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Voi siete qui: Biblioteca » “La mano” di Simenon ovvero “Gli occhi di Isabel”

16 Giugno 2021

“La mano” di Simenon ovvero “Gli occhi di Isabel”

Non so sulla vostra, ma sulla mia bacheca di Pinterest alle case mediterranee spaziose e minimaliste, alle copertine dei libri e ad altri soggetti sui quali qui è meglio sorvolare, si alternano immagini di pagine di libri sottolineate, annotate e commentate. Sapete come funziona questo social: basta soffermarsi per qualche secondo su una foto per istruire i diabolici algoritmi sui nostri gusti (e perversioni).

Così un’immagine della copia personale di Susan Sontag del romanzo “Finnegans Wake” di James Joyce, in cui le glosse, le sottolineature, i rimandi e gli appunti della scrittrice americana hanno fagocitato il testo del collega irlandese, ha dato la stura a un’inesauribile galleria di foto simili, una più bizzarra dell’altra. Eppure…

“Certi leggitori poco considerati, e poco amanti de’ buoni Libri vanno tirando nel leggere incondite linee sotto le righe, credendo di segnar così le cose notabili per ricordarsene, cosa inutilissima; mentre si perde la memoria anche di questi segni, massime quando son molti ed eguali”, scrive sub voce “Linee” Gaetano Volpi nel suo trattatello “Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto”, ripubblicato da Sellerio con il titolo “Del furore d’aver libri”.

La mano e gli occhi

Questa lunga, ma spero non troppo noiosa, introduzione mi serve per presentarvi “La mano” di Georges Simenon, che Adelphi ha appena mandato in libreria con la traduzione di Simona Mambrini. Il romanzo potrebbe avere come titolo alternativo “Gli occhi di Isabel”.

Georges Simenon, La mano, Adelphi

Isabel è la moglie del protagonista, Donald Dodd, un avvocato quarantacinquenne che ha passato la vita a rispettare leggi e regole sociali, finché qualcosa non si è incrinato. A una festa ha bevuto più del solito e visto qualcosa che lo ha sconvolto (anche se non l’ha stupito).

Questo “incidente” è stato il sassolino che ha messo in moto una valanga dai tragici effetti. Ma la bufera di neve raccontata nelle prime pagine del romanzo è soltanto la cornice: bianca e candida quanto nero e scabroso è il pozzo in cui si affaccia a guardare Donald.

La bufera gli fornisce l’occasione e il pretesto per imprimere un cambio radicale alla sua esistenza. Ne farà le spese – per cominciare – il suo amico Ray, inghiottito dal “blizzard” (il termine inglese compare nell’originale francese: “La plus belle tempête de neige. Un vrai blizzard”) mentre cerca di raggiungere la casa di Donald insieme alle rispettive mogli, appunto Mona e Isabel.

Parole chiave

Le pagine che seguono sono il resoconto di quanto è accaduto quella notte e degli sviluppi successivi nella vita dei tre. Ed ecco la mia tentazione di annotare i termini chiave del romanzo, i momenti in cui la vicenda registra uno scatto.

È lo stesso protagonista a parlare di “inventario” all’inizio di quella che è una confessione, mentre verso la conclusione riconosce: “Avrei voluto mettere insieme un fascicolo preciso, ordinato, senza sbavature”. E poco più avanti s’immagina la vita che lo aspetta, senza concedersi sconti né abbellimenti. “Non tralasciavo nessun dettaglio, anzi li delineavo finemente come in un disegno a china. Era un’acquaforte, un album di acqueforti, la giornata di un uomo chiamato Donald Dodd”.

Con un evidenziatore marcherei le parole che si rincorrono da un capo all’altro del libro, abbracciando la storia con una rete che – il lettore intuisce, anzi, sa benissimo – terminerà con una camera della morte come le tonnare. Ne do una lista parziale, invitando ciascuno di voi ad arricchirla con le rispettive aggiunte: invidia, ammirazione, odio, paura, curiosità, stupore. Metterei in risalto i puntini di sospensione più significativi (ne ho già segnalato l’importanza nella recensione de “La fattoria del Coup de Vague”).

Protagonista de “La mano”, dicevamo, è Donald, che si fa troppe domande e si definisce in contrapposizione agli altri personaggi, la sempre controllata ma in fondo enigmatica moglie, il vecchio padre (direttore di un piccolo giornale che si sta spegnendo insieme a lui), la disinibita Mona, il socio Higgins, l’amico Ray. Con essi interagisce sempre più a fatica, a mano a mano che si discosta dal comportamento abituale.

Testimone e giudice

I processi – paralleli – di emancipazione e di estraniazione sono descritti da Simenon con la precisione di uno scienziato dell’animo umano. Donald identifica la moglie con la propria coscienza, la vede come testimone e insieme giudice (“Non ho sposato una donna, ho sposato un giudice…”, vorrebbe confessare a Mona).

Con lei ingaggia una “lotta di sguardi”. “Solo io ritenni necessario lanciare a Isabel un’occhiata di sfida. Si trattava di una tappa ulteriore, come se, con quel gesto apparentemente semplice, le dichiarassi di essermi affrancato”. Ma le cose si complicano…

È un giochino che mal sopporto, eppure mi toccherà abituarmici. Dovrei decidermi una volta per tutte a non badare ai suoi sguardi.
Lo fa apposta. È la sua arma segreta. Sa che mi sforzo di capire, che il suo atteggiamento mi mette a disagio, mi rende insicuro.
Dispone di un’intera gamma di sguardi di cui si serve come di strumenti di precisione. Alle parole potrei rispondere, ma agli occhi rispondere è impossibile.
Se le chiedessi: «Perché mi guardi così?».
Lei ribatterebbe con un’altra domanda:
«E come ti guardo?».
Nei modi più diversi. A seconda dei giorni, delle ore. A volte ha gli occhi vacui, ed è forse la cosa più sconcertante. Lei è presente. Mangiamo. Io dico qualcosa, per risparmiarci un silenzio penoso.
E lei mi guarda con occhi assenti. Guarda le mie labbra muoversi come si guarda un pesce aprire e chiudere la bocca nella sua boccia di vetro.
Altre volte, invece, mi fissa con le pupille ridotte a un puntino, come angosciata da una domanda”.

Sì, la “mano” è quella dell’intrigante Mona (e solo leggendo il romanzo capirete la scelta del titolo), ma gli “occhi” sono quelli di Isabel. Seduto sulla panchina rossa del fienile, Donald fa i conti con quegli spilli azzurri.

Saul Stucchi

Georges Simenon
La mano
Traduzione di Simona Mambrini
Adelphi
Collana Biblioteca Adelphi, 721
2021, 172 pagine
18 €

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