Nel 1984, nel Cimitero di Merkezefendi, a Istanbul, vive l’anziano scalpellino Avdo Usta, protagonista del romanzo Pietra e ombra di Burhan Sönmez (traduzione di Nicola Verderame, Nottetempo, 2023). Nonostante Avdo sia ormai vecchio e i suoi polsi non siano più quelli di una volta, gli è stata commissionata una lapide, voluta dallo stesso defunto l’Uomo dai Sette Nomi, nome con cui la popolazione chiama un uomo che identità sembra non averla.
Sulla identità dell’Uomo dai Sette Nomi tutti sono incerti. Quello che si sa è che ha trascorso quarant’anni a vagare tra Gerusalemme, Il Cairo, Creta, Atene, Roma, Istanbul. E che prima della vita randagia, che si è imposto ‒ o che la Storia e la Vita gli hanno imposto ‒ è stato colpito, durante una deportazione, e ritrovato in stato confusionale e senza memoria sulle rive dell’Eufrate. Per questo all’uomo è stato affibbiato dai militari, che l’hanno trovato, un nuovo passato.

Venuto a contatto con la storia di quest’uomo, il vecchio Avdo non può non ricordare le vite della giovane Elif, destinata a sposare lo spietato Mikail Ağa; quella di sua sorella Ipëk, che scappa a Istanbul e diventa la famosa Perihan Sultan che canta di amori falliti; ma anche altre storie, come quella del piccolo Baki, cresciuto grazie agli insegnamenti di Avdo, del Marinaio Biondo, della fuggiasca Reyhan segnata dalle dure conseguenze della sua ribellione alle ingiustizie, dell’imam Hoca, del militare Cobra ottenebrato dalla violenza.
Pietra e ombra di Burhan Sönmez è un romanzo incentrato sul tema della memoria, dell’amicizia e degli affetti, che si snoda tra eventi storici, frutto di ricerche accurate e una fervida fantasia narrativa. Tipico della scrittura di Sönmez è l’intreccio di piani temporali differenti, passando dal 1985 agli anni Sessanta, dal 2002 al 1939, con incursioni nei secoli passati. I continui stacchi temporali si riflettono anche nello spazio: si passa dalla frenesia urbana indifferente agli scorci di villaggio, dove «i bambini partecipavano a faide già a partire dai loro nomi, diventando così parte di un passato che non conoscevano», a luoghi in cui la «tradizione è sinonimo di destino».
Il Novecento europeo passa sotto gli occhi del lettore e attraversa quattro generazioni. Il protagonista Avdo è un bambino di strada e vive a Mardin, città crocevia di molte culture, quando nel 1939 incontra il mastro scalpellino armeno Josef, che lo avvia a quella che sarà la sua vita e la sua arte.
L’Uomo dai Sette Nomi rappresenta la ricerca perenne di un’identità, di un passato, di una memoria. Che la Storia e gli uomini sottraggono. Ben presto si rivela una figura che occuperà gran parte non solo della storia, ma finirà anche per influenzare molti dei personaggi presenti nella storia, modificando i loro destini: come accade alla donna amata Elif, che è sepolta nel cimitero sotto l’albero di Giuda, al Marinaio Biondo, alla cantante di arabesk di Istanbul Perihan Sultan, sorella di Elif, o alla giovane Reyhan scampata alla persecuzione politica, figlia di Perhian. Esistenze, queste, che si intrecciano in modi spesso segreti anche con quella di Avdo.
La narrazione, ben costruita grazie all’uso dei flashback, assume quindi un carattere polifonico, che tende a fare di Avdo il custode delle vite. È interessante notare come si dia molto spazio nel romanzo alla musica, alle altalenanti fortune, dell’arabesk e allo stile di vita che identifica gli immigrati dalle province nella grande città di Istambul.
La scrittura di Sönmez ha una natura politica; in questo romanzo in particolare si evocano, fra gli altri, il massacro di Sivas del 1993 durante la festa per Pir Sultan Abdal, la denuncia delle tensioni a Istanbul contro la giunta militare, la violenta repressione delle proteste contro le esecuzioni in carcere.
Sönmez si interroga molto anche sull’alienazione e sulla perdita dell’identità ma anche sul concetto di “patria”. L’Uomo dai Sette Nomi, in Pietra e ombra, non è altro che l’espressione di quanto può accadere quando la Storia sconvolge la vita delle persone. Tematica su cui lo scrittore ha costruito il romanzo Labirinto (anch’esso tradotto da Nicola Verderame per Nottetempo, 2019).
Da quello che viene fuori nel romanzo Pietra e ombra, l’idea di patria è “concetto allargato”, che si rivolge anche alla pluralità di culture, e che non sempre coincide con quell’unità di lingua, di usanze e di religione e di lingua, che si pensa nella maggior parte dei paesi. La Turchia è da sempre un luogo di passaggio e un ibrido di culture e di lingue, oltre che di vite. Vite che nonostante l’impronta unitaria e sanguinosa del governo centrale dai primi del Novecento a oggi, esiste e ha bisogno di essere raccontata.
Cosa questa che lega Pietra e ombra a Gli innocenti (tradotto da Eda Özbakay per l’editore Del Vecchio, 2014) in cui il protagonista si allontanerà dai luoghi della propria infanzia per poi comprendere che essa continuava a essere viva dentro di lui, o diventa esplorazione del passato, come accade in Nord (tradotto da Verderame per Nottetempo, 2021), oltre come in Istanbul Istanbul (tradotto da Anna Valerio, sempre per Nottetempo, 2016).
Claudio Cherin
Burhan Sönmez
Pietra e ombra
Traduzione di Nicola Verderame
Nottetempo
2022, 368 pagine
18,50 €