Fino a domenica primo marzo il Teatro Menotti di Milano avrà in cartellone lo spettacolo Un sogno a Istanbul che Alberto Bassetti ha tratto – liberamente, come si dice di prassi – dal romanzo La cotogna di Istanbul di Paolo Rumiz, pubblicato da Feltrinelli nel 2010 (seguito poi dalla versione audiolibro con la lettura dello stesso autore e di Moni Ovadia che martedì era in sala per la prima milanese). Ne firma la regia Alessio Pizzech, mentre le scene e i costumi sono di Andrea Stanisci.
Senza nulla togliere a loro, al lettore / spettatore quel che più importa e più rimane impresso è il lavoro sul palcoscenico dei quattro interpreti. Protagonisti dell’intensa storia d’amore al centro della vicenda sono l’enigmatica vedova Maša e l’ingegnere austriaco Max, a cui danno corpo e parole rispettivamente Maddalena Crippa e Maximilian Nisi. Insieme a loro ci sono Adriano Giraldi e Mario Incudine a fare da voci narranti e “colonna sonora” nel caso di Incudine che accompagna alcuni dei momenti più significativi con i vari strumenti a sua disposizione.

Chi conosce Rumiz, sia come giornalista sia come scrittore, apprezza in particolare l’atmosfera che circonda le storie che racconta. La trasposizione teatrale esalta la “cucina” dell’autore triestino: ma mai come nel suo caso, la denominazione d’origine è limitante e fuorviante. Paolo è uno scrittore europeo che ha un occhio (e un orecchio) di riguardo per l’universo balcanico. Un mondo che è un crogiolo di mondi, di storie e di popoli, di tragedie e di unioni felici e prospere. E La cotogna di Istanbul è il distillato di decenni di viaggi, incontri, letture ed esperienze.
Come un antico aedo – e il riferimento è tutt’altro che casuale – Rumiz presenta al pubblico il resoconto di una vicenda perché emblematico di un modo di vivere: di amare e soffrire, di resistere e andare in cerca, di ricordare e sperare, anche quando tutto intorno il mondo brucia e gli uomini perdono la ragione.

Seduto in poltrona lo spettatore compie in novanta minuti un viaggio nel tempo e nello spazio, tra Vienna, Istanbul, la Grecia e Sarajevo, tra profumi – insistiti sono i riferimenti a tutta questa componente sensoriale – canti e musiche e nevicate spesso evocate. Potente più di tutte le forze è amore – si sa – e lo è perché ha come alleato preziosissimo il racconto. Come nell’epica omerica, ecco quindi gli epiteti «viso da tartara, femori lunghi» e le genealogie e l’invito rivolto al cantore: «raccontami la sua storia, anzi: la loro storia…».
In quella che è una trenodia balcanica – ma un canto funebre pieno di vita! – promesse e giuramenti, momenti felici e le tappe di una malattia che non lascia scampo sono presentati dagli interpreti con una intensità che coinvolge il pubblico (lo dimostra anche l’applauso che stava per partire a scena aperta alla fine della “canzone del distacco”). In particolare Crippa e Nisi uniscono le storie dei rispettivi personaggi con intrecci di mani, di parole e di sguardi. Di lei sorprende l’abilità canora (ma anche le movenze nel ballare il sirtaki), di lui la variazione dei toni…

A inizio febbraio ho lasciato Max, nel senso di Nisi, al tavolino di un bar a Trieste dove ci siamo incontrati per una bella chiacchierata (su cui ritornerò), dopo averlo visto in scena con Viola Graziosi in Quartett di Heiner Müller al Teatro Franco Parenti a fine gennaio. E l’ho ritrovato l’altra sera al tavolino di una taverna balcanica su quest’altro palcoscenico milanese.
La vita fa giri strani, a volte in piccoli cerchi, altre con circonvoluzioni più ampie e tortuose. Dietro il personaggio di Max è impossibile non vedere lo stesso Rumiz che giusto vent’anni intervistavo per la rivista cartacea ALIBI per essere altrove (“madre” di ALIBI che ora leggete) mentre viaggiavamo su un treno partito da Padova, per poi proseguire sulla mia auto per accompagnarlo a Bergamo, una volta che aveva perso la coincidenza a causa di uno degli immancabili ritardi dei treni italiani spesso al centro dei suoi racconti.
Ricordo che per il timore che qualcosa andasse storto avevo con me tre registratori, di cui uno ancora con la cassetta a nastro. Dove siano finite quelle registrazioni digitali e analogica non saprei dire, ma so che mi è bastato il cellulare per registrare la chiacchierata con Maximilian Nisi a Trieste.
Per dire che non tutto è peggiorato negli ultimi vent’anni. E per esprimere la consapevolezza che due persone sedute a un tavolino sono la forma più concentrata e originaria di quello che chiamiamo teatro.
Saul Stucchi
Foto di Elia Pozzan
Un sogno a Istanbul
Di Alberto Bassetti, liberamente ispirato al romanzo “La cotogna di Istanbul” di Paolo Rumiz, edizioni FeltrinelliCon Maddalena Crippa, Maximilian Nisi, Mario Incudine, Adriano Giraldi
Regia Alessio Pizzech
Scene e costumi Andrea Stanisci
Musiche Mario Incudine
Luci Eva Bruno
Produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro MenottiVia Ciro Menotti 11, Milano
Quando
Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.00Domenica 16.30
Lunedì riposo
Durata: 90 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 32 € + 2 € prevendita
Ridotto 16 € + 1.50 € prevendita