Fino al 31 gennaio il Piccolo Teatro di Milano ha in cartellone per la sede dello Studio intitolato a Mariangela Melato Virgilio brucia della compagnia Anagoor, alla prima esperienza nel “tempio” del teatro meneghino.
Difficile incasellare in una categoria lo spettacolo visto l’altra sera: un lungo monologo arricchito da filmati, scene recitate e brani cantati? Uno spettacolo multimediale? Più semplice darne un giudizio, naturalmente personale: molto intenso. E dunque meritevole di essere visto.
Ne godranno maggiormente gli spettatori con una cultura formata sui classici, perché la domanda su cosa sia un classico e quale sia la sua funzione è un po’ il filo rosso dello spettacolo che almeno in un momento emerge esplicitamente, quando la voce narrante della prima parte (Marco Cavalcoli) racconta del tentativo di Amitav Ghosh di ribellarsi e liberarsi dai lacci della tradizione classica che, per lui scrittore indiano, è quella della potenza colonizzatrice che per secoli ha asservito il suo Paese.
Virgilio brucia suscita emozioni e suggestioni, mescolando i mezzi espressivi e le fonti d’ispirazione, che non si esauriscono nell’opera del “duca mio” mantovano. E sollecita domande sul ruolo del poeta e più in generale dell’intellettuale nella società, soprattutto quand’essa vive all’ombra di un tiranno.
Consentitemi una breve parentesi personale: ho visitato pochi giorni fa la mostra di Ingres al Museo del Prado di Madrid. Una delle sale ha per protagonista la tela in cui il pittore classicista ha raffigurato il celebre episodio della lettura del libro VI dell’Eneide da parte di Virgilio alla famiglia imperiale. L’immobilità insensibile di Augusto contrasta icasticamente con quella drammatica di sua sorella Ottavia, svenuta al sentir pronunciare il nome del figlio Marcello, scomparso da poco.
Heu, miserande puer, si qua fata aspera rumpas,
Tu Marcellus eris.
Poco più indietro il percorso espositivo mette in dialogo tra loro due ritratti di Bonaparte: nel primo raffigurato come Primo Console, nel secondo nella pomposa (e tremendamente kitsch) veste di Imperatore dei Francesi. Pochi anni separano i due momenti, ma sono due mondi diversi. In quel breve lasso di tempo Napoleone aveva accumulato nelle sue mani tutto il potere, così come diciotto secoli prima aveva fatto Ottaviano. Ma quest’ultimo ebbe l’abilità (e la fortuna) di rimanere saldo sul trono per quarant’anni e di morire da principe.
Gli onori che ricevette e le cariche che ricoprì li racconta lui stesso nelle Res Gestae, rievocate nel corso dello spettacolo. E i rumori della folla che fanno da sottofondo sottolineano gli aspetti di massificazione del consenso e si pensa automaticamente alle oceaniche adunate in Piazza Venezia o alla plebe ai piedi della scalinata dalla quale Antonio – Marlon Brando (nel film di Mankiewicz) la plasma con l’arma della parola ai funerali di Cesare… Emozioni e suggestioni, appunto.
Emozioni come quelle, intensissime, che suscita il video dedicato al mistero della nascita, così simile a quello della morte. La mucca che si sta sgravando si agita nella stalla e il pulcino frantuma a colpi di becco il guscio dell’uovo che lo protegge e insieme lo tiene prigioniero. Sono immagini liriche, degne di accompagnare uno spettacolo dedicato al poeta delle Georgiche e delle Bucoliche.
Ecco gli attori che mimano la cerimonia (ché di cerimonia vera e propria si tratta) della preparazione del miele e poi Augusto indossa una maschera d’oro per assistere con la famiglia alla lettura dalla viva voce del vate di un libro dell’Eneide: ma non il VI, bensì il II, quello che ha per tema la caduta di Troia.
Infandum, regina, iubes renovare dolorem.
La recitazione integrale in latino di Marco Menegoni è memorabile, da brividi.
Saul Stucchi
Foto di Piero Tauro
VIRGILIO BRUCIA
Dal 26 al 31 gennaio 2016
- con Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari, Marta Kolega, Gloria Lindeman, Monica Tonietto, Emanuela Guizzon, Aglaia Zanetti, Massimo Simonetto, Artemio Tosello
- con la partecipazione straordinaria di Marco Cavalcoli
- regia Simone Derai; drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi
- costumi Serena Bussolaro, Simone Derai; scene Simone Derai, Luisa Fabris, musiche Mauro Martinuz
- video Simone Derai, Giulio Favotto; musiche Mauro Martinuz
- testi ispirati dalle opere di Publio Virgilio Marone, Hermann Broch, Emmanuel Carrère, Danilo Kiš, Alessandro Barchiesi, Alessandro Fo, Joyce Carol Oates
- Orari: martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00
- Biglietti: platea intero 25 €, ridotto 20 €; balconata intero 22 €; ridotto 17 €
Piccolo Teatro Studio Melato
via Rivoli 6
Milano
Informazioni:
www.piccoloteatro.org