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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Al Teatro Fontana di Milano la Bottega del caffè di Fassbinder

12 Gennaio 2018

Al Teatro Fontana di Milano la Bottega del caffè di Fassbinder

Al Teatro Fontana di Milano è in scena fino a domenica 14 gennaio lo spettacolo “Das Kaffeehaus – La bottega del caffè” di Rainer Werner Fassbinder (nella traduzione di Renato Giordano), tratto dalla celeberrima commedia di Carlo Goldoni. La regia e l’adattamento scenico sono di Veronica Cruciani.

Una scena dello spettacoloAndate a vederlo perché trascorrerete 100 minuti di divertimento, seguendo senza momenti di noia né cali di tensione le intricate vicende dei nove personaggi interpretati – tutti validamente – dagli attori della Compagnia del Rossetti, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che vogliamo citare nei rispettivi ruoli:

Filippo Borghi è il giovane Eugenio con il debole per il gioco d’azzardo, Ester Galazzi fa la conturbante entraîneuse Lisaura, Andrea Germani è il cameriere Trappola con misteriosi trascorsi in Arizona, Lara Komar è la splendida eppur trascurata mogliettina Vittoria, Riccardo Maranzana è il mordace barista Ridolfo, Francesco Migliaccio è un don Marzio che da napoletano si fa slavo (a giudicare dall’accento), Maria Grazia Plos è Placida, nomen tutt’altro che omen, Ivan Zerbinati (attore ospite rispetto alla compagnia) è Flaminio alias il conte Leandro, mentre Mauro Malinverno è il biscazziere senza scrupoli Pandolfo.

La compagnia dello Stabile del Friuli Venezia Giulia nello spettacolo "Das Kaffeehaus - La bottega del caffè" di FassbinderHa scritto Veronica Cruciani nelle note di regia:

Nonostante si tratti di un’opera del 1969, la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo la mia intenzione è di ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi nell’essenza interiore somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo.Il richiamo al carnevale veneziano della commedia goldoniana è dato dalle mascherine che in alcuni momenti gli attori indossano, per il resto l’allusione a Venezia è data da un rumore di sciabordio che ogni tanto riecheggia in scena. Ma le maschere, in effetti, non servono: la doppiezza di ciascun personaggio è talmente patente da non richiedere travestimenti.

La compresenza di due aspetti opposti appare come una rivelazione nella risposta che Placida dà a Vittoria quando questa le sbatte in faccia le infedeltà del marito: “e nonostante ciò lo amo. È il mio padrone, è di mia proprietà e tornerà da me”.

A turno ciascuno pronuncerà una confessione strappalacrime, aprendo (ma davvero?) il proprio cuore, salvo poi tornare a quello che era prima già all’istante successivo.

Non che siano insensibili, sia chiaro. Al denaro sono sensibilissimi (il denaro ha il potere di trasformarli immediatamente, anche se solo temporaneamente) e anche le minacce e le lusinghe non li lasciano indifferenti… E coglie nel segno l’affermazione “l’essere umano è fatto di tante cose insieme”, che trova come risposta un concentrato di misoginia come “ma la donna non è un essere umano…”.

Difficile però stabilire se siano peggio gli uomini o le donne in questa commedia umana in cui tutti comprano e/o sono comprati, in zecchini convertiti al volo negli equivalenti in dollari, sterline ed euro (nel testo di Fassbinder c’erano i marchi tedeschi). Dei personaggi è il barista Ridolfo il più “filosofo”, ma sono tutti comunque di lingua svelta, facili alla volgarità, anche se i doppi sensi (dal “cavallo berbero” in poi) sono così aperti da apparire innocui.

Se poco rimane dello sguardo goldoniano sulla borghesia (“io faccio un mestiere” dice Ridolfo a Eugenio che invece fa bella mostra di preferire il rischio dell’azzardo alla fatica del lavoro), i pettegolezzi si fanno più cinici e le note settecentesche lasciano il posto alla musica da club.
Davvero uno spettacolo ben costruito e altrettanto bene recitato.
Saul Stucchi

Dal 9 al 14 gennaio 2018

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ/DAS KAFFEEHAUS

  • di Rainer Werner Fassbinder
  • da “La bottega del caffè” di Carlo Goldoni
  • traduzione di Renato Giordano
  • regia e adattamento scenico di Veronica Cruciani
  • con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Filippo Borghi, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos, Ivan Zerbinati (attore ospite) e con Mauro Malinverno
  • scene e costumi Barbara Bessi
  • drammaturgia sonora Riccardo Fazi
  • disegno luci Gianni Staropoli
  • produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Orari: 
da martedì a sabato 20.30
domenica 16.00
lunedì riposo

Biglietti: intero  19 €; ridotti da 9,50 a 15 €
prevendita e prenotazione  € 1,00

Informazioni:

Teatro Fontana
via Gian Antonio Boltraffio 21
Milano

Tel.  02.6901 5733
www.teatrofontana.it

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