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Voi siete qui: Biblioteca » Recensione di “Storie bumbare” di Francesca Silvestre

28 Marzo 2026

Recensione di “Storie bumbare” di Francesca Silvestre

Storie bumbare, il romanzo di esordio di Francesca Silvestre (per Italo Svevo Edizioni, 2026), segue la storia della famiglia Bulessi.

Il romanzo inizia con lo stupore. Lo stupore che coglie l’8 settembre tutti gli italiani. Un po’ ovunque si cercano informazioni per saperne di più. Con un certo timore gli abitanti di Dignano d’Istria, una cittadina nelle vicinanze della città di Pola (oggi in territorio croato), si chiedono che cosa sarà di loro. Nessuno sa se i tedeschi se ne andranno pacificamente e se i titini attaccheranno. Le ore passano e non si può far altro che aspettare.

Il signor Bulessi e sua moglie Maria gestiscono un emporio. Mentre tutti, dopo il proclama di Badoglio, sono convinti che la guerra sia finita, Bulessi cerca informazioni alla radio, senza però riuscirci. Il clima di euforia presto si placa, perché tedeschi e slavi non si fanno scrupoli e iniziano a caricare su delle corriere gli uomini. E a portali chissà dove. Anche il signor Bulessi si trova a essere costretto a salire su una di queste, ma un titino gli salva la vita.

Anche Luze, figlia del signor Bulessi, vive con apprensione gli eventi; è legata sentimentalmente a un uomo di nome Milan che, una volta preso dai titini, viene rilasciato e, ritornato a casa, decide di sposarla. Dalla loro unione nascerà Ida. Luze, però, non se la sente di lasciare il padre e di seguire Milan perché spera in tempi migliori.

Ma, quando i titini mostrano le loro vere intenzioni, decide di raggiungere Pola e da lì imbarcarsi alla volta di Roma, dove Milan (e altri istriani, giuliani e dalmati si sono rifugiati e hanno iniziato una nuova vita).

Si fa, poi, un salto in avanti: sono passati anni. Forse venti, non è detto chiaramente nel romanzo. Si raccontano di Ida, la figlia di Milan e di Luze, e Jossip Zicovich, un bambino che viveva a Dignano d’Istria. Entrambi raccontano due aspetti di quel mondo. Ida è diventata adulta e pensa alla sua vita in Italia, ma ha conservato un ricordo di quello che è successo nel 1943, delle foibe, della fuga; Jossip è rimasto e ha continuato la propria vita lì. Jossip e Ida si reincontrano perché l’uomo vuole comprare il negozio del nonno della ragazza.

Francesca Silvestre si serve di diversi punti di vista: quello di Giovanni Bulessi e di sua moglie Maria; della loro figlia Luze e di suo marito Milan, i protagonisti del romanzo. Ma anche della levatrice Vincenza e di sua figlia Valdina; di Mate, un giovane che collabora con i partigiani titini; di don Mario che si sente un pastore mandato a difendere un gregge «in mezzo ai lupi».

Tutti questi sguardi sono un ottimo espediente narrativo per raccontare «i tempi rancorosi» del 1943, quando gli slavi «hanno licenza di finire con una pistolettata alla tempia» dei traditori italiani. Le prime rappresaglie dei partigiani titini e di quelli italiani. E fa emergere anche il dolore delle tante famiglie che vengono toccate dalla furia cieca dei titini. E di coloro che, a notte fonda, vanno a recuperare i corpi dei figli, dei padri, degli zii. Si sentono i lamenti sommessi delle donne, «le preghiere di ringraziamento di quelle che riportavano a casa i propri uomini, sanguinanti ricoperti di lividi e graffi, con le ossa spezzate, ma a casa».

L’autrice non solo mostra come le vite siano legate le une alle altre, ma riesce a descrivere molto bene il momento teso in cui gli italiani dell’Istria si ritrovavano a vivere. Con poche parole Silvestre riesce a creare atmosfere e fa intuire come le persone avessero in quei momenti il passo dolente e «barcollante come un Cristo sotto il peso della croce».

Storie bumbare di Francesca Silestre non è solo il racconto di un mondo dilaniato dal Fascismo, Nazismo e dai partigiani di Tito, ma è anche un libro che porta con sé un’idea di speranza, di riconciliazione e di redenzione, cosa che si ritrova nelle pagine che chiudono il romanzo.

Claudio Cherin

Francesca Silvestre
Storie bumbare
Italo Svevo
Collana Incursioni
2026, 264 pagine
18 €

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