Ultimissimi giorni per visitare la mostra “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto (1610-1640)”, a cura di Alessandro Morandotti con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, aperta alle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano fino al prossimo 8 aprile.
Il percorso, molto interessante e istruttivo, si snoda nelle sale della sede storica della Banca Commerciale Italiana squadernando una cinquantina di opere. Si apre alla grande con il confronto diretto tra il Martirio di Sant’Orsola del Caravaggio e la versione di Bernardo Strozzi. Poco distante, sempre nella sala centrale, ecco la versione di Giulio Cesare Procaccini, uno dei protagonisti dell’esposizione che racconta lo sviluppo del segno lasciato dal Caravaggio in tre realtà italiane molto diverse tra loro, appunto Napoli, Genova e Milano.
Ad attirare con la sua forza magnetica fuori da questo primo nucleo c’è il ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo di Rubens, prestato dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova. Il Procaccini lo ritroviamo in un Autoritratto in armatura prestato dal Museo Lechi di Montichiari, datato al 1615-18. Si tratta dello stesso personaggio con barba ai piedi della Trasfigurazione con i Santi Basilide, Cirino e Naborre, arrivato dalla vicina Pinacoteca di Brera? Qui sembra più giovane e in effetti la datazione è di quasi 10 anni anteriore (1607-8). A destra si può ammirare un altro autoritratto del pittore (1602-3 circa).
I pesi massimi esposti in mostra si vedono subito, come nel caso del Sant’Andrea di Jusepe de Ribera, con accanto Cristo legato alla colonna.
Sulle pareti sono riprodotte citazioni di autori contemporanei, mentre alcuni dati economici aiutano a farsi un’idea su come fossero nella prima metà del Seicento le tre città italiane. Napoli, per esempio, aveva nel 1615 un debito pubblico pari a 13 milioni di ducati che sarebbero saliti a 40 milioni nel 1636 (va anche detto che la città partenopea inviò a Milano 8,3 milioni di ducati tra il 1631 e il 1644 per aiuti militari). In una saletta un albero genealogico illustra i rami della famiglia nobile genovese dei Doria.
In un’altra sala ci sono quattro opere consecutive accomunate dal tema della decollazione: Davide con la testa di Golia di Simon Vouet, Salomè con la testa di San Giovanni Battista dello Strozzi, la Decollazione di San Giovanni Battista del Morazzone e quella dipinta dal Procaccini. Tante carne al fuoco, vien da pensare vedendo tutte queste schiene, cosce, braccia e gambe di santi e martiri…
È una mostra di confronti e dialoghi diretti, come quello tra le due opere di Van Dyck ai lati opposti di una stessa ampia sala, tra il San Paolo di Rubens e quello, dai tratti michelangioleschi, del Procaccini, oppure tra l’Ecco Homo di Gioacchino Assereto e la versione dipinta da Orazio de Ferrari. Una scelta di opere di piccolo formato serve anche a “stemperare” le grandi tele.
Molto interessante il video dedicato all’Ultima cena del Procaccini spiega il restauro e la vicenda dello spostamento dell’immensa tela, ampia qualcosa come 38 metri quadri. Prima dell’uscita in un altro video il giornalista Marco Carminati racconta l’ultimo viaggio della Sant’Orsola del Caravaggio.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Michelangelo Merisi, detto Caravaggio
Martirio di Sant’Orsola (1610)
Olio su tela, 143 x 180 cm
Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, Napoli - Una sala della mostra
Foto di Maurizio Tosto - Giulio Cesare Procaccini
Ultima Cena, 1618
olio su tela, 490 x 855 cm
Genova, Basilica della Santissima Annunziata del Vastato
Foto di Saporetti Immagini d’Arte
Fino all’8 aprile 2018
L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri
Orari: da martedì a domenica 9:30 – 19:30 (ultimo ingresso 18:30)
Giovedì 9:30 – 22:30 (ultimo ingresso 21:30)
Biglietti: intero 10 €; ridotti 8 / 5 €
Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6
Milano
Informazioni:
www.gallerieditalia.com