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Voi siete qui: Biblioteca » Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey

21 Febbraio 2026

Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey

Orbital di Samanta Harvey, (traduzione di Gioia Guerzoni per NNE, 2025) vincitore del Booker Prize 2024, è un romanzo che narra una giornata nella Stazione Spaziale Internazionale, attraverso i pensieri, i ricordi, le speranze o i traumi degli astronauti che sono lì per una serie di indagini scientifiche.

Il testo è ambientato in un futuro prossimo, in cui è stata ripresa l’esplorazione spaziale: è, infatti, in corso una nuova missione lunare. E a questo evento in preparazione la stampa e la popolazione, ma anche gli stessi scienziati e gli astronauti sembrano dare un peso maggiore rispetto alle ricerche della Stazione Spaziale Internazionale.

Ai sei astronauti non resta che osservare il pianeta Terra e considerare che a loro non è dato scrivere una nuova e ‘sensazionale’ pagina dell’esplorazione spaziale.

Il romanzo, neanche a dirlo, non può essere considerato un testo di fantascienza o distopico. Si tratta infatti di un romanzo che sonda l’animo umano. E che per alcuni aspetti è più concentrato sulla psicologia e sul passato dei sei protagonisti che non su azioni o guerre contro alieni provenienti da altri mondi.

I temi affrontati sono il tempo − in ventiquattro ore la Stazione Spaziale Internazionale percorre quasi sedici orbite intorno al pianeta Terra −, il destino degli uomini che continuano a fare di tutto per non iniziare una vita di pace e di serenità.

Composto da sedici capitoli, il romanzo lascia l’intreccio a pochi atti. Il tempo del romanzo, invece, scorre molto più veloce rispetto a quello della Terra. Ma appare lentissimo alla mente e alla coscienza umana.

Harvey racconta i dubbi, ricordi e ragionamenti dei protagonisti che, nello spazio, prendono una forma del tutto diversa (o almeno così sembra). Dalla nave spaziale i problemi hanno un altro valore: alle volte la distanza aiuta ad avere un occhio critico su di sé, altre volte la solitudine aumenta e si soffre di più, perché si avverte la propria ‘finitezza’.

Ciò che cambia è la prospettiva, emergono dettagli nuovi, uno su tutti la vulnerabilità del sistema terrestre. Ed è proprio la vulnerabilità a rivelarsi uno dei temi portanti di Orbital, (fragilità di ecosistemi che da lontano appaiono piccoli e preziosi).

I sei protagonisti − quattro uomini e due donne − presto accantonano l’idea dell’universo geocentrico per comprendere solo ciò che il cervello può comprendere. Anche la Terra cambia fisionomia da lassù.

Viste dalla stazione spaziale le nazioni perdono i confini, gli uragani si spostano irrequieti e (apparentemente) senza conseguenze, il cambiamento climatico mostra i primi segnali allarmanti.
Spiccano dei sei personaggi: Chie, Pietro, Roman.

C’è Chie astronauta giapponese, che affronta la morte della madre e che sgomita in un mondo costruito da uomini per uomini in cui nessuna donna potrà mai essere libera. Pietro, astronauta italiano, sente la mancanza della figlia e fatica a riagguantare il senso del suo agire e delle cose. Poi Roman, cosmonauta russo, che per pochi fragilissimi istanti si riconnette con radioamatori terrestri. E affronta il suo bisogno di compagnia ascoltando domande strane e profondissime a cui non trova risposta immediata.

Harvey definisce Orbital un romanzo vicino alla prosa contemplativa o uno «space realism», in cui lo spazio assume connotazioni domestiche e funge da ambientazione dell’azione umana.

Claudio Cherin

Samantha Harvey
Orbital
Traduzione di Gioia Guerzoni
NN Editore
Collana Stagione 2025
2025, 176 pagine
18 €

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