I Greci ci hanno insegnato che non esiste (o, perlomeno, non resiste) impresa epica se non è elaborata da un poeta e cantata – in qualche forma – da un aedo. Ne abbiamo avuto l’ennesima riprova ieri sera noi spettatori, entusiasti, dello spettacolo Il resto della settimana che Peppe Servillo, accompagnato dalla chitarra di Cristiano Califano, ha portato in scena al Teatro Carcano di Milano nel calendario della rassegna Note del martedì.
Attorno a un lungo brano estratto dall’omonimo libro di Maurizio De Giovanni, pubblicato da Rizzoli nel 2015, inanella alcune canzoni dedicate al calcio, a cominciare da Per fare un gol (a ritmo di samba) per finire con No te mueras nunca, le parole che gli Argentini dicono alle persone che amano, passando per Maradona era meglio e’ Pelè (come altrimenti potrebbe intitolarsi una canzone d’amore?!).

“Lui”, Diego Armando Maradona, è la figura onnipresente anche se raramente menzionata per nome, nel rispetto della sua divinità calcistica, fattasi carne in un uomo che molto ha sofferto pur di dare gioia agli altri.
Dicevo che cuore dello spettacolo sono alcune pagine del libro di De Giovanni, ovvero il racconto della sfida tra Juventus e Napoli avvenuta domenica 9 novembre 1986 allo Stadio Comunale di Torino. De Giovanni si è fatto Omero di quello scontro epico – appunto – e Servillo ne è l’aedo, accompagnato dalla cetra, pardon, dalla chitarra del virtuoso Califano che regala agli spettatori anche una citazione del jingle di Novantesimo minuto.
Sembra un’altra epoca! Non così distante come l’epopea troiana, eppure… Io avevo allora quindici anni e ascoltavo la telecronaca delle partite da una radiolina arancione. Rare volte usavo un auricolare mono, oggi praticamente scomparso dalla circolazione (sopravvive soltanto nelle audioguide – come quella del Museo Egizio di Torino – in versione usa e getta).
Non esisteva internet e le squadre italiane erano composte per lo più da giocatori nostrani. Del totale di ventisei calciatori scesi in campo (compresi i due cambi per squadra) soltanto tre erano gli stranieri: Maradona per il Napoli, Platini e Laudrup per la Vecchia Signora. Questo non lo raccontano De Giovanni e Servillo, ma lo si ricostruisce con una veloce ricerca in rete, nel senso del web.

I Napoletani non sono tifosi, dice De Giovanni e Servillo conferma, ma malati di calcio. Vivono il tifo come una malattia che ha in sé stessa la cura, tra una ricaduta e l’altra, tra gioie e sofferenze. Per assistere a quella partita che metteva in palio ben più di due punti (il premio per la squadra vincente; soltanto dieci anni dopo sarebbe stato elevato a tre) in classifica quattro tifosi partenopei risalgono la Penisola a bordo di una Fiat Regata con serbatoio miracolosamente pieno, fidando nel fatto che il ritorno sarà in discesa…
Non vedranno una partita, ma poco meno di uno scontro di civiltà, due filosofie di vita e di gioco che si affrontano in campo, sulle tribune e in sala stampa. Capitò di tutto. Ecco come lo scrittore ha reso uno dei memorabilia di quella giornata destinata a entrare nel mito:
I maledetti (gli juventini, ndr) si difendevano in undici, la tribuna di fronte taceva e sospirava a ogni pericolo scampato. Ci provarono tutti i nostri, arrivò al tiro perfino Bruscolotti e questa, credetemi, è un’altra delle cose straordinarie che successero il nove novembre dell’ottantasei. Perché Bruscolotti Giuseppe detto la Mascella di Sassano non era un uomo, era un terzino: scolpito a colpi di karate da un blocco di pietra lavica, tecnicamente dotato quanto uno gnu e altrettanto abile nel dribbling, uno che ha passato la metà campo quattro volte in carriera, una delle quali per andare in bagno con urgenza. E quel giorno addirittura tirò in porta, e i compagni lo guardarono allibiti”.
Al riconoscimento del talento di Servillo e di Califano va aggiunto dunque quello per la bravura di De Giovanni.
Il resto della settimana dura poco meno di novanta minuti e allo spettacolo non pone fine il triplice fischio dell’arbitro bensì i calorosi applausi del pubblico, tra cui quelli di una signora seduta nella mia fila che è esplosa in un sonoro “Forza Napoli!”.
Saul Stucchi
Il resto della settimana
di Maurizio De Giovannicon Peppe Servillo
musiche eseguite dal vivo da Cristiano Califano
Produzione Bellosguardo srl
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro CarcanoCorso di Porta Romana 63, Milano
Quando
Martedì 7 febbraio 2023Orari e prezzi
Orari: ore 19.30Biglietti: intero 23 €