Sarà probabilmente una delle mostre più visitate della prima metà dell’anno, almeno nell’area milanese e brianzola. “Antonio Ligabue. L’uomo, l’artista” ha aperto i battenti lo scorso 11 febbraio, registrando ben mille e duecento visitatori soltanto nel primo weekend. Ci sarà tempo fino al primo maggio per ammirare le 90 opere del pittore di Gualtieri, tra dipinti, sculture, disegni e incisioni, esposte all’Orangerie della Villa Reale di Monza. La mostra, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Monza e il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, è curata da Sandro Parmiggiani.

Nella presentazione alla stampa il critico d’arte ha tenuto a smentire e smontare l’interpretazione dell’arte di Ligabue come “naïf”. L’artista rappresentava invece gli animali nel modo più realistico e per farlo ne studiava con attenzione l’anatomia. Proprio gli animali sono uno dei due poli attorno ai quali ruota il percorso espositivo.
L’altro è quello degli autoritratti. Parmiggiani ha ricordato che tra le circa 900 opere di Ligabue quasi 200 sono autoritratti, realizzati a partire dal 1940, quando Antonio era ricoverato al manicomio di Reggio Emilia, fino agli ultimi anni di vita. Per circa un ventennio questi lavori documentano la sua trasformazione: l’inevitabile processo di invecchiamento, ma anche una forte affermazione della sua dignità umana (l’ha messa ben in evidenza la scrittrice Novita Amadei nel suo romanzo “Il cuore è una selva” pubblicato nel 2020 da Neri Pozza).
A ben vedere, però – e il visitatore se ne renderà conto da sé – i due poli non sono contrapposti, bensì strettamente uniti da continui rimandi. Ligabue è un pittore DELLA natura, ma anche NELLA natura, perfino negli autoritratti: da quelli con le mosche, a quello con cavalletto che vedete nell’immagine qui sotto.

A proposito degli animali, mi sembra il caso citare qui le parole dello stesso Parmiggiani riprodotte su uno dei pannelli di sala.
Tutto il cosmo in cui si svolge l’eterna lotta per la sopravvivenza inizia a vibrare di una concitazione che pervade ogni elemento: l’animale è colto in una tensione espressiva quasi sconvolgente, come se ossa e muscoli siano sul punto di fuoriuscire; l’erba e gli arbusti palpitano come se i caratteri dell’animale trasmigrassero nelle forme vegetali. Ogni cosa partecipa alla rappresentazione messa in scena dall’artista, che cosi ci rivela le affinità elettive tra tutti gli esseri viventi”.
Non è un caso che proprio alle “affinità elettive” sia dedicato il saggio a catalogo (pubblicato da Skira) del critico d’arte e curatore della mostra.
Ai due poli principali si intersecano altri temi, come le scene di vita in campagna. Alcune opere sono dedicate all’aratura, altre sono paesaggi che più o meno apertamente rimandano alla natia Svizzera, il suo eden perduto. Era il 1919 quando Antonio, non ancora ventenne, arrivò (cioè venne mandato, in seguito a un ordine di espulsione) a Gualtieri.

Il percorso espositivo si apre con un’opera in cui difficilmente si riconosce lo stile di Ligabue. È un olio su tela intitolato “Cervi con gufo e paesaggio”. Datato al 1928, è stato prestato da un collezionista privato di Reggio Emilia (le opere in mostra vengono tutte da collezioni private). Il quadro è cupo, dai toni spenti. I colori esplodono nelle opere successive, indipendentemente dal supporto sul quale siano state realizzate, dal compensato alle tavole di legno, dalla tela alla faesite.
Non vanno naturalmente trascurati i disegni, le incisioni e le sculture. Queste ultime sono concentrate nella Rotonda, le cui volte sono affrescate da scene della storia di Amore e Psiche dipinte da Andrea Appiani. Oltre alla maschera mortuaria di Ligabue realizzata da Andrea Mozzati, il visitatore ricerchi le caratteristiche fisionomiche dell’artista anche nei volti delle sculture presenti. Noterà che sia la “Madonna” che il “Domatore gobbo” sono suoi autoritratti.
Ma tra i numerosi autoritratti e il variopinto zoo di animali, non ci si perda l’intensa “Crocifissione”, senza dubbio una delle opere più belle esposte in mostra.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Antonio Ligabue
Caccia grossa, 1929
Olio su tavola di compensato, 66 x 64 cm
Collezione privata, Milano - Antonio Ligabue
Autoritratto con cavalletto, 1954-1955
Olio su tavola di faesite, 199 x 130 cm
Collezione BPER Banca, Milano - Antonio Ligabue
Paesaggio svizzero, s.d. (1957-1958)
Olio su tela, 70 x 100 cm
Courtesy Collezione Girefin, Milano
Antonio Ligabue
L’uomo, l’artista
Informazioni sulla mostra
Dove
Orangerie della Villa RealeViale Brianza 1, Monza
Quando
Dall’11 febbraio al 1° maggio 2022Orari e prezzi
Orari: mercoledì e giovedì 10.00 – 13.00; 14.00 – 19.00Venerdì, sabato e domenica 10.00 – 20.00
Lunedì e martedì chiuso
Biglietti: intero 12 €; ridotto 10 €