Pubblicato nel 1947 Storia di Anna Drei di Milena Milani (ripubblicato da Cliquot nel 2025 con una prefazione di Rosella Postorino) vinse la prima edizione del Premio Mondadori.
La storia inizia in un pomeriggio d’inverno, davanti al cinema Barberini, a Roma, due donne si incontrano: la narratrice – di cui i lettori non conoscono e non conosceranno il nome − e la giovane Anna Drei che, dopo la visione del film, invita la protagonista nella stanza in cui vive. Da quel momento tra le due si creerà un rapporto complesso.
Milena Milani tratteggia due storie, quella della voce narrante e quella di Anna. Per raccontare quest’ultima, oltre a farla parlare e agire, l’autrice inserisce in vari capitoli parti del manoscritto in cui Anna ha riversato quanto ha compreso dalla vita e che permette alla voce narrante di leggere.

L’infanzia e l’adolescenza sono stati momenti rivelatori, nell’esistenza di Anna, per questo a un certo punto ha deciso di scrivere questo testo, che sembra più un testo ermetico e autoreferenziale, che non pagine di una qualunque autobiografia.
Va anche precisato che la voce narrante è di una giovane donna che sembra non avere una vera e propria storia alle spalle. Di lei il lettore sa poco, non si conosce il suo nome, da dove proviene, se sia una persona di passaggio a Roma, se abbia una famiglia. Quello che si sa è che ha un ragazzo e che vive con lui in un albergo modesto.
L’intento dell’autrice è quello di creare una situazione umana precaria. Di raccontare l’ansia e la disperazione di una generazione, quella che è venuta fuori dalla guerra. Ma senza indugiare troppo sul passato. L’ansia di cui soffre la protagonista Anna Drei non è qualcosa di puramente privato, ma in loro c’è un’ansia umana, che qualche anno più avanti Antonioni racconterà nei suoi film.
Per dare voce a questo dissidio interiore la scrittrice deve ‘togliere’ un passato, una fisionomia precisa. E dare spazio al dialogo. In alcuni momenti Storia di Anna Drei sembra un dialogo di Platone, una sceneggiatura di Antonioni, una favola filosofica.
Per questo motivo la scrittura della Milani si fa essenziale. Le descrizioni sono ridotte all’osso, il passato di ogni singolo personaggio viene cancellato. I dialoghi hanno un peso molto importante. E l’autrice sceglie che a narrare la storia sia una voce anonima. La narratrice anonima ha il compito di interrogare Anna, trovare le risposte che le servono. Come se Anna fosse giunta all’illuminazione.
È anche possibile che, come pensano alcuni critici, che Anna sia il doppio della voce narrante. Come in un gioco di specchi la protagonista e Anna Drei hanno un compagno, condividono il desiderio e il timore di cedere al desiderio maschile.
Oltre c’è Roma. Una Roma sempre più minacciosa. Dove la bellezza è offuscata da un tratto noir che contraddistingue il non del tutto inatteso finale del romanzo.
Milani anticipa aspetti di una «questione femminile» dibattuta negli anni Settanta. Descrive il rapporto con il corpo, il desiderio all’emancipazione e l’anticonformismo, una sessualità libera. Tema, quest’ultimo, del romanzo La ragazza di nome Giulio, pubblicato quasi vent’anni dopo, che le costerà una condanna a sei mesi di carcere per offesa al pudore.
Claudio Cherin
Milena Milani
Storia di Anna Drei
Postfazione di Rosella Postorino
Cliquot
Collana Biblioteca
2025, 144 pagine
18 €