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Voi siete qui: Biblioteca » Strega: “La traversata notturna” di Andrea Canobbio

4 Luglio 2023

Strega: “La traversata notturna” di Andrea Canobbio

Missione Premio Strega 2023: 8 di 12.

Il “libro-mattone” non può mai mancare, neanche tra i finalisti del Premio Strega. Il “libro-mattone” della LXXVIII edizione, con 528 pagine, è La traversata notturna di Andrea Canobbio, pubblicato da La nave di Teseo (2022). (Un chiarimento necessario: con “libro-mattone” mi riferisco solo alla voluminosità del testo, non alla storia, alla scrittura o altro.)

Ammetto che il numero di pagine de La traversata notturna, al primo impatto, mi ha un po’ spaventata. Una volta iniziata la lettura, però, ho scoperto che in quelle pagine, o meglio in quella traversata, ci sarei stata volentieri per tutto il tempo necessario.

Andrea Canobbio, La traversata notturna, La nave di Teseo

Andrea Canobbio racconta la storia dei genitori: del padre, affetto da depressione, e della madre, che con quest’uomo e con la sua malattia ha dovuto vivere e convivere. La traversata notturna è un memoir, un viaggio, una ricerca etnografica e topografica, un album di famiglia, ma anche – e soprattutto – un bisogno personale di scrivere, raccontare, comprendere.

“Sembrava quasi che mi vergognassi del mio progetto. E proprio perché me ne vergognavo era così importante.”

Il punto di partenza di questo viaggio è una borsa contenente quattrocentoventi lettere d’amore che i genitori si sono scambiati tra il 1943, anno in cui si erano conosciuti, e il 1946, in cui si erano sposati, con una serie di puntate successive fino ai primi anni Cinquanta.

Inizia da qui il racconto di due vite, nel bene e nel male: sebbene Andrea, il più piccolo di tre figli, abbia sempre vissuto e conosciuto il padre triste e depresso, grazie a questo epistolario può entrare in contatto con un uomo diverso, felice e capace, in modo sorprendente, di vivere una grande storia d’amore.

“Non avevo mai dubitato che mia madre fosse capace di provare sentimenti intensi, anche quando non li mostrava, ma scoprire certe parole scritte da mio padre era quanto di più strano ed eccitante mi fosse mai capitato nella vita.”

Insieme ai genitori, è grande protagonista la città di Torino, dove il padre, ingegnere civile, ha progettato e costruito molti edifici e palazzi e in cui ha trovato, grazie alla passione per il suo lavoro, la distrazione e repentini sprazzi di serenità che gli hanno permesso di distaccarsi per qualche ora dalla melanconia.

Così, ispirandosi a Georges Perec e alla sua opera La vita, istruzioni per l’uso, Andrea Canobbio prende una piantina di Torino, una carta Michelin, perché il padre ammirava le gomme Michelin, e ritaglia al suo interno una scacchiera 9 per 9. Ottantuno caselle, lo spazio in cui l’autore si sposta con la mossa del cavallo, seguendo la lezione di Perec, senza tralasciare nessun dettaglio sulla famiglia Canobbio. Ottantuno capitoli, lo spazio in cui il lettore si muove con lui.

L’autore si sposta in lungo e in largo all’interno della città. Va alla ricerca di ciò che scopre nelle lettere e di cui ignorava l’esistenza e di ciò che era stato rimosso e dimenticato. Attraverso i ricordi del passato e incastri di idee e pensieri evoca e rievoca la storia dei genitori.

Andrea Canobbio ha impiegato otto anni per scrivere questo libro. Un libro doloroso, tanto da avere spesso poca voglia di sedersi alla scrivania a scrivere, tanto da trovare ogni scusa per non farlo. Ed è proprio la fuga dalla sua storia che porta Canobbio alla lettura e all’approfondimento degli studi etnografici di Michel Leiris e Marcel Griaule sulla popolazione dogon.

Studi che sono riportati nel romanzo perché l’autore individua un parallelismo tra il lavoro degli etnografi e il suo, tra la popolazione dogon e la società attuale: in entrambi i casi, andando alla ricerca del passato, si assume un atteggiamento giudicante e di superiorità, si prendono le distanze dalle popolazioni diverse e distanti, lui prende le distanze dai genitori.

Dalla fuga, dal viaggio a ritroso nel tempo, dai ricordi dolorosi e ancora in grado di ferire, emergono le risposte alla melanconia del padre e alle reazioni non comprese della madre.

Il bisogno dell’autore di scrivere, raccontare, comprendere i genitori, con i quali, grazie a questo libro, riesce a trascorrere altri otto anni, diventa una cura. Al rancore e al dolore iniziale, che accompagnano Canobbio per buona parte del suo viaggio/libro, si sostituisce l’amore, che egli dichiara apertamente al padre e alla madre nel capitolo 81, quello conclusivo, intitolato “Via Gioberti 29”.

La traversata notturna è la riscoperta di una storia d’amore, che permette di attraversare il buio e (ri)trovare la luce.

“E se l’amore non è questo, perdonare sempre, anche quando l’amato si rivela inaffidabile, se non è questo, cos’è? Cosa, se non perdonare e aggiustare l’amore, dopo che ogni frammento si è usurato e dell’originale è rimasto soltanto il nome?”

Bonus: Andrea Canobbio ha creato un account Instagram (@la.traversata.notturna) dove ha caricato e sta caricando tutte le immagini che non ha potuto inserire nel libro.

Nota: La traversata notturna di Andrea Canobbio non è il libro più voluminoso fra i candidati al Premio Strega 2023. Il premio per numero di pagine, infatti, spetta a Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi – che è lì, mi guarda, pronto per essere letto – la cui corsa si è fermata alla dozzina, non senza polemiche. Ma, del resto, che Premio Strega sarebbe senza polemiche?

Ilaria Cattaneo

Andrea Canobbio
La traversata notturna
La nave di Teseo
Collana Oceani
2022, 528 pagine
21 €

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