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Voi siete qui: Fotografia » “Uniform Into The Work / Out Of The Work” al MAST

3 Marzo 2020

“Uniform Into The Work / Out Of The Work” al MAST

Fino al 3 maggio 2020 alla Fondazione MAST di Bologna si può visitare – gratuitamente! – una mostra fotografica particolarmente ricca. È intitolata “Uniform Into The Work / Out Of The Work” e ha la curatela di Urs Stahel.

Mette insieme oltre 600 immagini, divise in due grandi gruppi. Il primo è esposto nella PhotoGallery e conta circa 280 immagini, realizzate da 44 fotografi internazionali. Il tema che le accomuna è la divisa da lavoro.

Paola Agosti, Forlì, 1978. Giovane operaia ferraiola in cantiere. © Paola Agosti

Niente di più uniformante e allo stesso tempo differenziante: il contesto storico e sociale, il tipo di professione e in parte anche la moda contribuiscono infatti a dare forma e a modificarla all’abito di lavoro di milioni di persone in tutto il mondo, dai cuochi ai poliziotti, dai piloti di aerei ai sacerdoti, dagli infermieri alle spogliarelliste (sì, anche loro indossano – anche se per poco – un’uniforme…).

A scattarle sono state, tra gli altri, Manuel Alvarez Bravo e Sebastião Salgado, Walker Evans e August Sander, Paola Agosti, Barbara Davatz e Helga Paris. Ci sono anche otto contributi video di Marianne Mueller.

I ritratti di Walead Beshty

Il secondo gruppo trova collocazione nella Gallery / Foyer dove sono esposti 364 ritratti (praticamente uno per ciascun giorno dell’anno) realizzati da Walead Beshty. L’artista, nato a Londra ma da tempo residente a Los Angeles, ha raccolto ritratti di persone che lavorano nel settore dell’arte.

È dunque un mondo molto particolare quello immortalato nelle sue immagini. Le didascalie indicano dove e quando la foto è stata scattata, ma tacciono l’identità di chi vi compare, specificandone soltanto la professione.

Walead Beshty, Collector (Collezionista). Los Angeles, California, February 26, 2014
Courtesy of the artist and Regen Projects, Los Angeles 
© Walead Beshty

Così lo stesso Urs Stahel viene riconosciuto unicamente da chi ne conosca le fattezze, non certo per la scritta “Curatore indipendente / Scrittore” che accompagna il suo ritratto, scattato a Bologna il primo novembre 2017. Vicino al suo ci sono ritratti di una “Curatrice dei programmi per il pubblico di un centro espositivo” a Londra e un “Allestitore di un ente non profit” di Mosca.

E poi un “Tirocinante di una galleria”, un “Agente di vendita di una tipografia”, ma anche un “Sindaco” e un “Editore con il figlio”, un “Teorico / Storico / Professore Universitario”. Chi in piedi, chi seduto, chi in un ambiente di lavoro in qualche modo identificabile come un ufficio o una galleria, chi davanti a una parete spoglia.

Le date rivelano il lungo periodo di gestazione di questo progetto: sono infatti ormai dodici anni che Beshty ritrae addetti ai lavori con cui viene in contatto. Ne ha immortalati qualcosa come 1400! Gli manca giusto un “Giornalista culturale / Dal radioso futuro alle spalle / Organizzatore di eventi”. Ma non si sa mai…

Uniti dalla divisa

Il primo nucleo è molto più eterogeneo. Come in altre, precedenti, mostre allestite al MAST, le fotografie esposte mostrano una notevole varietà di formati e tecniche di stampa, foto a colori accanto a scatti in bianco e nero. Dialogano tra di loro, anche a distanza, e suggeriscono numerosi spunti di riflessione, generano suggestioni e “incroci” culturali.

Manuel Álvarez Bravo, Vigili del fuoco, Messico 1935 © Archivo Manuel Álvarez Bravo, S.C

Per esempio, due scatti di Irving Penn risalgono entrambi al 1950, ma quello che immortala due macellai è una stampa ai sali d’argento, mentre la foto con il pescivendolo è una stampa al platino, stessa tecnica utilizzata per stampare i “Vigili del fuoco” di Manuel Álvarez Bravo, scomparso centenario nel 2002 nella sua nativa Città del Messico.

"Uniform Into The Work / Out Of The Work" al MAST di Bologna

Immagini di dimensioni piuttosto contenute sono esposte vicino a gigantografie. Tra le più intense va senza dubbio annoverato il “Ritratto di gruppo dei dirigenti di una multinazionale” realizzato nel 1980 da Clegg & Guttman. È un “Rembrandt” su C-Print invece che su tela. Soltanto i volti e le mani (e poco più) emergono dall’oscurità dell’immagine. E le mani sembrano parlare tanto quanto i volti, se non di più.

Uniformi che parlano

A saperle interrogare, raccontano tanto anche le uniformi indossate dal soldato Olivier nella serie di ritratti realizzati da Rineke Dijkstra. Insieme al suo sguardo che si fa nei mesi via via più duro e deciso, dicono l’evoluzione di carriera e il passaggio da ragazzo a uomo. Per non dire delle acconciature, degli sguardi e delle rughe dei nove ritratti con cui nel corso degli anni Herlinde Koelbl ha “catturato” Angela Merkel. Anche il “Consiglio d’amministrazione del gruppo Krupp”, fotografato da Erich Lessing nel 1955 mi ha fatto venire in mente un collegamento culturale molto elevato, in questo caso con “I Buddenbrook” di Thomas Mann, morto proprio in quello stesso anno.

Una sala della mostra "Uniform" al MAST di Bologna

Davanti ai video-ritratti di Marianne Mueller mi sono ritrovato a pensare che queste forme di rappresentazione sono più “invasive” delle fotografie. Le persone ritratte, infatti, rimangono per minuti davanti alla camera dell’artista e l’osservatore – almeno così è capitato a me – prova un imbarazzo più forte del loro. Finché non incorre nella riproduzione del brano preferito di Michael Boudreau, ovvero “Close to Me” dei Cure…

Chiudo con una citazione del curatore Urs Stahel, tratta dal libretto che accompagna la mostra. Mi sembra particolarmente in sintonia con quello che stiamo vivendo.

Colpisce la nostra attenzione una fotografia di abiti protettivi arcaici del messicano Manuel Álvarez Bravo, seguita dai guanti di sicurezza Toshiba fotografati da Hitoshi Tsukiji e dalle tute di Sonja Braas, Hans Danuser e Doug Menuez. Sebastião Salgado immortala il riposo di un operaio, in Kuwait, impegnato nelle operazioni di spegnimento dei pozzi petroliferi dati alle fiamme nel 1991 durante la Guerra del Golfo. Sonja Braas, in mostra con il significativo contributo tratto dalla serie “Un eccesso di cautela”, racconta le nostre vite colonizzate dall’ansia e dal senso di minaccia incombente a essa connesso, la paura a bassa intensità che ci circonda, plasma il nostro spazio d’azione e fa da sfondo alle nostre esperienze e interpretazioni”.

Ecco: viviamo “vite colonizzate dall’ansia e dal senso di minaccia incombente a essa connesso”. E queste parole Stahel le ha scritte ben prima della diffusione del Coronavirus…

Saul Stucchi

Didascalie:

  • Paola Agosti
    Forlì, 1978. Giovane operaia ferraiola in cantiere
    © Paola Agosti
  • Walead Beshty
    Collector (Collezionista)
    Los Angeles, California, February 26, 2014
    Courtesy of the artist and Regen Projects, Los Angeles
    © Walead Beshty
  • Manuel Álvarez Bravo
    Vigili del fuoco, Messico 1935
    © Archivo Manuel Álvarez Bravo, S.C
  • Due immagini dell’allestimento della mostra

Uniform Into The Work / Out Of The Work

Informazioni sulla mostra

Dove

Fondazione MAST
Via Speranza 42, Bologna

Quando

Dal 25 gennaio al 3 maggio 2020

Orari e prezzi

Orari: da martedì a domenica 10.00 – 19.00
Biglietti: ingresso libero

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.mast.org

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