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Voi siete qui: Biblioteca » Da Iperborea “La suite di Java” di Jan Brokken

20 Dicembre 2023

Da Iperborea “La suite di Java” di Jan Brokken

La suite di Giava di Jan Brokken (traduzione di Claudia Cozzi, Iperborea, 2023) parte dalle storie dei genitori dello scrittore, Han e Olga, che hanno lavorato e vissuto nelle Indie orientali olandesi per quattordici anni, per raccontare la fine del mondo coloniale olandese.

Cosa abbastanza comune nei libri dello scrittore: parte da una piccola storia individuale per poi descrivere una storia più grande. Lo ha già fatto in testi come Anime baltiche e Bagliori a San Pietroburgo dove mostra un modo rigoroso di intagliare la storia attraverso biografie esemplari. Nella resa del dolore di Anna Achmatova o dell’inquietudine di Dmitrij Šostakovič si vede emergere la sofferenza della Russia sotto lo stalinismo. Satie e Cocteau finiscono per diventare coloro che possono «demolire i valori nazionali».

I genitori di Brokken, partiti dall’Olanda, rimagono per i primi sei mesi a Batavia e Buitenzorg, dove Han – che aveva studiato teologia con specializzazione in Islam a Leida – si era preparato per il suo compito futuro: portare la “civilizzazione” tra i nativi e condurre ricerche scientifiche su un movimento di conversione islamico. Mentre Olga, armata di una forte dose di idealismo e ottimismo, riempie le ore solitarie con lezioni di piano e lezioni di lingua e cerca di integrarsi nella società makassarese.

Jan Brokken, La suite di Java, Iperborea

Dalle lezioni di lingua è nato, seppur anni dopo la guerra, un Dizionario Makassares-olandese di Anton Abraham Cense, al quale Olga ha certamente dato un contributo sostanziale. Grazie al contatto con Cense e alle sue lezioni di lingua, ha potuto sostenere Han nel suo incarico di ricerca.

Le prime lettere di Olga alla sorella rivelano un atteggiamento aperto e positivo verso il futuro. Vede la sua vita come «fresca, nuova e allettante» e presume che rimarrà sempre così. Il quadro, però, cambia. L’incarico è per Han più difficile del previsto: gli riesce difficile non rimanere intrappolato nelle reti che il carismatico leader del movimento di conversione islamico gli tesse attorno, e dubita di essere la persona giusta per insegnare la “civiltà” ai nativi.

Il governo e il consiglio della Chiesa protestante indonesiana a finiscono per avere dubbi sulla sua indipendenza e nel 1937 rinviano il progetto, che aveva previsto la costruzione di una chiesa, quattro scuole e una casa a Saleier per Han e Olga. La loro prima figlia, una femmina, muore poco dopo la nascita. Nel 1939 e nel 1940 nascono i figli Boris e Michiel.

Han fu mobilitato nel 1942 perché tra tutti i predicatori missionari era l’unico che conosceva la zona e aveva una certa padronanza della lingua. Lui stesso viene imprigionato; Olga finisce con i bambini in un campo di internamento giapponese. Solo nel 1945 sono stati rilasciati. Dopo quella data la giovane famiglia fa ritorno in Olanda.

Brokken ha preso la base della storia dalle lettere di Olga inviava dalle Indie Orientali a sua sorella nei Paesi Bassi. Lo scrittore le cita ampiamente, ma integra e cerca anche altre fonti storiche, per collocare la storia di Olga più chiaramente nel tempo. Poiché la musica, la lingua e la natura hanno avuto un ruolo importante nella sua vita, anche questi fili quasi ugualmente comuni vengono discussi in dettaglio.

Jan Brokken combina l’erudizione con una narrazione affascinante con un occhio per i dettagli. A volte lo scrittore accompagna il suo pubblico in un’escursione molto estesa, ma riporta sempre il lettore alla storia originale. Infatti quando chi legge potrebbe aver dimenticato l’argomento centrale – perché molto spesso le sue digressioni sono molto affascinanti – in due o tre frasi, Brokken li riporta sulla strada giusta.

Proprio per questo ne La suite di Giava un grande parte ce l’ha la musica. Il libro inizia con la musica. Brokken ascolta alla radio I giardini di Buitenzorg, il terzo movimento della Java Suite del compositore polacco Leopold Godowsky. Brokken interrompe, addirittura, la storia di Olga. E lo scrittore racconta di Leopold Godowsky, del gamelan, del compositore “indiano” Paul Seelig, del linguista “professor” Cense e del “dottor” Matthes, come Olga continuò a chiamare in seguito entrambi i signori. Era stata a lungo allieva di Cense e, a un certo punto era diventata anche sua informatrice, ma lui rimase per sempre il “professor Cense”, mai diventò “Anton”, anche se tra quest’ultimo e Olga, correvano solo undici anni di differenza.

I giardini di Buitenzorg è un brano musicale di poco meno di cinque minuti, è soprattutto il nome popolare del Lands Botentuin Buitenzorg, oggi Kebun Raya Bogor, l’hortus di Bogor. E questo giardino avrà anche il suo collegio. Quando visitò i giardini nel 1991, Brokken sentì il legame con Olga, che trascorse un po’ di tempo a Giava con Han nel 1935.

Brokken offre, così, al lettore un’ampia esposizione del famoso giardino di piante di Buitenzorg e fornisce molte informazioni utili sulla lotta politica e spirituale dell’élite aristocratica all’indomani del dominio coloniale. Larga parte della bibliografia dell’autore olandese corrisponde infatti a una variazione sul tema della scrittura «ibrida», in cui la scrittura e la storia sono il frutto di un continuo negoziare tra l’io narrante e la materia del reale.

Ultima considerazione: lo scrittore riesce a mantenere una distanza adeguata per dare un giudizio su un momento teso della storia coloniale olandese.

Claudio Cherin

Jan Brokken
La suite di Java
Traduzione di Claudia Cozzi
Iperborea
Collana Gli Iperborei
2023, 256 pagine
17,50 €

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