sebbene nessuna delle sue opere successive contenga un simile, e in realtà non più imitabile, inno al nulla. Per Thomas Mann […] musica vuol dire prevalentemente, o quasi solo, Wagner. Wagner e, soprattutto, Tristano. I Buddenbrook sono madidi del filtro tristanico. Non già per quel che attenga alla metafisica erotica dell’opera di Wagner: dal romanzo è assente qualsiasi manifestazione di eros. Ma per quel che attiene al dissolvimento della volontà di vivere, che nell’ultimo esponente della famiglia si trasforma in aperto, inequivoco desiderio di morte”.
La stagione lirica del Teatro Carlo Felice proseguirà con la commedia Il campiello di Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Mario Ghisalberti dalla commedia omonima di Carlo Goldoni. A dirigere l’orchestra sarà Francesco Ommassini. Regia di Federico Bertolani. In calendario venerdì 13, domenica 15 e mercoledì 18 marzo.
Saul Stucchi
Foto di Marcello Orselli
Tristan und Isolde
Libretto e musica di Richard WagnerDirettore Donato Renzetti
Regia Laurence Dale
Scene e costumi Gary McCann
Luci John Bishop
Video design Leandro Summo
Regista collaboratore e coreografo Carmine De Amicis
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Assistente alla regia Jean-François Martin
Costumista collaboratrice Gabriella Ingram
Assistente alle scene Gloria Bolchini
Interpreti: Tilmann Unger, Evgeny Stavinsky, Marjorie Owens, Nicolò Ceriani, Saverio Fiore, Daniela Barcellona, Andrea Schifaudo, Matteo Peirone
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Carlo FelicePasso Eugenio Montale 4, Genova
Quando
Dal 13 al 22 febbraio 2026Orari e prezzi
Orari: venerdì 18.30Domenica 15.00
Biglietti: informazioni sul sito ufficiale