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Voi siete qui: Biblioteca » Due libri sull’arte da Renée Mulcahy e Nadia Fusini

2 Giugno 2021

Due libri sull’arte da Renée Mulcahy e Nadia Fusini

Tra le cose venute meno quest’ultimo anno, le mostre d’arte hanno tentato goffamente di rimanere a galla attraverso delle sostituzioni virtuali che potevano (possono) forse andar bene per un primo approccio propedeutico a un artista, una collezione, un museo, ma davvero nulla più. Stupisce che nessuno confonda un volume, o un CD quand’era la moda del CD, con la visione vera di un quadro e si pretenda invece di far passare queste mostre virtuali come “reali”.

Messaggi dai Maestri

Messe le cose in chiaro, usiamo i libri d’arte, sull’arte, come si è sempre fatto: una premessa per una futura esperienza, o, nei casi migliori, un approfondimento, uno studio critico. A tal proposito, vorremmo segnalare due pubblicazioni recenti. La prima è bilingue, in italiano e inglese: “Messages of the Masters / Messaggi dai Maestri”. L’autrice si chiama Renée Mulcahy e l’edizione è Polistampa.

Renée Mulcahy, Messages of the Masters / Messaggi dai Maestri, Polistampa

Peccato che nelle referenze bibliografiche, la studiosa americana manchi di citare i “Misteri pagani nel Rinascimento”, opera capitale di Edgar Wind, che meglio di tutti è riuscito a cogliere le segrete connessioni di una “filosofia dei misteri” sottesa all’arte rinascimentale, le influenze er(m)etiche che inserivano le opere in una iconologia (com’era nei sodali Panofsky e soprattutto Warburg) ricca di trame occulte che trascorrono fra Botticelli, Andrea del Sarto, Raffaello, Pontormo, Bronzino etc. E l’aura di Pico della Mirandola che tutti li avvolge.

A partire dalla mano portata alla gola dell’apostolo Giovanni dal Pietro dell’Ultima Cena mentre gli sussurra qualcosa all’orecchio, si cifra il primo di una serie di “gesti segreti dai significati criptici” – così li definisce la Mulcahy, che cerca nelle opere (fiorentine per gran parte) le tracce di una lingua deliberatamente oscura (spesso per trasmettere significati sgraditi alla Chiesa).

Se, secondo motto proverbiale, il diavolo si nasconde dei dettagli, essi – scrive Mulcahy – “si trovano tipicamente sul lato inferiore destro dell’affresco o del dipinto, ma occasionalmente anche in quello sinistro o in entrambi i lati contemporaneamente.” Nella sua indagine le preme individuare soprattutto i segni di una fratellanza segreta: li trova per esempio al Museo del Bargello nel bassorilievo di Andrea della Robbia. Il dito sulla bocca del Gesù si allega all’altra mano poggiata sulla gola della Vergine a indiziare “l’assoluta discrezione e riservatezza all’interno della Corporazione degli artigiani”.

Molti sono i simboli segreti nell’arte degli scalpellini e dei falegnami fiorentini, come mani e piedi nascosti nei Tabernacoli di Nanni di Bianco e poi nei grandissimi. Anche in Botticelli o Michelangelo o in Filippo Lippi le estremità la fanno da padrone, come ne L’adorazione dei Magi e la Nascita di Venere del primo, o la Tomba di Lorenzo de’ Medici e il Giudizio Universale del secondo. Assieme a Luca Signorelli al Mantegna al Pinturicchio, tutti disseminarono volutamente alcune opere di segni di non sempre immediata leggibilità.

Il potere o la vita

Altro libro interessante, di impianto molto diverso e operosa densità ermeneutica è “Il potere o la vita” dell’anglista Nadia Fusini, più volte e a vario modo cimentatasi in passato nella scrittura (traduttrice, saggista, narratrice). Molto ha lavorato su Shakespeare (come nel recente “Maestre d’amore” per Einaudi, ndr) e vi torna in questo volumetto de Il Mulino dedicato a un quadro di Hans Holbein il Giovane, Gli ambasciatori del 1533.

Nadia Fusini, Il potere o la vita, Il Mulino

Anche qui si va a caccia di enigmi. V’è una tessitura molto ampia in questo dipinto, quasi un racconto, una gigantesca “frase complessa”, di oggetti in apparenza assai evidenti nel loro “significato”, come in una rappresentazione denotativa, ordinata, composta. Il referente empirico evoca un mondo, quello inglese del XVI secolo, in cui il gioco e l’ossessione del potere la fanno da padroni. Eppure i tanti particolari mettono in gioco una stratificazione semantica che la fermezza della postura e la cifra aristocratica nell’abbigliamento dei due personaggi non bastano a nascondere; la stessa congerie di dettagli insinua una certa inquietudine nella simmetria della composizione.

E soprattutto un elemento, che lasciamo scoprire al lettore – e osservatore del quadro -, pare destinato grazie al procedimento dell’anamorfosi a scompaginare ogni sicurezza della visione. Perché è nella visione che il dipinto sembra animarsi di una vita nuova, inedita, imprevista.

E ciò permette all’autrice di riprendere il suo discorso su Shakespeare attraverso un parallelismo con l’Amleto, l’uomo – l’umano – problematico per eccellenza, il personaggio che più di ogni altro consente di pregiudicare il principio mimetico dell’arte. Lo specchio, il vuoto, l’ombra della morte sgretolano l’apparente persuasione della composizione. È lì che il pacifico Holbein smette di rassicurarci, per provocare la domanda di Fusini: “che cos’è che è reale?”.

NdR: A “Il potere o la vita” di Nadia Fusini dedicheremo una recensione più approfondita prossimamente.

Michele Lupo

  • Renée Mulcahy
    Messages of the Masters / Messaggi dai Maestri
    Edizione bilingue in inglese e italiano
    Traduzione di Antonio Godoli
    Polistampa
    2021, 160 pagine
    25 €
  • Nadia Fusini
    Il potere o la vita
    Il Mulino
    Collana Icone. Pensare per immagini
    2021, 168 pagine
    12 €
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