Avevo già visitato, nel 2019, una mostra su Giovanni Boldini, allestita a Palazzo Diamanti nella sua città natale, Ferrara. Ma se l’esposizione ferrarese era una specie di spettacolare rivista di moda che si concentrava essenzialmente sul Boldini illustratore degli abiti dell’alta società (la sua opera ha rappresentato un modello di riferimento per gli stilisti della nostra attualità), quella di Bologna che ho visitato ieri, a Palazzo Albergati, va molto oltre.

Attraverso i dipinti (quasi tutti enormi), alcuni realizzati con la tempera a olio, altri con pastelli a cera o acquerelli, a cui si aggiungono alcuni bozzetti fatti col carboncino o con la tecnica definita puntasecca, il curatore della mostra Tiziano Panconi intende dischiudere lo sguardo del pittore emiliano sulla Belle Époque, periodo che lo vide distinguersi dai contemporanei Impressionisti. Boldini, infatti, abbandonata Ferrara, dopo un breve soggiorno a Firenze si trasferì ben presto a Parigi, dove trovò un alloggio a Pigalle, quartiere notoriamente percorso da frequenze di trasgressione. Quel luogo fu, al contempo, il suo laboratorio e la sua alcova.
Sì, perché Boldini, piccolo di statura, ombroso e scostante, era un seduttore di prim’ordine! Nel suo atelier le donne dell’aristocrazia parigina giungevano volentieri, spesso per farsi ritrarre con o senza i loro elegantissimi abiti, talvolta per coinvolgerlo in amplessi.
Ed è proprio questo aspetto che ci permette di trovare il filo conduttore di questa bellissima mostra: la Belle Époque è vista attraverso la lente polarizzante della sensualità femminile, che nei quadri di Boldini è un moltiplicatore della potenza dei colori. Nei dipinti del pittore ferrarese la sensualità è luce, è energia; non vi è traccia del torbido travaglio che ritroviamo per esempio nelle donne di Egon Schiele, o della sguaiata carnalità delle ballerine del can-can di Toulouse-Lautrec. Al contrario vi è raffinatezza e levità.
Le donne di Boldini
Come ha affermato lo stesso Panconi: “Le donne di Boldini sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità”.
L’erotismo, in Boldini, è potente ma delicato, mai volgare, certo non pornografico: a volte, dagli elegantissimi abiti raffigurati con dovizia di particolari, spunta un capezzolo, un seno, un pube. Ma è proprio questo mostrarsi, con discrezione ma senza falso pudore, unitamente ai sorrisi trasognati dei soggetti e agli sguardi fieri e spavaldi delle sue modelle, a fare aumentare la temperatura nelle sale del bellissimo Palazzo Albergati.

Due donne in particolare si prendono la scena, rivaleggiando nei dipinti così come rivaleggiarono nel letto di Boldini: la bionda Berthe, che condivise con lui la vita nell’appartamento in Place Pigalle al numero 11, e Gabrielle de Rasty, la sensualissima contessa con cui il pittore ebbe una intensa relazione (non troppo) clandestina.
All’apice della bellezza
Parigi in quell’epoca è davvero il fulcro dell’occidente, in pieno sviluppo economico. Questo traspare dalla ricchezza degli abiti delle conturbanti nobildonne che si fanno ritrarre, per vezzo e per sfuggire tanto ai rigori formali imposti dalla società a cui appartengono, tanto ai corsetti che indossano e di cui si spogliano volentieri. Per stuzzicare e per sentirsi ammirate.
La mostra, prodotta da Arthemisia, e realizzata dal Comitato di studio per le celebrazioni del novantesimo anno dalla morte di Boldini, comitato presieduto da Vittorio Sgarbi, alterna alle sale in cui sono esposti i dipinti due esperienze che oggi si vogliono chiamare immersive, fatte di proiezioni e musica: a un certo punto ci si infila in un tunnel di specchi dove le immagini dei dipinti sono proiettate come in un coloratissimo caleidoscopio, e l’Adagio dalla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni contribuisce ad amplificare le emozioni.
In definitiva, rinunciando a stilare la classifica dei quadri che ho più apprezzato (ci ho provato, ma mi sono arreso all’impossibilità), mi sento di dire che Boldini raffigura le sue donne all’apice della propria floridità e bellezza, un’istante prima che esse imbocchino l’inevitabile china discendente.
Esattamente come la Belle Époque rappresentò un periodo di splendore poco prima che quel bel mondo venisse spazzato dall’orrore della Prima Guerra Mondiale.
Simone Cozzi
Didascalie:
- Giovanni Boldini
La camicetta di voile, 1906 c.
Olio su tela, 72×63,5 cm
Collezione Sacerdoti Ferrario - Giovanni Boldini
La contessa de Rasty, 1879 circa
Olio su tela, 100×73,5 cm
Museo Boldini, Ferrara
Giovanni Boldini
Lo sguardo nell’anima
Informazioni sulla mostra
Dove
Palazzo AlbergatiVia Saragozza 28, Bologna
Quando
Dal 29 ottobre 2021 al 13 marzo 2022Orari e prezzi
Orari: tutti i giorni 10.00 – 20.00La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: intero 16 €; ridotto 14 €
Audio-guida inclusa