In quest’epoca in cui gli eccessi della propaganda LGBTQ hanno rubato la scena alla battaglia per i diritti civili della donna, l’ottima mostra su Wonder Woman allestita a Palazzo Morando (Milano) riporta la femmina al centro dell’attenzione. Una mostra che si rivolge sia agli amanti dei comics, sia al visitatore curioso.
Il personaggio creato da William Moulton Marston per la DC Comics (a cui appartengono, fra gli altri, supereroi come Batman, Superman e Flash) compie 80 anni. Questa esposizione la celebra degnamente, con sei sale ricchissime di illustrazioni, progetti multimediali, cimeli di scena, e memorabilia, che seguono l’evoluzione del primo, e quasi unico, supereroe al femminile nella storia dei fumetti. Certamente il più importante.
Il segreto del successo
A cosa si deve il successo di questo personaggio, diventato con il tempo un’icona? Al fatto, ovviamente che le donne si identificano in essa, nei suoi valori, nella forza declinata al femminile, nel coraggio, nel senso di giustizia, nell’indipendenza, nella sensibilità. Ma anche, infine, nella sensualità e nella bellezza che non vanno in secondo piano a vantaggio della mera forza fisica.

Infatti, dalle prime ingenue illustrazioni di Harry G. Peter, grazie alla penna dei vari disegnatori che si succedono (e che qui elencherò sommariamente senza la pretesa di essere esaustivo: Claudio Castellini, Jesùs Merino, Adam Huges, Simone Bianchi), questa eroina evolve nell’aspetto diventando via via sempre più seducente, senza tuttavia inciampare nello scontato ruolo di bambolona sexy al fianco del supereroe maschio.
Qui sta l’aspetto rilevante: Wonder Woman non nasce come integrazione di un supereroe maschio (Batgirl), né come sua antitesi (Catwoman), tantomeno come semplice amante fragile che incarnava l’ideale femminile proprio del machismo anni ’50 (la Lois Lane di Superman, per dire): al contrario ha una propria identità e una propria autonomia.
Non solo, caso non proprio frequente, spesso anche i personaggi antagonisti sono femmine, e si rendono autrici di gesta efferate proprio come i “colleghi” maschi. Un’eguaglianza di genere senza sconti, direi.
Per sottolineare questa eguaglianza la mostra dedica un’intera sala alle disegnatrici che hanno contribuito alla popolarità di Wonder Woman che, motivo di vanto per noi, sono in gran parte italiane: citiamo Laura Braga, Emanuela Lupacchino, Maria Laura Sanapo.
Fonti di ispirazione
Con un poderoso balzo all’indietro la mostra si apre facendo un excursus nella Grecia antica, alla ricerca delle origini culturali di Wonder Woman, una sala allestita con schermi e riproduzioni delle opere classiche che raffigurano i modelli femminili fonte di ispirazione di Marston: Atena, in primis, poi Diana (non per nulla quando è in abiti civili, Wonder Woman si fa chiamare Diana Prince) e Afrodite. Ma soprattutto le Amazzoni, dalle quali Wonder Woman eredita l’armatura e lo spirito guerriero, che ne fanno un archetipo ante litteram del femminismo.
Questa supereroina sarebbe piaciuta ad Omero, quindi. Attenzione, Wonder Woman non seduce solo il pubblico femminile bisognoso di riscatto sociale, ma anche i lettori di sesso maschile.

Da qui in poi, passeggiare per le sale della mostra è come fare un salto nell’epoca della Pop Art, evocata dai colori vivaci delle pareti e dalle copertine dei fumetti (oggetto del desiderio di molti collezionisti) esposti nelle teche.
Nata in un’America emotivamente ed economicamente giù di tono, sull’onda lunga della Grande Depressione e della Seconda Guerra Mondiale (la sua prima avventura consiste proprio nell’aiutare gli umani a mettere fine al conflitto), l’eroina si impose progressivamente al grande pubblico tanto da finire, negli anni ’70, addirittura sulla copertina di MS, la rivista femminista (qui esposta) diretta da Gloria Steinem, l’attivista per i diritti delle donne che in precedenza aveva denunciato le molestie subite dalle conigliette di Playboy.
Dalla censura alla TV
Questa scelta riporta sulla cresta dell’onda un personaggio che, come tutti gli eroi dei fumetti, era stato mutilato dalla censura imposta nel 1954 dal Congresso degli Stati Uniti che aveva stabilito, sulla base delle teorie dello psichiatra Fredrick Wertham, di sottoporre al vaglio di una commissione tutti i fumetti e i programmi TV, per scongiurare che scene troppo violente urtassero i giovani lettori.

Spinta dalla popolarità ritrovata grazie ad MS, Wonder Woman approderà, a metà degli anni ‘70 alla televisione. Sarà la bellissima Linda Carter a darle il proprio volto e le proprie curve, suscitando più di un turbamento a molti adolescenti dell’epoca, me compreso.
Lungo il suo iter la mostra documenta una svolta importante, situata temporalmente alla metà degli anni ’80 (nel 1985 ricorreva il 50° anniversario di fondazione di DC), che corrisponde alla serie di dodici numeri intitolata Crisi sulle Terre infinite. Nata dall’intesa fra la direttrice di DC e l’autore Marv Wolman, questa serie aveva lo scopo di riordinare la sequenza delle vicende di cui Wonder Woman era protagonista.
Tuttavia, si rivelò qualcosa di più: grazie alle potenti illustrazioni di George Pérez, questi dodici numeri si caratterizzano per essere il primo cross-over della storia del fumetto, in cui tutti i personaggi più famosi della DC appaiono in contemporanea (cosa, successivamente replicata dalla Marvel con la serie sugli Avengers). In questo modo il fumetto narra sé stesso in una specie di tradizione che ricorda quella del precedentemente citato Omero.
Avendo mano libera, il disegnatore rivisitò l’aspetto di tutti i personaggi, Wonder Woman in primis, trasformandola in un’icona che andrà successivamente ad influenzare anche la moda.
E la mostra si chiude appunto con l’ultima sala, in cui immaginazione e realtà, dello stile e nel costume contemporaneo, si alternano e confondono all’ombra del personaggio che finalmente approda al grande schermo con le statuarie fattezze dell’attrice e modella israeliana Gal Gadot.
Come disse Gloria Steinem, “Questa non è una semplice riforma, questa è la rivoluzione”.
Simone Cozzi
Didascalie:
- Harry G. Peter
Primo disegno di Wonder Woman, con note di William Moulton Marston
c. 1941 DC Comics
WONDER WOMAN and all related characters and elements TM & © DC. Used with permission. - Adam Hughes
Poster Lake Como Comic Art Festival 2018/04/21
Tecnica mista su carta / Mixed media on paper
Collezione privata / Private collection
WONDER WOMAN and all related characters and elements TM & © DC. Used with permission. - Una sala della mostra
Foto © Jule Hering
Wonder Woman. Il mito
Informazioni sulla mostraDove
Palazzo MorandoVia Sant’Andrea 6, Milano
Quando
Dal 17 novembre 2021 al 20 marzo 2022Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 12.00 – 19.30Sabato e domenica 11.00 – 19.30
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: intero 14 €; ridotti 6/8/12 €