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Voi siete qui: Biblioteca » Stefano Malatesta rievoca “Quando Roma era un paradiso”

18 Febbraio 2016

Stefano Malatesta rievoca “Quando Roma era un paradiso”

Molto di quel poco che so me l’ha insegnato Stefano Malatesta. Devo a lui se sono in grado di distinguere una breccia verde da un giallo antico e da un porfido egiziano (con i suoi reportage su Repubblica mi ha trasmesso la malattia dei marmi); se conosco la vera storia di László Almásy, il “Paziente inglese”; se sono innamorato del blu di Piero Guccione.

Alcune delle sue storie le ho ritrovate con piacere in Quando Roma era un paradiso, edito da Skira.
Per esempio questa:

Uno scultore romeno che viveva dalle parti di piazza del Popolo da quando era arrivato a Roma, direttamente dalla Bauhaus, sfuggendo a una retata nazista che aveva catturato e imprigionato molti artisti definiti “degenerati”, indicando quei ragazzi col fazzoletto diceva sempre: “Ragazzi italiani folere fare cinquanta per cento registi del cinema e altro cinquanta per cento giornalisti. Cento per cento andare in Grecia d’estate”.

Copertina del libro "Quando Roma era un paradiso" di Stefano MalatestaNel 2002 invitai Malatesta a presentare Il Grande Mare di Sabbia (Neri Pozza) alla Biblioteca di Mezzago. Lo vedo ancora in piedi nel mio soggiorno osservare le foto appese alla parete sopra il divano, foto di vacanze estive in Grecia, e raccontarmi questa storiella.

Io sono (ero) uno di quei ragazzi con l’aspirazione al giornalismo (che ingenuo! Ancora non sapevo che il giornalismo è morto da tempo…) e il desiderio di asciugare al sole delle Cicladi le ossa impregnate di umidità brianzola, non prima, comunque, di essere salito all’Acropoli di Atene, aver visitato tutti i siti archeologici e aver reso omaggio ad Apollo nell’isola sacra di Delo.

Sono trascorsi oltre vent’anni da quei viaggi di formazione: un’epoca. La Grecia di oggi dev’essere diversa da quella d’allora come la Roma attuale lo è da quella rievocata da Malatesta, quella che veniva scelta da pittori americani perché ritenuta più interessante di Parigi (mirabile dictu), l’Urbe già assediata dai palazzinari ma non ancora soffocata dal cemento e dalle auto.

Il titolo “Quando Roma era un paradiso” è una citazione di Cy Twombly. Il pittore americano era incantato da Roma e “la città gli sembrava come una foresta architetturale, che seguiva l’andamento ondeggiante del barocco e che ancora non era nascosta dal traffico”.

Saul Stucchi con Stefano Malatesta a Mezzago

La rinascita di Roma

Il viaggio nel tempo prende avvio quando i Tedeschi abbandonano la città e i Romani si dedicano a cancellare i segni e le insegne del Fascismo, tra mercato nero, cacce all’uomo e un miracoloso moltiplicarsi di tonache. Abbattuto il regime, rinascono il cinema e la pittura, nonostante le critiche di Togliatti contro l’arte astratta, le stesse che prima aveva mosso Hitler.

Pagina dopo pagina Malatesta richiama sul palcoscenico cineasti e cinematografari, scrittori e giornalisti, fanciulle procaci, paraculi (suo cugino, per esempio) e personaggi improbabili, figure mitiche o mitizzate, come il Germano Lombardi “straordinario personaggio che ha attraversato la letteratura italiana come un corsaro abbordando sempre le navi sbagliate”, attori ammericani, frequentatori di librerie e gallerie e i clan e le rivalità che li opponevano.

Non nasconde il suo piacere per il gossip, ma lo eleva a letteratura, inserendo soprannomi e definizioni fulminanti (“l’Incantatore di Sergenti”), ricordi personali come l’ode al gelato di Sisto a Ostia, aneddoti (su tutti quello di Flaiano: a chi gli chiedeva se fosse comunista rispondeva “Non me lo posso permettere economicamente”) in una trama di racconti brevi che si gustano uno dopo l’altro come olive ascolane all’ora dell’aperitivo. O come burrata col pane di Lariano, per citare un’altra scoperta che devo a Malatesta.

Gli amici di Malatesta

Leggiamo i ritratti del grande Pico Cellini che dà una leccata a un falso marmo alessandrino; del gallerista della Tartaruga Plinio De Martiis; del “Puma” Mario Schifano “figura leggendaria di dissoluto pubblico e di trasgressore” e di altri noti e meno noti, come il “dandy col ferraiuolo” Gino de Dominicis o il già citato Germano Lombardi, a cui Malatesta e amici diedero l’ultimo saluto in Francia con formaggi e saucissons.

Ecco: da ogni singola pagina emerge l’amore per la vita, prima ancora che per Roma. Una vita fatta d’incontri, di scoperte, di viaggi, di amicizie. E di generosità.

Tra tutti i giornalisti e scrittori che negli anni ho invitato in biblioteca Malatesta è l’unico a non essersi presentato a mani vuote. E da anni a quelle foto della Grecia fanno compagnia dei soldatini che comprò nel “Mercato dei Ladri” di Mumbai.

Ma sono ancora più affezionato alla pietra intagliata di epoca preistorica che un tempo stava sul tavolino del suo studio e che mi è servita tredici anni fa in un hotel di Parigi a chiedere la mano a mia moglie. Naturalmente in ginocchio.
Saul Stucchi

Ringrazio Andrea Rota Nodari per la foto dell’incontro con Malatesta a Mezzago nel 2002.

Stefano Malatesta presenterà “Quando Roma era un paradiso” il 18 febbraio 2016 alle ore 18.30 alla Galleria Sozzani in Corso Como 10 a Milano. Interverranno la giornalista Chiara Beria di Argentine, l’attore Giuseppe Cederna e il direttore del Touring Club Italiano Silvestro Serra.  


Copertina del libro di Stefano Malatesta - Quando Roma era un paradiso
  • Quando Roma era un paradisoCopertina del libro di Stefano Malatesta - Quando Roma era un paradiso
  • Autore: Stefano Malatesta
  • Editore: Skira (26 novembre 2015)
  • Collana: Art stories
  • Pagine: 144
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