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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Pesciolinen”, ovvero “La ragazza del Novecento”

28 Giugno 2022

“Pesciolinen”, ovvero “La ragazza del Novecento”

Recensione dello spettacolo teatrale “La ragazza del Novecento”, messo in scena a Fenegrò il 19 giugno 2022.

Esistono tanti tipi di teatro. E tanti modi per fare teatro. Quello di cui voglio parlare è un modo particolare, ma a modo suo affascinante per raccontare ai pochi (fortunati) spettatori un po’ di storia italiana. Non come la si impara sui libri di testo scolastici, ma partendo dal basso, dalla gente comune che, pur non rendendosene conto, attraversa le varie epoche e arriva a farci capire da dove veniamo e perché siamo così. Francesco De Gregori direbbe: “La storia siamo noi”.

Una scena dello spettacolo "La ragazza del Novecento"

Non a caso ho detto “partendo dal basso”, perché in questa che è a tutti gli effetti una ricostruzione storica, viene dato particolare risalto all’ambientazione (gli utensili, i mobili, i tavolini e le sedie del bar, ecc.), ai costumi (ovviamente d’epoca), alle parlate (spesso in dialetto, trattandosi di cento anni fa, in un piccolo paesino). Ma, essendo anche un lavoro teatrale, gli attori e i figuranti si muovono e agiscono secondo le precise indicazioni dell’autore del copione (Gabrio Figini) e del regista (Paolo Volonté).

Anche se non ci fossero le norme dettate dalla pandemia riguardo il distanziamento e gli affollamenti eccessivi, lo spettacolo si svolgerebbe egualmente, dato che è una passeggiata attraverso il paese di Fenegrò (Como). Il pubblico è accompagnato da un narratore e, con lui, si sposta nei luoghi stabiliti.

Rievocazione storica

È necessario, a questo punto, che apra una parentesi. “La ragazza del Novecento” è la continuazione (chiamiamola così) di un progetto messo in scena quattro anni fa e che raccontava – nello stesso paese e con le stesse modalità – una giornata del 1948 a settant’anni dalle vicende narrate. La rievocazione ha avuto un successo superiore alle aspettative e molte persone non sono riuscite a vedere lo spettacolo, poiché non era prevista un’altra data.

Questa volta, invece di muoversi tra i vari luoghi in una stessa giornata, sia le locations, sia i personaggi si spostavano su un asse diacronico che, partendo dal 1900, arrivava fino alla liberazione dell’Italia dopo la Seconda guerra mondiale.

Una scena dello spettacolo "La ragazza del Novecento"

Per la verità, non tutto quanto è stato raccontato è davvero avvenuto nel piccolo borgo comasco, ma l’impianto generale era di grande precisione e veridicità storica (lasciatelo dire a uno che fino a qualche anno fa, insegnava anche questa disciplina).

Partecipazione attiva

Detto che il pubblico è sembrato gradire molto (ci sono state richieste per una replica in futuro), la “Finis Agrorum” (organizzatrice dell’evento) ha sicuramente raggiunto il suo scopo, dal momento che tutti i gruppi erano numerosi e molti degli spettatori durante il “viaggio” sono stati catturati da ricordi o emozioni.

Lasciando da parte il successo dell’iniziativa presso quelli che sono accorsi a vederla, vorrei anche porre l’accento sulla partecipazione attiva dei Fenegresi e non. Quanti hanno contribuito alla rievocazione (come attori o come figuranti) sono stati quasi cento e il clima che si è creato fra di loro è stato estremamente positivo. C’erano ragazzi, giovani, adulti e “vecchietti”.

C’erano persone amiche da sempre, ma anche chi si vedeva per la prima volta e tutti sono stati travolti da un’ondata di entusiasmo e di allegria che ha fatto dimenticare il caldo, i disagi e persino – in qualche caso – leggeri malesseri.

Una bella eccezione

Come ho già detto in altre occasioni, sono felice di far notare che, in un paese di circa tremila anime, la gran parte della comunità ruota intorno a eventi culturali (questa rievocazione storica non è l’unica ed esistono altre compagnie teatrali all’interno di Fenegrò e dei comuni limitrofi), e credo sia una bella eccezione per l’Italia intera e una vera speranza per il nostro futuro.

Una scena dello spettacolo "La ragazza del Novecento"

La storia di Lucia (la ragazza del Novecento del titolo), si chiude con un battesimo. L’Italia è finalmente libera e la nostra protagonista, in compagnia del marito, festeggia la sua terza figlia, Vittoria. Mai nome fu più indicato per riprendere a sperare dopo tutto quanto era accaduto dall’inizio del secolo.

Per chiudere, mi resta da spiegare il titolo. In uno dei momenti più drammatici della storia raccontata, un sidecar tedesco (perfettamente d’epoca e perfettamente funzionante), con a bordo due soldati della Wehrmacht insegue e, armi alla mano, costringe al muro un partigiano e un onesto falegname. Tra le tante minacce, il cattivo dice che se il partigiano non si risolve a confessare la sua vera identità, allora lo porteranno sul lago di Como e lo daranno “Gnam gnam…in pasto ai pesciolinen”.

L S D

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