C’è tempo fino al 30 giugno per visitare al Museo d’Arte di Mendrisio, nel Canton Ticino, la mostra “Piero Guccione. La pittura come il mare”. Un’occasione assolutamente da non perdere. È la prima retrospettiva dopo la scomparsa del pittore, avvenuta nell’ottobre del 2018.

L’esposizione – il cui titolo riprende l’incipit di un saggio di Jean Clair, riedito nel catalogo – è curata da Simone Soldini, Barbara Paltenghi Malacrida, Paola Guccione (figlia dell’artista) e Giovanni Ciro. Presenta una selezione di una cinquantina di opere, tra dipinti a olio su tela e pastelli su carta (questi ultimi, lo confesso, sono stati per me una scoperta). Sono due tecniche molto diverse che Guccione padroneggiava con maestria.
Il percorso si snoda in un ambiente che emana un’aura di tranquillità, capace di conservare intatto l’incantesimo delle opere esposte. Si apre con una sala documentaria in cui vengono mostrate testimonianze degli stretti legami tra il pittore e alcuni intellettuali, scrittori e critici d’arte. Sono lettere, biglietti e fotografie. L’immagine più bella è la foto scattata da Giuseppe Leone. Mostra Guccione a tavola con Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, tra gli altri commensali.

Ci sono poi missive dello stesso Sciascia, di Giorgio Soavi, una recensione di una mostra di Guccione a Busto Arsizio, scritta da Giovanni Testori per il Corriere della Sera nel novembre del 1981. Qua e là citazioni dello stesso pittore: “La mattina mi sveglio, guardo i carrubi, i muretti, la luce e la mia giornata è fatta. Vado a dipingere, ho in mente una luce” (1995). “Il tempo che scorre, il tutto che passa, mi dà pace” (2005).
E poi ci si tuffa nelle opere. E il naufragar non può che essere dolcissimo nel mare di Guccione che per lui era quasi un’ossessione. La data spartiacque nella sua carriera è il 1979, quando Guccione lascia Roma per ritirarsi a Scicli e iniziare una nuova fase pittorica. S’impegna in una pittura sempre più esigente che gli richiede sempre più mestiere. Decide di abbandonare ogni ideologia per tornare alle cose (diventando coì un pittore allora controcorrente) e progressivamente “si cristallizza quell’immagine liquida”, per usare l’ossimoro della curatrice Paltenghi Malacrida. A Scicli Guccione vive una dedizione completa alla pittura in una concentrazione assoluta.

Ha scritto Leonardo Sciascia nel 1973:
Il primo incontro con la pittura di Guccione produce l’impressione di una totale “platitude”. […] La negazione del tempo come “ordine misurabile del movimento” – ed anche del movimento. A vantaggio dell’essere, dell’esistenza. Questa negazione raggiunge e penetra un colore, vi si involge, vi si ferma. L’azzurro. Del cielo, del mare. Che si aprono sterminati davanti a Scicli”.
Le opere esposte vengono da collezioni private, come quella dell’avvocato Giuseppe Iannacone, e da gallerie, tra le quali compare la Galerie Claude Bernard di Parigi.

Il gigantesco olio intitolato “Il nero e l’azzurro” – misura 276 cm in larghezza per 150 in altezza – viene dal Senato della Repubblica Italiana! Fa bella mostra di sé nella sala conferenze del Museo, dipinta di bianco. Quando ho avuto il piacere di ammirarlo per qualche istante in completa solitudine, mi ha riportato alla mente il forte contrasto tra i candidi resti della basiliche paleocristiane che punteggiano la costa libica e le infine sfumature del Mediterraneo.
Guccione è il pittore del Mediterraneo. I suoi quadri sono finestre sul Mare Nostrum. “Mare verticale” (1983) sembra riprodurre la magnifica visione dell’Adriatico che si ha dalla finestra della navata sinistra della Cattedrale di Trani. Chi ci è stato non può dimenticarla.
E poi “Grande spiaggia” – da percorrere con gli occhi in un incessante saliscendi – e “Piccola spiaggia”, “I tre movimenti del mare dedicato a Franz Schubert”, l’“Autoritratto nel paesaggio”, il “Mare a Punta Corvo”, la “Notte stellata”…
Tutti da godere con calma, senza farsi sfuggire i brevi testi scritti qua e là dal pittore, come nel pastello “Dopo il vento d’occidente”: “Questo mi ricorda Jaffa dove, entrando, aspiravo l’odore dei limoni e quello dei cadaveri, mentre degli arbusti verdi facevano penzolare sopra le nostre teste i loro frutti dorati”.
Saul Stucchi
Didascalie:
Piero Guccione
Mare a Punta Corvo (1995-2000)
Olio su tela, 86 x 113 cm
Collezione privata
Pré le matin (1997)
Pastello su carta, 60 x 71 cm
Galerie Claude Bernard, Parigi
La linea azzurra (2006-2007)
Olio su tela, 81 x 111 cm
Collezione privata
Il nero e l’azzurro (2003)
Olio su tela, 150 x 276 cm
Senato della Repubblica Italiana
Piero Guccione
La pittura come il mare
7 aprile – 30 giugno 2019
Museo d’arte di Mendrisio
Piazzetta dei Serviti 1
Mendrisio (Svizzera)
Informazioni: