Un bicchiere che cade a terra e si rompe in mille pezzi, dopo che la ragazza, che lo ha in mano, ha sentito che una persona, che conosce, è morta, così inizia Non scrivere di me di Veronica Raimo (per Einaudi, 2026).
La protagonista è S., ha trentacinque anni e vive a Roma dove lavora come cameriera quando viene a sapere che Dennis May, un attore la cui fama è ormai offuscata, è morto.
S. ha conosciuto Dennis almeno un decennio prima, quando era diventato un idolo di nicchia di appassionati cinefili che in lui avevano visto talento e un futuro luminoso. Dennis May, attore e regista, aveva realizzato un film che aveva incantato una piccola cerchia di cultori e fedeli ammiratori tra gli studenti di cinema.
Belloccio come deve essere ‘un quasi divo’, dall’aspetto tormentato, appartenente alla cinematografia indipendente di New York, ecco come si presentava Dennis. Per S. Denny non è un’ossessione, non un amore tossico.

Con Dennis la giovane aveva costruito una relazione fluida − si vedevano, passavano le notti insieme, lui l’aveva portata sul set del suo film − ma S. non si era considerata la sua fidanzata: anche al tempo preferiva sentirsi una “+1”, con la sua tendenza a non occupare spazio.
Poi qualcosa era successo e i loro contatti si erano interrotti: è proprio attorno a questo fatto che ruota la trama di Non scrivere di me.
Ci vorrà del tempo prima che S. capisca che l’unico modo per superare questa brutta storia è proprio la scrittura. Che lei con pazienza deve far sua. Ma ci vuole tempo.
S. cerca di vivere, anche se la sua vita è fatta di brevi incontri, con trentenni già fidanzati, pronta a fuggire quando qualcuno le chiede di seguirlo a casa. In fondo non fa altro che mantenere il segreto e cerca di alzare un muro per difendersi da tutto il mondo. Amici compresi.
Lascia perdere di scrivere la tesi, che pure aveva fatto emergere nel professore, che la seguiva, l’idea che S. sarebbe potuta diventare una scrittrice, perché S. le parole le sapeva usarle e bene. Ma niente, preferisce una vita al limite della precarietà, vive in un piccolo appartamento nella zona di Tor Pignattara, arreda la sua casa con oggetti comprati a poco prezzo nei mercatini dell’usato. O addirittura prendendo mobili usati e dai cassonetti.
Dice alla sua famiglia di lavorare a scuola. Cerca rifugio nei pochi metri quadrati che ha affittato. Da lì guarda il mondo. E si domanda se si possa considerare una vittima. Se si possa consolare piangendo.
In questa vita ai margini S. riflette su come le parole possano fare molto, perché attraverso di loro si può giungere al trauma.
Sarà l’incontro con Lorenzo a farle comprendere che la vita è un’altra cosa. E che non è giusto che si mortifichi se stessa per qualcosa che non ha scelto, ma le è capitato. È a lui che S. racconta l’accaduto. Ed è lui a guidarla.
Sarà un viaggio fino a Milano per conoscere di persona la scrittrice Milv che, non solo le racconterà una parte di quella sera agghiacciante, nella quale S. ha perso la speranza e dalla quale è uscita traumatizzata. Ma spinge S. a liberarsi della paura e a convivere con la ferita utilizzando la scrittura.
La scrittura di Veronica Raimo è scarna, attenta a ogni minimo dettaglio. Il ritmo è serrato. Il passaggio tra il racconto del passato e quello del presente è in perfetto equilibrio.
Claudio Cherin
Veronica Raimo
Non scrivere di me
Einaudi
Collana Supercoralli
2026, 160 pagine
18 €