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Voi siete qui: Biblioteca » Una lettura di “Un tentativo di gioia” di Granatelli

28 Giugno 2021

Una lettura di “Un tentativo di gioia” di Granatelli

Giovanni Granatelli ha raccolto in questo libro una selezione di poesie composte tra il 2017 e il 2020. Si tratta di una cinquantina di testi, presentati senza ulteriori suddivisioni o organizzazioni interne (perlomeno non evidenti). L’autore, nella breve nota iniziale, ci dice cosa non troveremo, ovvero affettazione, vacue suggestioni ed effetti speciali. È davvero così? Sì, lo è.

E le tre citazioni in esergo scelte dall’autore, Stefansson, Melville e Ripellino, ci preparano ulteriormente al cammino sul sentiero che Granatelli traccia. In particolar modo crediamo che le parole scelte di A.M. Ripellino siano quelle che meglio abbracciano Granatelli: “Dai malumori, dai crucci, dai tentativi di gioia” che poi nel testo originale (Di me, delle mie sinfoniette, da Scontraffatte chimere) proseguono con “dagli invaghimenti traspare come in filigrana la desolata demonia di un consorzio tutto in faccende di violenza e di guerra, tutto soprusi, che rendono ancora più grandi la nostra fragilità e malsanìa, l’implacabile senso di morte che vegeta dentro di noi”.

Una fragilità grande, un sapere come andrà a finire (lo dovrebbero sapere tutti in realtà…) che diventa il motore e l’azione dell’occhio del poeta. Il riferimento cinematografico non è casuale, Granatelli guarda il mondo mentre si sposta. La fine del tutto, il senso della fine, abita sempre con lui, ma a lui interessa quel che accade, ciò che avviene davanti ai nostri occhi.

Giovanni Granatelli, Un tentativo di gioia. Poesie 2017-2020, Nardini Editore

Il poeta, nato a Catania ma trasferitosi a Milano fin da bambino, è tenace e determinato, non si arrende all’inevitabile e la gioia la cerca nel dettaglio, luogo, come è noto, dove si nasconde anche il demonio.

Giovanni Granatelli non è nelle cose piccole, o nei sentimenti piccoli, non può, è andato oltre ma ha il tocco dell’humile, di chi dal basso non si perde una scena (spesso scenetta) del teatro dell’assurdo.

Entrando nei testi: da Tregua (con in esergo, per restare tra i tenaci, Bartolo Catafi) citiamo “E poi l’unica tregua / che possa reggere l’urto, / l’offensiva del buio / contro le fragili / vetrate dei simboli: / le parole abitabili / pronunciate con cura / in mezzo ai rottami / di un teatro di guerra […]”.

Spesso, nei testi di Granatelli, troviamo il teatro, la musica, la guerra e la casa ovvero il bisogno di protezione e nascondimento. Qui ci sono “parole abitabili” da proferire con estrema attenzione, più avanti “esattezza per nome”. Viene da pensare a Tabucchi, e quindi a Pessoa, alla ricerca di un universale che si annida in un impensato frammento, all’importanza dello sguardo e dello spostamento, senza urlare.

Muovendosi nel libro di Granatelli in libertà, chi scrive non è un critico ma solo un lettore, si cade in Sale d’attesa: “Nei territori silenziosi / in cui viene decretato / che come tutto il resto / sotto gli astri o i neon / siamo congegnati / per andare in malora.”

È in quel “congegnati” una chiave di lettura non secondaria di questo bel libro di poesie. Siamo in un labirinto barocco, macchine affascinanti destinate comunque all’inevitabile. Chi o cosa ci abbia costruito non importa, quello che è certo è che anche la rottura-malattia, la necessaria riparazione, sono attese che illudono perché l’esito è comunque scontato.

Lo stesso tema torna anche in Arpa nel patio dove le vibrazioni dello strumento “momentaneamente correggono / la struttura dei minuti” e poi incontriamo “lo straccio infilato / fra le ruote dentate / per rallentare gli ingranaggi”.
Tutto si esplicita ulteriormente in Febbre dove la malattia “ribadisce sottovoce / in caratteri minuscoli / l’assenza di governo / del nome sulla trama”.

Non c’è mai però resa o sottomissione, subito dopo in Attraverso infatti leggiamo che “Eppure-almeno in parte / preservare è possibile / -passare attraverso / […] tenendo contro il fiato / disciolto dentro l’aria / come un liquido subacqueo / almeno una manciata / di chiodi e di semi / ancora utilizzabili”.

Siamo all’humus, al seme che muore per una vita nuova e al chiodo che costruisce, al poiêin.
Si tratta, non a caso, di uno dei testi maggiormente musicali e fluidi, con settenari a contrappunto.

Terminiamo questa breve lettura con Asteraceae (famiglia che accoglie anche le innocue margherite) che, chiediamo venia all’editore, pubblichiamo nella sua interezza:

ASTERACEAE

Selvatiche – prive d’invito
e di qualsivoglia premura
abusivamente germogliano

caparbie si allungano
fuori controllo,
estranee al disegno
di omogenei rettangoli,

scabrose lezioni
dai gambi sottili

che incrinano il senso
dell’intera fioriera
di una cauta misura

del perimetro verde
in cui circoscrivi
i territori di attesa.

Senza invito i poeti costruiscono, perché non si curano in realtà del disegno. Giovanni Granatelli cautamente incrina il senso e socchiude gli occhi ogni volta che intravvede la gioia, concentrandosi su come spostarla, aumentando l’attesa.

Elena Cattaneo

Giovanni Granatelli
Un tentativo di gioia. Poesie 2017-2020
Nardini Editore
Collana Iena Reader
2021, 72 pagine
10 €

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