Nevada di Imogen Binnie (Feltrinelli, traduzione di Silvia Rota Sperti) è un romanzo uscito per la prima volta del 2013 per una casa editrice specializzata in tematiche transgender e ripubblicato nel 2022. Da poco è disponibile in italiano.
Il romanzo racconta la storia di Maria, una donna trans di 29 anni che pensa e scrive, ma che nella vita vera rimane sempre invischiata in situazioni, esistenziali e sentimentali, rocambolesche a cui non sa come sottrarsi. Maria vive a New York e lavora come commessa in una libreria, arriva sistematicamente in ritardo, dorme poco, beve molto, prende eccitanti, si dimentica di chiamare le amiche più care (o le chiama solo quando ha estremo bisogno).
Maria ha una relazione ormai del tutto finita con la compagna, che non si decide a lasciare. Inoltre, dovrebbe iniettarsi ogni due settimane una dose di ormoni, ma si dimentica sempre, perché oltre a essere pigra, ha paura degli aghi. L’unica cosa che, davvero, le piace è percorrere in bicicletta le strade di Brooklyn, il quartiere dove dove abita.

Un giorno, tuttavia, viene licenziata e, poco dopo, lasciata dalla compagna con cui vive da un paio d’anni: non le resta che mettersi in viaggio e sparire per un po’.
Nevada stupisce (e diverte) perché, di solito le storie trans sono scritte in prima persona e sono autobiografiche; mentre in Nevada ci si trova davanti un libro scritto in terza persona da una narratrice onnisciente e transgender, che ben presto diventa anche un road novel al contrario: cioè non ci sono rinascite o epifanie, durante il viaggio scalcagnato, che Maria intraprende da New York verso il West.
Inoltre, questo è un “romanzo trans” senza che venga in alcun modo raccontata la transizione di genere. Imogen Binnie, infatti, ha più volte dichiarato che il concetto di transizione in sé sia riduttivo e da considerare come una fase, ma che il mondo trans non si limita solo a questo. La complessità dell’esperienza vissuta dalle persone trans (per Maria da quello maschile a quello femminile) è molto più complessa. E la transizione è solo una parte di quella complessità. Questa scelta libera la narrazione dall’elemento più tragico, tipico delle storie trans.
La storia di Maria, del suo viaggio, del suo incontro con James, un ragazzo ventenne incasinato quanto lo era lei a vent’anni, e i «consigli non richiesti» di Maria, al giovane smarrito, sono sia il momento più piacevole del libro, sia quello ricco di humor. Maria, però, spiega anche molto di quello che è il modo trans, delle difficoltà e del dolore, ma sempre in modo stemperato, all’interno di un flusso di scrittura piena di humor e sempre con lo fa con un tono sprezzante.
Il suo intento è quello di raccontare com’è «essere una donna trans: non sai mai se gli altri sanno che sei trans o cosa può significare per loro. Hai una posizione sociale strana e incerta. E, in realtà, non è nemmeno così importante se sanno che sei trans. Chissenefrega. Solo, non vuoi che il tuo strambo, spassosissimo, incantevole e complicato io venga cancellato da certe idee che s’è fatta la gente a causa di, che ne so, penosi autori TV o ancora più penosi autori di porno online. È una palla dover educare la gente», sostiene Maria.
In Nevada, ci si scopre trans tardi. E ci si accetta e si fanno i conti, con un nuovo modo di esistere.
Nevada di Imogen Binnie racconta un mondo senza gli stereotipi.
Claudio Cherin
Imogen Binnie
Nevada
Traduzione di Silvia Rota Sperti
Feltrinelli
Collana I Narratori
2023, 256 pagine
18 €