Ultimissimi giorni per visitare alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi la mostra “La Collezione Morozov. Icone dell’arte moderna”. È stato senza dubbio uno degli eventi artistici più significativi della seconda metà dell’anno scorso e sta segnando anche la prima parte del 2022. Era previsto che chiudesse i battenti il 22 febbraio, ma il grande successo di pubblico ha convinto gli organizzatori a prorogare l’apertura fino al prossimo 3 aprile.
Qualcosa come 200 opere tra dipinti e sculture (ma anche disegni a pastello e fotografie), appartenute un tempo ai fratelli Mikhail e Ivan Morozov (rispettivamente 1870-1903 e 1871-1921), sono allestite lungo un intenso percorso espositivo che si articola su 4 livelli dell’edificio disegnato dall’architetto Frank Gehry, già di per sé motivo più che sufficiente per approdare in quest’angolo della capitale francese, nella parte settentrionale dello sterminato Bois de Boulogne.

Quasi un terzo del materiale è stato prestato dal Museo Puškin delle Belle Arti di Mosca e pressoché identico è il contributo dell’Ermitage di San Pietroburgo, mentre la Galleria Tret’jakov della capitale russa ha prestato poco meno di quaranta pezzi.
La lista degli artisti presenti conta 47 nomi, di cui 17 russi e i restanti europei, in gran parte francesi. Si apre alla A di Boris Anisfel’d per chiudersi alla Z di Anders Leonard Zorn. Tra i due estremi dell’alfabeto segnaliamo almeno Natal’ja Gončarova, Kazimir Malevič e Il’ja Repin, Pablo Picasso (con la tela del cosiddetto “Periodo Rosa” intitolata “Acrobata e giovane equilibrista”), Édouard Manet, Paul Cézanne, Henri Matisse e Pierre-Auguste Renoir.
Mikhail e Ivan Morozov
La mostra è il secondo pannello di un dittico che si era aperto nel 2016 con l’esposizione dedicata all’altrettanto spettacolare collezione di Sergej Ivanovič Shchukin (Ščukin). Fu il fratello maggiore, Mikhail, a dar vita alla collezione, negli ultimi anni dell’Ottocento. Quando morì appena trentatreenne, aveva messo insieme un’ottantina di opere, in cui la componente russa prevaleva di poco su quella francese (44 a 39). Rispettando le sue volontà, la vedova Margarita donò la collezione alla Galleria Tret’jakov.
Lui sarebbe morto a Karlsbad nel 1921, mentre la collezione avrebbe vissuto momenti non meno drammatici nei decenni a seguire, tutti raccontati lungo il percorso. A questo proposito va detto che è ben fatto il libretto di sala che riporta i testi dei pannelli, scritti in francese e in inglese. Caldamente consigliata l’App della mostra, scaricabile gratuitamente dalle solite piattaforme.
Fu allora il fratello Ivan a intraprendere una nuova collezione che vide in Cézanne il protagonista. Questa volta non fu un fatto privato bensì un accadimento di portata mondiale a sconvolgere i piani della famiglia Morozov: la rivoluzione bolscevica. Alla fine del 1918 la collezione di Ivan venne nazionalizzata (contava allora 240 opere d’arte di autori francesi), mentre Ivan riusciva a emigrare in Europa.
Il percorso espositivo
Si comincia con il faccia a faccia tra mecenati e pittori. Il visitatore non tarderà molto a notare la differenza tra i ritratti dei primi e quelli dei secondi: queste ultime opere sono molto più libere nell’impostazione e nell’utilizzo dei colori, mentre i ritratti dei mecenati sono decisamente più formali per rispondere alle esigenze di una committenza più paludata, ancorata a gusti più tradizionali.
Molto bella la Galleria 4, dedicata ai lavori di Gauguin. Qui sono esposti capolavori assoluti, come “Caffè ad Arles” (1888), “Matamoe (La Morte). Paesaggio con pavoni” dipinto a Tahiti nel 1892 e “Nave nave moe (Acqua deliziosa)”, realizzato due anni dopo.
Per il sottoscritto è stata una scoperta imbattersi nell’opera del pittore armeno Martiros Saryan, di cui sono esposte un paio di tempere su cartone: “La via. Costantinopoli” del 1910 e “Davanti al melograno” del 1907. Impossibile non soffermarsi ad ammirare la “Marina a Saintes-Maries” di Van Gogh e “Notte bianca. Osgarstrand (Ragazze sul ponte)”, dipinto da Munch nel 1903, lo stesso anno in cui entrò nella collezione di Mikhail Morozov.
Il “Trittico Marocchino” di Matisse è composto da “La Vista dalla finestra”, “Zorah sulla terrazza” e “La Porta della Casbah”. Commissionato all’artista nella primavera del 1911, fu realizzato a Tangeri nel biennio successivo. In qualche modo fa il pari con il trittico “Il Mediterraneo” di Pierre Bonnard, che Ivan Morozov commissionò nel 1910 per decorare la scalinata del suo hôtel particulier. Basterebbero queste due opere a giustificare l’acquisto del biglietto della mostra.

La grande Galleria 5, al Livello 1, è divisa in due parti: una dedicata a Paul Cézanne e ai paesaggi illimitati, l’altra ai ritratti generici e al rapporto tra l’artista francese e i “Cézannisti”. Qui, in una delle sezioni che personalmente ho più apprezzato, sono esposti undici opere tra ritratti e autoritratti. Dialogano tra di loro guardandosi l’una l’altra. Ecco l’“Autoritratto con cappello” (1873) e il “Fumatore di pipa” (1891-92) di Cézanne. E poi “Ritratto di un poeta (Semyon Yakolevich Rubanovich)” di Il’ja Maškov e alcuni lavori di Pëtr Končalovskij, tra cui un paio di autoritratti e il ritratto dell’artista Georgij Bogdanovič Jakulov.
Nella Galleria 7, invece, è esposta un’unica opera, “La ronda dei carcerati” di Van Gogh. L’allestimento è un po’ claustrofobico, immagino volutamente, per amplificare l’effetto angosciante del dipinto.
Le sculture
Nel “Ritratto di Ivan Abramovich Morozov” di Valentin Serov, dipinto a tempera su cartone nel 1910, compare alle spalle del collezionista il dipinto “Natura morta con frutta (Frutta e bronzo)” di Matisse, commissionato il 12 maggio 1909 e realizzato a olio su tela l’anno seguente a Issy-les-Moulineaux. Entrambe le opere vengono da Mosca: la prima dalla Galleria Tret’jakov, la seconda dal Museo Puškin.
Nel lungo e articolato percorso predominano i dipinti, ma non mancano le sculture. Per esempio al centro della sala dedicata ai nudi di Matisse, la Galleria 9 al Livello 2, c’è un grande tavolo sul quale sono disposti lavori di Auguste Rodin (come “Il bacio. Paolo e Francesca”) e di Camille Claudel. La Galleria 11, invece, ospita alcune sculture in legno – tre procaci nudi femminili – di Sergey Konyonkov, il “Rodin russo”.
Il percorso si chiude con l’allestimento – per la prima volta fuori dall’Ermitage – dell’intero ciclo con la “Storia di Psiche” di Maurice Denis, commissionatogli da Ivan Morozov per decorare il salone di musica del suo hôtel particulier a Mosca. È composto da tredici pannelli a cui si aggiungono quattro sculture realizzate da Aristide Maillol (alcune delle sue opere punteggiano il Jardin du Carrousel davanti al Museo del Louvre).
È con negli occhi la bellezza di questa sorta di basilica pagana che si esce dalla mostra. E con il desiderio di rivedere, subito o appena possibile, tutte le opere, nessuna esclusa.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Valentin Serov
Ritratto del collezionista della pittura moderna russa e francese Ivan Abramovich Morozov
Mosca, 1910
Tempera su cartone, 63,5 × 77 cm
Galleria Tret’jakov, Mosca - Henri Matisse
Trittico Marocchino. Zorah sulla terrazza
Tangeri, 1912-1913
Olio su tela, 115,0 × 100,0 cm
Museo Puškin delle Belle Arti, Mosca
© Succession H. Matisse
La Collezione Morozov
Icone dell’arte moderna
Informazioni sulla mostra
Dove
Fondazione Louis Vuitton8 Av. du Mahatma Gandhi, Parigi
Quando
Dal 22 settembre 2021 al 3 aprile 2022Orari e prezzi
Orari: da verificare sul sitoBiglietti: intero 16 €; ridotto 5 €