Le Rane è la commedia di Aristofane a cui sono più legato, per una serie di ragioni. Tanto per cominciare è stato il primo volume della prestigiosa (e costosa, soprattutto per uno studente squattrinato com’ero io ai tempi dell’università – e come, in fondo, sono rimasto) collana Scrittori greci e latini della Fondazione Valla a entrare nella mia biblioteca.
A quei tempi l’aprivo con somma cura, come preziosa reliquia. Oggi le pagine sono ingiallite, ma ancora le sfoglio con un misto di timore e voluttà. Portai il libro all’esame di letteratura greca, sostenuto alla Statale con quello stesso professor Dario Del Corno che ne ha curato l’edizione. E poi la rappresentazione della commedia al Piccolo Teatro nell’allestimento di Luca Ronconi è stata la mia prima occasione di ammirare il talento di Massimo Popolizio. Era il 2002 e Popolizio faceva Dioniso con una vistosa parrucca bionda.

Quant’acqua è passata sotto i ponti! Ma siamo ancora qui, come rane attorno a uno stagno, per dirla con Socrate. Cosa ci fa ridere oggi? Quello che suscitava il riso vent’anni fa, ovvero lo stesso che lo faceva venticinque secoli fa. Scoregge! È su questo scoppiettante inizio – è il caso di dire – che prende avvio lo spettacolo Le Rane, un progetto che Marco Cacciola ha tratto – su traduzione di Maddalena Giovannelli e Martina Treu – (e dirige, complice il dramaturg Lorenzo Ponte) dall’omonima commedia di Aristofane, andata in scena per la prima volta ad Atene nel 405 a.C., vincendo il concorso delle Lenee.
Il coro siamo noi
Nei due millenni e mezzo che intercorrono tra la polis in guerra con Sparta e la Milano di oggi, tutto è cambiato, eppure tutto sembra dannatamente simile, se non identico. Per rimettere le cose a posto urge dunque affidarsi alla saggezza di un poeta (che per fortuna non è Franco Arminio, mi sia consentita la battuta. Molto meglio il desiderio di Euripide!).
I tre interpreti principali sono Claudia Marsicano nel ruolo di Dioniso (il dio del teatro!), Matteo Ippolito nei panni del suo servo Xantia e Lucia Limonta come jolly. Giorgia Favoti e Francesco Rina sono invece i corifei che dirigono il coro composto da una manciata di veri cittadini, ogni sera diversi.

La pièce non è la riproposizione della commedia aristofanesca e nemmeno un suo condensato. Ne rispetta però – e questo è l’importante – lo spirito: la sottolineatura della funzione pubblica, ma non dovremmo aver timore a dire politica, del teatro, ovvero la sua utilità per il bene della comunità che a teatro si ritrova per riflettere su se stessa e sui problemi che l’affliggono, in guerra come in pace.
Ecco allora che sugli schermi compaiono le parole greche per “io” e “città”, non come antitesi, ma come componenti indispensabili l’uno all’altro. Nessuno deve essere lasciato indietro, abbandonato, pena lo sfilacciamento del tessuto cittadino.
Atene è Milano
Essendo una commedia, naturalmente si ride e non solo per le battute sulle scoregge. Ci sono chiari riferimenti all’oggi come la spassosa declinazione dell’alfabeto LGBTQ+ o l’adeguamento dell’obolo di Caronte alla tariffa di 2,20 euro, il costo del biglietto della metropolitana milanese aggiornato da appena un mese.

Ha ragione Claudia Marsicano quando, rivolgendosi a uno spettatore nelle prime file come se fosse un critico teatrale web, gli dice: “Un Dioniso così non l’hai mai visto!”. È la stessa interruzione della finzione scenica che nel Teatro di Dioniso ad Atene il dio in persona generava interpellando il suo sacerdote, accomodato nel seggio a lui assegnato, con tanto di nome (ancora oggi i visitatori del parco archeologico dell’Acropoli possono prendere posto a pochi metri da quel seggio e immaginarsi la scena di quella rappresentazione dell’inverno del 405: chissà che risate!).
In questo allestimento la musica ha un ruolo centrale. Molto bella la resa del gracidare delle Rane brekekekex koax koax fatta da Lucia Limonta come una vamp di cabaret (mentre scrivo queste righe ne canticchio la cantilena che mi risuona in mente, come un’eco). E poi c’è la canzone trap e, su tutto, la sfrenata danza dionisiaca, così coinvolgente che alcuni ragazzi tra il pubblico non hanno esitato ad alzarsi per ballare su quelle note, proprio come se fossero in discoteca (il teatro “serve” anche a questo: a cancellare le barriere tra i vari ambienti in cui vive la società, troppo spesso considerati come compartimenti stagni).
L’esortazione finale è che la città tragga vantaggio dai consigli del poeta che torna alla vita, così come noi dalla lezione del teatro, scoregge comprese.
Saul Stucchi
Foto di Luca Del Pia
Le Rane
da Aristofaneprogetto e regia Marco Cacciola
interpreti, in ordine alfabetico: Giorgia Favoti, Matteo Ippolito, Lucia Limonta, Claudia Marsicano, Francesco Rina
e un coro di cittadini ogni giorno diverso
traduzione Maddalena Giovannelli, Martina Treu
dramaturg Lorenzo Ponte
scene Federico Biancalani
costumi Elisa Zammarchi
direzione tecnica Rossano Siragusano
musiche e suono Marco Mantovani
assistente alla regia Gabriele Anzaldi
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale / Teatri di Bari / Solares Fondazione delle Arti
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro FontanaVia Gian Antonio Boltraffio 21, Milano
Quando
Dal 2 al 10 febbraio 2023Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 20.30Sabato 19.30
Domenica 16.00
Biglietti: intero 23 €; ridotti 18/15/11 €
Prevendita e prenotazione 1 €