Gennaro Serio riflette sulla seduzione della letteratura e su questa costruisce una storia, Ludmilla e il corvo (L’Orma Editore, 2023). Al centro della narrazione c’è Franz Kafka e un episodio della sua vita. Un giorno, secondo quanto racconta Dora Diamant, lo scrittore praghese si trova a Berlino e incontra una bambina di nome Ludmilla di otto anni, che ha perso la propria bambola. Per alleviare la sofferenza della ragazzina, Kafka, fingendosi la bambola perduta, decide di scriverle delle lettere in cui spiegherà come affrontare la sua perdita.
Il romanzo non si apre in un giardino, con una bambina che piange, e con uno scrittore enigmatico, per giunta malato, che la osserva e le si avvicina. Ma con la ricerca di un unico manoscritto di Kafka, da parte di un ricercatore islandese (che da come viene raccontato è già esso stesso un prodotto della letteratura: il suo nome è «l’agrimensore», in omaggio al protagonista de Il castello e viene dalla patria della letteratura: la magica Islanda).
L’uomo giunge in Portogallo (vicino a Coimbra) dopo aver viaggiato per mezz’Europa per trovare il manoscritto e assaporarne ogni parola. Una volta trovato il testo, l’agrimensore si inoltra in un’irta foresta di simboli alla ricerca del significato del Der Rabe («Il Corvo»), questo il titolo del quarto e ultimo romanzo dello scrittore ceco.

C’è un altro filone narrativo che Serio traccia: quello della presenza (minacciosa) di una setta di studiosi kafkiani, che vuole distruggere tutte le opere, far fallire tutte le tipografie e le case editrici che hanno avuto a che fare con le parole dello scrittore. Ritengono giusto «sottrarre Kafka alla civiltà», per vendicare l’oltraggio di Max Brod, che non ha distrutto l’opera come gli era stato chiesto.
A questo secondo piano narrativo si affianca la storia di una bambina di nome Ludmilla. La bambina ha conservato le lettere di Kafka (peraltro mai ritrovate), ed è sopravvissuta alla guerra, ha subito le persecuzioni dei nazisti ma non è finita in qualche campo di concentramento o lager. La fine della guerra le ha portato il bisogno di cercare quello scrittore di cui ignora il nome, ma che ha scritto quelle lettere.
La storia di Ludmilla non è lineare, in alcuni momenti parla di sé e di una sua ipotetica vita finita la guerra (gli studiosi hanno cercato di ricostruire la vera identità della ragazzina, ma le sue tracce si sono perse nelle strade mozze della Storia e della Guerra). Leggendo si ha come l’impressione che bambina non fosse cresciuta, non sia mai diventata una giovane donna. Ma sia rimasta una bambina. In alcuni momenti Ludmilla, addirittura, si immedesima con la sua bambola.
L’originalità di Gennaro Serio risiede in una scrittura fluida, affilata, lineare. Le frasi sono costruite con attenzione, la stessa con cui sceglie i verbi e i sostantivi.
Poi c’è la pura affabulazione che attrae il lettore. Borges, Il nome della Rosa di Eco, il mondo (trash) di alcuni fenomeni editoriali degli ultimi anni, Ludwig Wittgenstein, ma anche Poe e Pessoa (il titolo del libro di Kafka immaginato da Serio nasce dalla poesia di Poe, Il corvo, che annovera tra suoi traduttori anche Pessoa) sono la base di questa storia.
Il disorientamento del lettore all’interno di questo mondo di pura letteratura e di pura affabulazione è qualcosa di voluto. Ma non necessariamente un deficit del libro. È lo straniamento di Alice nel Paese delle Meraviglie, ciò che ogni lettore devo provare. E che Serio vuole far provare, passando da un filone narrativo. Questo, però, non deve far demordere chi si avvicina al testo. Serio sfida il lettore, come ha fatto Kafka.
Le note di una improbabile bibliografia, disseminate nel testo, sono volutamente mistificate, come avrebbe voluto Eco o Borges. Sottrarsi a questo gioco meraviglioso significa perdersi una parte cospicua del libro, che ha come scopo di far riflettere sulla letteratura come menzogna, come alterità o “altra dimensione”, come accade nel racconto di Borges Pierre Menard (autore del Don Quijote de la Mancha).
Allo stesso tempo, con il suo Ludmilla e il corvo Serio tesse un acuto elogio dell’immaginazione. Come lo ha fatto Gregor von Rezzori nel saggio romanzato Uno straniero nella terra di Lolita, quando lascia tutto per seguire le tracce della Lolita di Nabokov e quelle della Scarlett O’Hara di Margaret Mitchell. Perché la letteratura seduce, questa è la verità.
NOTA: questo libro fa parte dei primi dieci titoli presentati dagli Amici della domenica per l’edizione 2024 del Premio Strega. Il romanzo è stato proposto da Giuseppe Lupo.
Claudio Cherin
Gennaro Serio
Ludmilla e il corvo
L’Orma Editore
Collana I Trabucchi
2023, 208 pagine
18 €