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Voi siete qui: Biblioteca » “Il lato nobile. Storie degli indesiderabili” di Le Clézio

27 Febbraio 2025

“Il lato nobile. Storie degli indesiderabili” di Le Clézio

Come ha fatto molte altre volte, J. M. G. Le Clézio, Nobel per la letteratura 2008, dà voce a chi voce non può averla. Lo fa anche ne Il lato nobile. Storie degli indesiderabili (traduzione di Maurizia Balmelli Rizzoli, 2024) si può pensare.

Si rimane di sasso quando si comprende che lo scrittore, quando racconta chi voce non può averla, rappresenta invece i bianchi dell’Europa ricca e opulenta. Perché questi, nel tempo, sono stati inghiottiti dall’indifferenza e sono stati intrappolati nei meandri del capitalismo. La cui esistenza può essere riassunta nella frase “parte del mio lavoro consiste nel vendere un’immagine”, pronunciata dalla venditrice immobiliare, interpretata da Carolyn Burman, nel film American beauty.

Così le voci e le vite dei personaggi che Le Clézio racconta sono tutt’altro che abitanti di un mondo incontaminato e vergine. Lungi dal rappresentare storie di puro esotismo o di puro compiacimento estetico, lo scrittore francese racconta un mondo oltre. Oltre i modelli occidentali.

Jean-Marie Gustave Le Clézio, Il lato nobile. Racconti degli indesiderabili, Rizzoli

Quando una delle voci del libro dice, senza timore e senza diritto di replica, «sono le vostre città [europee] a essere sporche» si racconta come in quelle strade apparentemente povere ci sia ancora un’anima, una vita, un mondo che vuole vivere e non essere schiavo dell’immagine.

Solo così si capisce quanto le vite dei vari Maureez ‒ alla ricerca di suo padre, un pescatore scomparso in mare, finché non si rassegna e impara a trovare la propria voce accordandola al suono della musica Wade in the water, children: canzone che gli rivela il suo talento nascosto e le permette di attraversare la distanza che lo separa da Tomy Samson, il padre perduto ‒ dei vari Chepo ‒ un ragazzino che vaga nelle fogne e che viene catturato e rinchiuso nel reparto detenzione degli immigrati illegali ‒ dei vari Yoni ‒ l’uomo della foresta depredato della sua patria natale, che cerca un nuovo luogo da poter chiamare casa ‒ siano in realtà storie di volontà e di rivincita, perché ognuno di loro lotta contro un mondo che li vuole emarginati.

Per Le Clézio gli europei non sanno più cosa sia la vita reale, perché troppo presi dall’immagine che i social (e non solo) richiedono e vogliono che sia restituita, per avere voce.

Le Clézio racconta senza malinconia come manchino agli europei le strade di polvere, di foresta e di vento, dove i bambini improvvisano giochi con il poco che hanno e gli uccelli cantano. L’immagine che ne viene fuori è il cinismo e l’egoismo, frutto dalla fretta cieca che pervade l’uomo del nuovo millennio.

I protagonisti de Il lato nobile vengono da posti lontani, portano con sé profumi esotici e il mistero di lingue che si stanno estinguendo. Oltre a corpi segnati da ferite invisibili. Queste ferite vengono anche dall’immaginario collettivo del popolo e della nazione in cui si arriva. Quando si è migranti non si ha più un nome, un’identità ma si diventa uno stereotipo: gli uomini mussulmani sono tutti Mohamed, le donne invece sono tutte Fatima. Sono solo forza lavoro nelle fabbriche o lavoratori nell’edilizia.

Cosa questa che racconta bene Renault, uno dei personaggi più toccanti di Il lato nobile. Renault è un vagabondo che un tempo lavorava come impiegato delle risorse umane in una multinazionale che reclutava migranti. La storia di Renault è quella di un uomo che doveva selezionare uomini e che alla fine non vuole più stare in quel mondo: a un certo punto non è più riuscito a reggere il giogo del capitalismo, e ha finito per vivere per strada, poiché la società mette ai margini chi non si adegua alle sue logiche.

Ogni racconto permette l’identificazione totale con il personaggio, come accade nel racconti L’amore in Francia in cui un uomo ricorda la moglie che ha lasciato al paese, dalla quale spera un giorno di tornare. Scottato dal caldo, scorticato dal freddo, ora trasporta badili e impila blocchi di cemento. È solo il ricordo di lei a tenerlo in vita. L’uomo ogni giorno compie sforzi sovrumani per erigere belle palazzine («Ho costruito più case di quante ce ne vorrebbero per le famiglie di Tata, ho costruito città intere», dice ad un certo punto). In fondo in tutti i racconti c’è l’opposizione tra l’arrogante occidentale e la miseria ‘felice’ del Terzo mondo.

Il lato nobile. Racconti degli indesiderabili è un libro originato da una profonda riflessione. Le Clézio intreccia memoria e desiderio per dire che ci sono molti modi di essere stranieri. Ma c’è anche una vena autobiografia, come nel racconto Il fiume Taniers.

Il titolo riprende un’antica ninna nanna creola-mauriziana, un canto che lo scrittore ha appreso dalla voce di suo nonno. Quel ritornello ricongiunge, nella sua lenta melodia, passato e presente: sono le parole che il nonno di Le Clézio aveva appreso dalla sua balia nera, il latte che aveva bevuto nell’infanzia e lo aveva nutrito. L’autore utilizza la ninna nanna creola per rievocare l’esistenza perduta di Yaya, la vecchia nénéné del nonno. Dalla quale anche lui discende. O si sente di scendere.

Le braccia forti di Yaya hanno accudito un’intera famiglia, una famiglia non sua: quando morì suo figlio, lei lo seppellì nel giardino del capanno e poi, con gli occhi ancora rossi, si recò al lavoro dai signori. Le Clézio le rende omaggio attraverso la filastrocca del fiume, restituendoci la sua figura attraverso la voce, che ancora non ha smesso di cantare: la storia del fiume Taniers – che non esiste più, è ormai riarso sotto l’asfalto delle strade – avrebbe sostenuto anche lo stesso Le Clézio, bambino, quando nel buio di una cantina attendeva la fine del bombardamento aereo.

Le Clézio con le storie di uomini, donne, bambini e ragazzi spezzati dalla vita – da cui la gente si tiene alla larga – racconta il razzismo che s’insinua nel quotidiano.

Claudio Cherin

Jean-Marie Gustave Le Clézio
Il lato nobile. Racconti degli indesiderabili
Rizzoli
2024, 272 pagine
19 €

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