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Voi siete qui: Biblioteca » Il poeta Mark Strand legge il pittore Edward Hopper

9 Dicembre 2016

Il poeta Mark Strand legge il pittore Edward Hopper

Avremmo voluto suggerire di vedere la mostra su Edward Hopper a Roma (sostanzialmente, una replica di quella del 2010) munendosi degli occhiali del poeta canadese (ma vissuto sempre negli Stati Uniti) Mark Strand: Donzelli ha ripubblicato infatti un libro tradotto già nel 2003, undici anni prima della scomparsa di Strand (la nuova edizione è arricchita da un suo scritto inedito).

Ma il volume ci concentra prevalentemente sugli interni che invece scarseggiano nella mostra del Vittoriano. Resta l’interesse dello sguardo del poeta – una trentina di brevi testi su altrettanti quadri.

La copertina del libro di Mark Strand "Edward Hopper. Un poeta legge un pittore", edito da DonzelliIl principio? Una lettura estetica, formale (in verità e perciò assai più sostanziale) della pittura hopperiana. In uno slogan, si direbbe: dimenticare Carver.

Ossia sfrondare lo sguardo dal contenutismo psicologico, dal sentimentalismo e da una certa letterarietà un po’ d’accatto che non dà vera ragione di un’arte che esige di essere letta in sé. Nei quadri di Hopper il sentimento è persino sovrabbondante, sostiene Strand, ma è affare che finisce per riguardare lo spettatore: e succede, va da sé, per virtù formali del pittore. Che sembrano fatte essenzialmente di tre componenti: luce, tono e geometrie.

Solitudini esistenziali e paesaggi catturano lo sguardo (sempre un po’ inquietato) dello spettatore attraverso le linee di fuga in cui anche la ben nota, elusiva malinconia delle donne acquista forza dalla collocazione spaziale in una stanza (la Vetrata d’albergo del ’56, venticinque anni dopo la donna seduta sul letto de La camera d’albergo).

La composizione hopperiana, è la tesi di Strand, induce solitamente lo spettatore in uno strano stato di incertezza: fra il viaggio e la stasi, l’andare e il fermarsi. Esemplare a proposito il trapezio (figura chiave in Hopper) de I nottambuli (del ’42) copiato in tutte le salse ancora oggi (direi un oggetto mitografico che era già cinema prima che lo stesso se ne appropriasse a man bassa).

Nel rigore compositivo però capita che qualcosa in apparenza stoni: Strand lo nota per esempio nel Secondo piano al sole (1960, questo sì presente alla mostra romana): le due figure umane sembrano estranee all’ordine del quadro. Non è imperizia dell’artista, piuttosto un fattore energetico che crea per l’ennesima volta quella tensione dello sguardo ben nota ai cultori del pittore statunitense (a volte, un delizioso turbamento) e ne devia il rischio di una mera contemplazione metafisica – non che non accada in alcuni casi (per es. la Domenica di primo mattino quale tipo della città idealizzata).

Quanto alla luce, essa “non pare colmare l’aria”, scrive Strand, e “sembra invece aderire alle pareti e agli oggetti”. Il motivo sta nel provenire essa dalle provvide imperfezioni della memoria piuttosto che dall’osservazione diretta. Nello stesso tempo, il rischio della dissoluzione totale impone a Hopper il rigore geometrico delle forme. Così, lo spettatore dei suoi quadri si trova immerso in una luce “senza tempo”.

Eppure, Strand suggerisce di notare come l’opera (in questo ripercorrere la mostra romana può essere utile) implichi nei casi migliori una qualche narrazione, un sistema di attese e rimandi a ciò che precede ciascun quadro o lo segue. Vale per gli azzurri parigini, aggiungeremmo noi, come per gli stranoti interni newyorkesi (il cinema questo lo ha evidentemente intuito).

Hopper ci arriva attraverso un lavoro continuo (“dipingere e raschiare”) che – si nota giustamente nell’introduzione dei traduttori Damiano Abeni e Moira Egan – rinvia al proprio di poeta. Di sensibilità non lontana da quella del pittore

One foot in front of the other. The hours pass.
One foot in front of the other. The years pass.
The colors of arrival fade.
That is the way I do it.

Per questo, se non ne potete più di Hopper, Strand ve lo restituisce vitalissimo.
Michele Lupo

  • Mark Strand
    Edward Hopper
    Un poeta legge un pittore
    Nuova edizione con uno scritto inedito dell’autore
    Traduzioni di Damiano Abeni e Moira Egan
    Donzelli, collana Meledonzelli
    2016, pagine VIII-96, con tavole a colori nel testo
    23 €
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