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Voi siete qui: Biblioteca » Da Carocci “Terra Bruciata” di Alfredo González-Ruibal

7 Aprile 2026

Da Carocci “Terra Bruciata” di Alfredo González-Ruibal

C’è la storia e il suo racconto. Il secondo è sempre discusso perché discutibile, la prima però non esiste senza il secondo. Estremizzando, decostruendo senza fine com’era di moda anni fa, anche la storia di cui siamo testimoni o partecipi soggiace a strutture di pensiero, categorie, impostazioni di fondo: mai si dovrebbe smettere di interrogarci sul nostro sguardo. Tuttavia, preferiamo un archeologo avveduto a Derrida. Ché la cultura materiale resta uno degli agganci più plausibili: i reperti, gli oggetti, i resti che descrivono mondi, conflitti, società.

Alfredo González-Ruibal, ricercatore spagnolo, applica l’assunto alla storia della guerra nella vita umana – impresa a tutta prima temeraria, non c’è dubbio. È contenuta in un volume edito da Carocci, Terra bruciata. Storia della violenza dal Paleolitico al XXI secolo, che riesce tanto più quanto l’autore si attiene a un metodo circoscritto (“dati scientificamente fondati”), e a una tesi di principio: che l’aggressività implicita nella guerra non sia, come voluto da molti, inerente alla “natura umana”.

Col che l’autore non intende negare la persistenza della guerra nella storia; ma ricorda come essa si alterni a periodi di mediazione, di gestione delle tensioni, se non proprio di collaborazione fra popolazioni.

Altra premessa è che una cosa è un certo regime di conflittualità, un’altra è propriamente la guerra, organizzata, in qualche modo strutturata – cesura anche questa che aiuta lo studioso spagnolo a recintare l’argomento su un terreno meno problematico: “la guerra implica due o più gruppi o fazioni (…), il concetto di guerrieri o soldati (…), l’esistenza di eserciti (…), una certa durata” etc.

Peraltro, la stessa indagine della cultura materiale è soggetta a ovvi mutamenti, ciò che consente, dati alla mano, a González-Ruibal di smentire la convinzione diffusa quanto ingenua che più si torni indietro nel tempo, alla Preistoria, più l’umano fosse assetato di sangue.

La guerra descritta e raccontata in questo bel libro è fatta di uomini, ma anche di città. Di saccheggi e razzie, di deportazioni e sacrifici, di pregiudizi culturali, non solo quelli immaginabili nel topos diffuso del capro espiatorio (non manca un excursus sull’antisemitismo ben prima del nazismo) ma quelli autoindotti dal guadagnare capitale simbolico oltre che materiale dallo status di guerrieri (un esempio, fra altri: i Vichinghi). Storia dunque, ma geografia com’è inevitabile, dalle Americhe al Medio Oriente, dall’Europa all’Oriente estremo, all’Africa.

Scorrendo rapidamente lungo la linea del tempo, indubbio pare che fra gli ominidi esistesse una certa violenza di gruppo, come in altri primati, nonché esempi di cannibalismo. L’agire bellico del Paleolitico, segnato dall’arco e dalle frecce, attraverso i reperti archeologici ci racconta anche di violenze rituali.

Non sempre le cause sono chiare, individuare i momenti di rottura che rompono gli equilibri talvolta è difficile, e probabilmente i cambiamenti climatici in molti casi dovevano avere il loro peso (come nel caso testimoniato dalla necropoli di Jebel Sahaba).

Che si tratti del Neolitico (di cui l’autore ricorda la scia di nuove ricerche che cancellano idee stereotipate e non più credibili: la sedentarizzazione era cominciata già prima con i cacciatori-raccoglitori, così come l’utilizzo della ceramica e l’idea di fabbricare monumenti, né è vero che tutta “la gente fosse ansiosa di praticare l’agricoltura”), o della successiva età dei metalli, la guerra oltre che a un principio maniacale, irrazionale, per quanto segnato da un’oltranza aggressiva, sembra spesso soggiacere a un bisogno d’ordine, paradossale solo in apparenza (spiacerà ai pronipoti di Rousseau).

Ovvio che l’ordine proprio non corrisponda a quello altrui: nella guerra il primo presuppone spesso la disgregazione dell’altro. Proprio del Neolitico testimoniano le fosse comuni rinvenute in Germania, da cui ricaviamo che i massacri fra agricoltori furono peggiori di quelli fra loro e i cacciatori.

È di lì a poco che ad avviso di González-Ruibal occorre davvero parlare di guerra. Lo scarto vero sta nell’uso di una violenza sistematica, collettiva, istituzionalizzata (non v’è bisogno per questo di ricorrere al concetto di “Stato”, laddove in Occidente, non in Cina o in Africa, ed è ancora più evidente oggi, la costante è caso mai un’altra, ossia il fatto che l’innovazione tecnologica principia dai bisogni militari).

La figura del guerriero con la sua panoplia diventa un pezzo strutturale e spesso elevato dell’ordine sociale: la simbolica valoriale si coniuga a quella estetica, in chiave, va da sé, mascolina (fanno eccezione le Amazzoni).

La guerra si fa anche rappresentazione, e i suoi protagonisti si meritano persino speciali corredi tombali. Forse di una funzione apotropaica dicono le teste mozzate della Galizia, ma inscenare spettacoli ferali con i corpi, i teschi, le membra dei nemici uccisi è pratica non ascrivibile all’immaginazione del Conrad di Cuore di tenebra e del film di Coppola.

Accadeva spessissimo, e in zone di mondo lontane fra loro. Il libro trascorre dai samurai all’”ultraviolenza” degli Assiri (adusi ai massacri, alle torture e alle deportazioni), dagli Egizi (che raccoglievano a chili mani mozzate) alla ferocia indiscriminata di Cesare in Gallia, dalle razzie ai tentativi di sterminio, dal Medioevo agli Imperi coloniali, dalle guerre mondiali fino a oggi. Tracce da fortificazioni, tombe, fosse comuni, statue, armature – una storia che, nonostante le premesse dell’autore, difficilmente riesce a negare che la guerra sembra inscindibile dal nostro destino.

Questi anni dimostrano che una linea interpretativa unitaria non è possibile: i maggiori agenti dei massacri in corso lasciano molti dubbi sulle loro facoltà mentali visto che gli obiettivi militari (territoriali) non danno l’impressione di essere proporzionati all’investimento simbolico e materiale della violenza prodotta.

Michele Lupo

Alfredo González-Ruibal
Terra bruciata
Storia della violenza dal Paleolitico al XXI secolo

Traduzione di Maurizio Ginocchi
Prefazione di Andrea Augenti
Carocci
Collana Sfere
2026, 412 pagine
34 €

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