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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Gianni, mi senti?”: noi, la TV e Diana Ceni

7 Giugno 2019

“Gianni, mi senti?”: noi, la TV e Diana Ceni

Martedì 4 giugno ho visto al Teatro Libero di Milano lo spettacolo “Gianni, mi senti?”, uno studio liberamente tratto da “Le cose sottili dell’aria” di Massimo Sgorbani.

Il progetto, la regia e l’adattamento portano la firma di Alberto Oliva e Mino Manni. In scena c’era Diana Ceni, affiancata – per la prima volta sul palcoscenico – da Marco Omer Louncours. Il pubblico, per quanto ho potuto constatare composto per la maggior parte da amici della protagonista, le ha tributato caldi applausi al termine della recita. Non solo per affetto, ma anche a ringraziamento delle emozioni che Diana ha saputo suscitare negli spettatori.

Locandina dello spettacolo "Gianni, mi senti?"

“Alla fine dell’800 l’inventore del tubo catodico William Crookes, era convinto che attraverso il suo nuovo strumento ci sarebbero pervenute le immagini “dei nostri cari trapassati”. Una previsione che a ben vedere si avvera ogni volta che l’informazione spedisce i fatti all’altro mondo. Quando al chiarore dei pixel accendiamo il nostro mortificio quotidiano, quel che va in onda è l’al di là” ha detto l’autore.

“Gianni, mi senti?” è il tentativo di dialogo con il coniuge scomparso, un monologo intriso di rancore e rassegnazione, di cinismo e di dolcezza, di nostalgia e di frustrazione. Ma è anche una storia dell’Italia e del mondo vista attraverso lo schermo della televisione.

Alberto Oliva, Marco Omer Louncours, Diana Ceni e Mino Manni al termine dello spettacolo "Gianni, mi senti?"

Spezzoni audio ci riportano indietro agli anni. Gianni Minà intervista a Gemona i superstiti del terremoto in Friuli e getta i semi di quella che poi diventerà la TV del dolore (“signora mia, cosa si sente di dire all’uomo che l’ha violentata? Lo perdona?”). Tito Stagno fa la telecronaca dell’allunaggio, Elisabetta Viviani canta la sigla di “Heidi” e Ameri l’epopea di Italia – Germania 4-3, la partita del secolo.

E io intanto pensavo a quando da bambino avevo saputo della liaison tra la Viviani e Rivera, rimanendone turbato. Ma avrei imparato in fretta che l’Italia è il paese della doppia morale… Ecco: è l’Italia che non passa mai quella che scorre sullo schermo della TV. La voce di Bruno Vespa che annuncia il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta è la voce che sentiamo ancora oggi (che sentite ancora oggi, permettetemi).

Accanto al divano sta seduto in poltrona il figlio Mirko. Non dice nulla. Ma la sua non è una presenza muta. La sua storia e quella della TV a colori sono collegate. Come per altri milioni di Italiani, i fatti privati della protagonista trovano rispondenza, aggancio o contraltare nelle vicende trasmesse dalla televisione.

Tutte le parole di Diana non bastano a creare un dialogo. Non le può rispondere il marito morto. Non le presta attenzione il figlio ritardato. Né tanto meno può interagire con lei l’apparecchio TV, che a noi internauti abituati al web 2.0 pare dannatamente primitivo nella sua monodirezionalità.

Tra sogni e delusioni, tra Neil e Louis Armstrong, tra la luna e il ventre della terra, tra l’amore e il catetere, tra l’avremmo potuto e il non ci siamo riusciti, questo “Gianni, mi senti?” tocca il cuore. E lo spezza quando si riascolta la voce del soccorritore del piccolo Alfredino.

Saul Stucchi

4 giugno 2019 ore 21.00

Teatro Libero
via Savona 10
Milano

Gianni, mi senti?

Uno studio liberamente tratto da “Le cose sottili dell’aria” di Massimo Sgorbani

Progetto, regia e adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
Con Diana Ceni e Marco Omer Louncours

Lo spettacolo verrà replicato giovedì 13 giugno 2019 alle ore 20.45 in piazza della Repubblica a Milano. Prenotazione obbligatoria a koine.loft@gmail.com. In scena con Diana Ceni ci sarà Fabrizio Kofler.

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