Il Teatro Litta MTM di Milano ha in cartellone da martedì 9 a domenica 14 novembre lo spettacolo “Elettra” di Giovanni Testori, per la regia di Pasquale Marrazzo. Si tratta di una prima nazionale, dunque si possono perdonare le lievi sbavature che al debutto di ieri mi pare di aver notato, insieme a qualche calo di tensione.
Il rodaggio porterà sicuramente benefici effetti di irrobustimento e scioltezza nella rappresentazione che vede tre attrici sul palcoscenico: Emanuela Villagrossi interpreta Elettra, Rossana Gay è sua madre Clitemnestra, mentre Alessandra Salamida si sdoppia nelle parti maschili di Oreste e di Egisto.

Testori rilegge il mito classico del ciclo dedicato al ritorno di Agamennone a Micene, dopo la decennale impresa dell’assedio di Troia. La sua, però, non è più “quella” Elettra. Si è definitivamente compiuto il passaggio da “persona” (pur mitica) a “personaggio”. “A quei tempi ero ancora Elettra” è una delle prime battute con cui si presenta al pubblico “questa” Elettra. Parla agli spettatori ma si rivolge anche all’autore, come poi farà anche Clitemnestra. L’appello allo “scrivano”, al “poeta da quattro soldi”, è una caratteristica del teatro testoriano, basti pensare alla “Cleopatràs” di Valter Malosti, recentemente andata in scena al Triennale Milano Teatro con Anna Della Rosa.
Per certi versi è un gioco di metateatro l’“Elettra” di Testori. I ricorrenti termini “finzioni” (da pietre a troni di carta), “attori”, “queste assi” per indicare il palcoscenico, e altri afferenti al mondo del teatro, tessono una trama che avvolge il mito classico. L’azione non ne risulta soffocata, quanto piuttosto decostruita. È come se i personaggi partecipassero a una seduta di psicanalisi aperta al pubblico. Al complesso di Edipo elaborato da Freud, risponde qui il complesso di Elettra formulato da Jung.
Ma a ben vedere, a ciascun personaggio potremmo affibbiare un proprio, distintivo e specifico, “complesso”. I sentimenti che provano gli uni verso gli altri, tanto di odio quanto di amore, sono così intensi e violenti da dilagare in comportamenti patologici.
Illuminante a questo proposito la confusione d’identità tra Agamennone e Oreste sperimentata dalla delirante Clitemnestra. Il sovrano assassinato è onnipresente nella sua assenza. La vedova assassina subisce ancora la fascinazione per la “bestia” con cui era costretta a dividere il letto. Al suo confronto quel pavido di Egisto, ondivago Macbeth manipolato dalla risoluta Lady, sembra meritarsi l’insulto di “verme”.

Alla intricata architettura del dramma testoriano corrisponde la bella scenografia firmata dallo stesso regista Marrazzo (che cura anche i costumi): una sovrapposizione di strutture lignee di forte impatto visivo, soprattutto quando vengono fatte oscillare. Ben calibrato il disegno delle luci di Marco Meola che, di volta in volta, sottolinea o nasconde.
La colonna sonora (tra i brani si riconoscono “Can’t Help Falling in Love” di Elvis Presley e una ancora più struggente “Rain and Tears” di Demis Roussos) aggiunge un che di melanconico all’atmosfera da finale di partita, da resa dei conti.
Saul Stucchi
Elettra
di Giovanni Testoricon Emanuela Villagrossi, Rossana Gay e Alessandra Salamida
regia Pasquale Marrazzo
Scene e costumi: Pasquale Marrazzo
Disegno Luci: Marco Meola
Informazioni sullo spettacolo
Dove
MTM Teatro LittaCorso Magenta 24, Milano
Quando
Dal 9 al 14 novembre 2021Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.30domenica 16.30
Durata: 80 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 25 €; ridotti 25/20/10 €