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Voi siete qui: Biblioteca » Da Marsilio “L’orecchio di Kiev” di Andrei Kurkov

24 Luglio 2023

Da Marsilio “L’orecchio di Kiev” di Andrei Kurkov

L’orecchio di Kiev dello scrittore ucraino Andrei Kurkov, candidato al Premio Strega Europeo 2023 (lo pubblica Marsilio con la traduzione di Claudia Zonghetti), si apre con un suono secco e assordante, quello della sciabola di un cosacco contro la testa del padre di Samson, il protagonista. È l’11 marzo del 1919 e per Samson diventa «il giorno in cui sulla sua vita passata venne tirato un bel frego».

Samson è un giovane studente che si ritrova, all’improvviso, solo e senza un orecchio, in una Kiev invasa dal caos della Rivoluzione. Le prime pagine del libro sono tanto concitate quanto allucinate, Samson viene colpito all’orecchio nell’aggressione che costa la vita al padre, mentre «caldo, il sangue gli colava lungo lo zigomo fin sul collo, infilandosi dentro la camicia». Rinvenuto, si trascina per strada e bussa a una porta che reca l’insegna di un oculista.

Andrei Kurkov, L'orecchio di Kiev, Marsilio

Samson ha un orecchio mozzato e a curarlo è il dottor Vatruchin, esperto di malattie dell’occhio. In una città in guerra, però, è tutto capovolto, sconnesso, senz’ordine. «L’ordine può essere di tanti tipi» sostiene il medico mordendosi le labbra. «I bolscevichi lo vogliono in un modo, Machno in un altro, Denikin in un altro ancora. Nessuno messo nero su bianco, tutti che cambiano di continuo come il tempo in Inghilterra».

Questo perché in Ucraina, nel 1917, i cambiamenti sono stati repentini e continui. Dalla Rada si è passati all’etmanato, un vero e proprio governo fantoccio al servizio degli austro-tedeschi, poi, il potere è passato, prima, ai cosacchi indipendentisti di Petljura e, poi, all’Armata rossa, quando nel febbraio del 1919 i bolscevichi entrano a Kiev. Fatti questi, che sono stati sapientemente raccontati anche da Michail Bulgakov, ne La guardia bianca, sicuramente uno dei modelli di Kurkov.

Samson, in cerca di cibo, rimbalza da un edificio all’altro del centro di una Kiev in cui non si è sicuri per strada, neanche nelle case, dove persone sole come lui rischiano di più degli altri e per questo vivono tutti barricati. Le persone si arrangiano come possono. Vige il baratto: un servizio in cambio di beni alimentari, anche quelli sempre più elementari come tessere e buoni per la mensa.

La morte del padre, o meglio il lutto per la morte del padre, per Samson ha ben poco spazio nel romanzo: qualche accenno al suo studio, alla collezione di pallottolieri e al cappotto buono non ne fanno un esempio di indagine psicologica, però. Semmai un’ombra di melanconia. Questo perché il ragazzo non può permettersi di pensare al passato ma deve agire. Se lo facesse, se passasse parte del proprio tempo a riflettere sulla separazione, finirebbe per non agire. E i momenti in cui vivono non sono propensi alla riflessione. Bisogna agire. E agire in fretta. Non è dato a nessuno, tanto meno a lui che è orfano, di piangere i propri morti. Deve solo agire, come tocca anche agli altri.

La cucina densa di odori della vedova del custode, in fondo alla scala in legno scricchiolante della palazzina, in cui abita anche Samson, lo studio del dottor Vatruchin ‒ personaggio chiave, saggio quanto sfuggente ‒ la bolla del comando di polizia dove anche il ragazzo troverà un impiego come improvvisato investigatore, le sartorie, l’Ufficio statistiche dell’amata Nadezda, oltre ad essere i luoghi che Samson perlustra nelle sue indagini maldestre, sono anche gli spazi in cui si svolge il romanzo.

Samson si muove quasi sempre di sera, quando può sgattaiolare per la città silenzioso. A guidarlo è sempre l’orecchio mozzato. Infatti, non ha perso la sua capacità d’ascolto, ma percepisce i suoni con un’intensità che nessuno immagina.

Tramite l’udito, le immagini materiche e sanguinolente, Kurkov dà colore alle picaresche avventure di Samson. Questo permette alla scrittura dell’autore di essere sinestetica. A volte anche materia.
Su ciò che rimane dell’invasione e sulla «cacofonia della rivoluzione», come scrive con un’ironia tagliente, Kurkov costruisce la sua storia.

La Rivoluzione mescola le identità. La gente si adatta. Come Samson studente d’ingegneria si ritrova a fare il poliziotto, così un ex pope, convertito alla nuova ideologia, impara a sparare. Anche alle donne tocca la stessa sorte: molte nel romanzo sono energiche, emancipate. E piene di iniziative tanto da formare, durante la giornata del così detto ‘sabato operaio’, un gruppo di «allegre comari operaie» che ripulisce con la pala la strada dall’immondizia ghiacciata. Tra tutte, però, Samson rimane colpito dalla figura misteriosa della donna chirurgo, e sorpreso dal tiro eccellente al poligono di alcune «ragazze in gonnellona nera, giacca di pelle nera e basco di pelle in testa».

Tutto cambia quando Fëdor e Anton, due soldati dell’Armata rossa, prendono possesso dello studio del padre in casa di Samson: servono alloggi per la milizia e in più ogni proprietario di casa deve provvedere al vitto. Non si può dire di no, e poi il protagonista ha una casa troppo grande per una persona sola (le stanze dei genitori e della sorella sono chiuse e le porte sono nascoste alla vista da mobili). Ai cittadini viene tolto anche il mobilio.

A Samson, come a molti altri, viene requisito parte del mobilio, per andare a riempire gli uffici del nuovo governo. Così Samson viene privato del prezioso scrittoio del padre. Grazie a un esposto per denunciare l’accaduto e riavere indietro lo scrittoio, e, grazie al suo modo di scrivere chiaro e senza errori, Samson viene messo a guardia della sicurezza contro furti e razzie, lavoro che accetta di buon grado anche perché non può far fronte, da solo, al vitto per tre persone.

«Samson si rese conto che nella sua testa tra lui e i soldati rossi si stava alzando un muro, un muro che con ogni probabilità era di classe. I loro bassi istinti, la loro propensione ai furti lo facevano sentire migliore, più pulito, più onesto. Un pensiero che, però, aveva un retrogusto sgradevole: che diritto aveva, lui, di pensare male di quegli uomini che combattevano e che potevano anche morire in battaglia?»

Ed è proprio con queste parole che prende avvio il primo caso che Samson porta a termine. I due uomini, che desiderano ardentemente tornare a casa dalle famiglie, oltre a voler disertare, rubano ai civili per rivendere e trovare il modo di tornare a casa. Come sa tutto questo Samson? È attraverso l’orecchio che gli avevano staccato e che viene conservato in una scatolina nello scrittoio del padre che gli permette di sentire ciò che succede nelle sue vicinanze. Cosa che Kurkov deve aver preso dal Bulgakov più maturo (quello de Il maestro e Margherita o da Kafka) .

Samson investigando al suo secondo “caso” comprende invece che coloro che si sono insediati e li hanno liberati dallo Zar non sono meno corrotti né meno avidi.

Con una prosa asciutta e limpida, Andrei Kurkov dà un’interessante prova di stile e di costruzione narrativa.

Claudio Cherin

Andrei Kurkov
L’orecchio di Kiev
Traduzione di Claudia Zonghetti
Marsilio
Collana Farfalle / I GIALLI
2022, 288 pagine
19 €

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