Quanto è profondo il baratro fra la solitudine volontaria, dietro alla quale ci si arrocca per proteggersi dalle delusioni delle relazioni interpersonali, e la sgradevole consapevolezza di essere stati dimenticati da tutti?
Questa è la domanda che affiora con amarezza dal bel testo di Lucia Calamaro, che dello spettacolo “Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato)” è anche la regista. Sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti, Silvio Orlando, interpreta un omonimo vedovo padre di tre figli che, in seguito al lutto che lo ha colpito, si ritira in una casa di campagna, lontano dalla città e dal fastidioso reticolato di relazioni sociali che lo imprigionano, soffocandolo.

La vicenda ha inizio qui, all’alba di un mattino particolare, che precede una doppia ricorrenza: una, che si vorrebbe lieta (il compleanno di Silvio), e un’altra effettivamente mesta (l’anniversario della morte della moglie). Per l’occasione ciò che resta della famiglia (i figli e il fratello) si è raccolto intorno al protagonista offrendogli all’apparenza un supporto morale che lui forse nemmeno cerca. Il lutto lo ha privato di ogni entusiasmo e l’assenza di slancio si manifesta con il rifiuto della posizione eretta: stare seduto è diventato l’approccio che Silvio riserva alla vita, espressione di un’attesa di un qualcosa che è facile intuire.
Da qui inizia una fitta girandola di dialoghi ben articolati, dove l’amaro è mescolato sapientemente al comico, senza nessuna concessione al drammatico o alla stucchevolezza di sentimenti parentali artificiosamente sdolcinati. Soprattutto, del testo va apprezzata l’intenzione di concedere alle figure di contorno zone sfuocate della personalità, senza definirle come riferimento allegorico a precise caratteristiche umane.
In definitiva, tutti siamo composti dalle molteplici tinte del grigio che ben rappresentano le miserie individuali. Le dinamiche interpersonali, specialmente se influenzate da legami di sangue, sono inevitabilmente condizionate da questo digradare di tinte acrome.
Il finale amaro è uno schiaffo sul volto dello spettatore, improvvisamente riportato alla crudezza della realtà dopo due ore trascorse in un’atmosfera trasognata e quasi asettica, ricreata dalla scenografia di Roberto Crea (dove il bianco è assoluto), dai costumi di Ornella e Marina Campanale (anch’essi rigorosamente chiari), e da un uso delle luci di Umile Vainieri che trasportano la vicenda in un luogo volutamente astratto e remoto. Davanti al dolore siamo tutti soli.
Piccola annotazione di chi scrive: la sera dello spettacolo a cui ho assistito, a causa di un piccolo inconveniente scenico, le luci sono improvvisamente calate prima dello struggente monologo finale, inducendo la platea a credere che la recita fosse finita. A quel punto Silvio Orlando ha saputo intrattenere il pubblico a modo suo, indeciso se mettere fine a quel modo allo spettacolo, prima di riguadagnare la concentrazione necessaria a recitare la scena finale, drammatica conclusione del testo, sebbene a mio parere superflua.
La magia del teatro.
Simone Cozzi
Dal 19 novembre al 1° dicembre andrà in scena lo spettacolo “Il gatto”, tratto dall’omonimo romanzo di Georges Simenon, con la traduzione e l’adattamento di Fabio Bussotti, per la regia di Roberto Valerio. Interpreti Alvia Reale, Elia Schilton e Silvia Maino. Scene di Francesco Ghisu.
Dal 7 al 17 novembre 2019
Si nota all’imbrunire
(Solitudine da paese spopolato)
testo e regia Lucia Calamaro
con Silvio Orlando, Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Rendini e Maria Laura Rondanini
Scene Roberto Crea
Costumi Ornella e Marina Campanale
Luci Umile Vainieri
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14
Milano
Informazioni: