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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione del film “Pinocchio” di Matteo Garrone

29 Novembre 2023

Recensione del film “Pinocchio” di Matteo Garrone

Questa volta non potrò essere accusato di parlare solo di film stagionati. È vero che Matteo Garrone in questo periodo sta spopolando con Io capitano, ma io preferisco il film precedente, Pinocchio del 2019.

La storia di Pinocchio è talmente nota che non vale neppure la pena di parlarne. Aggiungo solo qualche curiosità in nota. Diventa invece interessante capire cos’ha di notevole la versione di Garrone.

Matteo ha detto in diverse occasioni che aveva in testa questo progetto fin dalla più tenera età: l’ha più volte accantonato per dare spazio ad altri lavori. Finalmente, nel 2019 ha iniziato le riprese, e le ha portate a termine in undici settimane tra Toscana, Lazio e Puglia.

“Io non voglio essere un burattino, voglio diventare un bambino come tutti gli altri.”

Uno screenshot del film "Pinocchio" di Matteo Garrone

Fedele al testo originario, il film si fa apprezzare per la fotografia di Nicolaj Brüel e per la scenografia di Dimitri Capuani. Paradossalmente, la pellicola, pur raccontando di una fiaba, riesce a creare un realismo che riporta a una Italia povera e rurale.

La critica e il pubblico hanno mostrato molta benevolenza nei confronti del lavoro di Garrone. Se volessi essere pignolo, potrei affermare che la meraviglia delle immagini, però, porta il film a essere una splendida illustrazione, con meno spazio per le emozioni.

Questo Pinocchio è un lavoro artigianale nel senso più positivo del termine. I costumi, che ci riportano a un periodo storico di cento e più anni fa, sono di Massimo Cantini Parrini, che ha ottenuto molti premi e riconoscimenti per Dogman (sempre di Garrone) e diversi altri film.

Ma la vera peculiarità della pellicola è data dal trucco protesico, anziché dall’utilizzo della CGI. La Computer Generated Imagery (CGI) è un’applicazione nel campo della computer grafica 3D che, grazie agli effetti speciali ha trovato larga diffusione, oltre che nel cinema, anche in televisione, nella pubblicità e nel mondo dei videogiochi. Basti dire che, per il trucco artigianale, il buon Federico Ielapi (il Pinocchio del film) ogni giorno, doveva sottoporsi a quattro ore di trattamento.

Non posso dimenticare, infine, le musiche di Dario Marianelli, particolarmente indovinate man mano che la storia attraversa situazioni diverse.

Le avventure del burattino possono essere lette e interpretate in mille modi: ne cito qualcuno nelle note.

“Vi sono le bugie che hanno le gambe corte e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo.”

Pinocchio è stato ripreso da numerosi fumettisti italiani e stranieri, ma è soprattutto nel cinema che ha sedotto diversi registi. Il primo è stato Giulio Antamoro, nel 1911 (film ovviamente muto), mentre la prima versione in animazione è del 1936, a opera di Umberto Spano e Raoul Verdini (incompiuto). Del 1940 è la famosa trasposizione di Walt Disney, e – sempre d’animazione – nel 2012 arriva il lavoro di Enzo D’Alò. In mezzo ci sono tante altre interpretazioni e in diversi campi.

In pellicola, Totò lo ripropose in un famoso sketch in Totò a colori (1952); Mickey Rooney lo interpretò in un film musicale e tra le molte, ne esistono anche una versione a luci rosse e una horror (Bad Pinocchio, 1996).

Più volte è arrivato nei teatri, anche sotto forma di musical. In televisione è rimasta giustamente famosa la trasposizione di Luigi Comencini del 1972.

Per ultimo ricordo il film di Roberto Benigni del 2002, perché lo stesso toscanaccio, nella pellicola di Garrone, si è prestato al ruolo fondamentale di Geppetto.

“Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!”

Il regista

Veniamo a Matteo Garrone. Nasce a Roma nel 1968 ed è anche sceneggiatore e produttore. Entra nel cinema, subito dopo il diploma al liceo artistico. Il suo primo lungometraggio è Terra di mezzo (1997), ma tanti riconoscimenti gli arrivano con L’imbalsamatore (2002).

Il grande pubblico lo scopre con Gomorra (2008), ovviamente tratto dal libro omonimo di Roberto Saviano. A Gomorra fanno seguito Reality (2012), Il racconto dei racconti – Tale of Tales (2015) e Dogman (2018).

Garrone ha fatto incetta di premi in Italia (diversi David di Donatello e Nastri d’argento) e ha anche vinto per due volte il Gran Prix al Festival di Cannes.

La caratteristica del suo cinema è la commistione fra realtà e finzione. Come scrivevo prima per Pinocchio, anche negli altri suoi lavori riesce a mettere insieme una dose di oggettività (che gli deriva dalle prime esperienze come documentarista) con qualche elemento favolista. Curioso è, però, il fatto che, anche laddove ci si aspetterebbe dei momenti puramente fantasy, rimanga un pizzico di horror in sottofondo.

Note e curiosità

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è un’opera di Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini. La prima parte del romanzo venne pubblicata a puntate sul Giornale per Bambini nel 1881 e il 1882. Collodi voleva porre fine alle avventure del burattino, ma furono i lettori a scongiurarlo di andare avanti. Ci vollero due anni perché il lavoro arrivasse a conclusione e la prima edizione in volume arrivò nel 1883 a opera della Libreria Editrice Felice Paggi, con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.

“Insegui ciò che ami, o finirai per amare ciò che trovi.” (Collodi)

Come scrivevo prima, alla storia di Pinocchio sono stati attribuiti svariati significati. Dai più semplici, come critiche alla società del tempo (ma anche a quella di oggi, direi), a spiegazioni psicoanalitiche, per arrivare a interpretazioni esoteriche o massoniche.

A questo proposito è particolarmente interessante il saggio Pinocchio, mio fratello di Giovanni Malevolti, in cui l’autore aggiunge alla solita lettura, il contesto massonico (Collodi era militante massone attivo). Già nel nome scelto (pino + occhio: i frutti del pino hanno la stessa forma della ghiandola pineale che -nella tradizione esoterica – è associata al terzo occhio), fino a molti momenti del racconto, compaiono diversi simboli dell’insegnamento gnostico-massonico: il passaggio dalla materia grezza del legno all’elevazione dell’anima è quindi il classico processo di illuminazione della setta.

Chiudo le mie note con il film A.I. di Steven Spielberg. Il progetto iniziale era di Stanley Kubrick che però lo abbandonò, perché ai tempi (metà degli anni Novanta) la tecnologia digitale non gli permetteva ancora di realizzarlo. Così il progetto, rimasto incompiuto per la morte di Kubrick nel 1999, venne recuperato anni dopo dall’amico Spielberg.

Cosa c’entra dunque questo film con Pinocchio? Anche se la storia è ambientata in un futuro lontano e i protagonisti sono androidi, è indubbia la derivazione dalle avventure del burattino di Collodi (esplicitamente citato nel film). Non è stato un grande successo come altri film del regista di Cincinnati, tuttavia io l’ho trovato particolarmente originale e interessante.

L S D

Pinocchio

  • Regia: Matteo Garrone
  • Soggetto: dal romanzo Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
  • Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Ceccherini
  • Interpreti: Federico Ielapi, Roberto Benigni, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini, Marine Vacth, Gigi Proietti, Alida Baldari Calabria
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