Per secoli uomini hanno scritto le parole per Elena di Troia. E lei non ha potuto fare altro che dirle, recitarle, interpretate. Omero, Euripide, Offenbach non si sono curati mai di narrare i sentimenti, i dubbi, la ragione delle azioni di Elena.
Ora in un romanzo – scritto da Brunella Schisa La più bella (HarperCollins, 2025) − la figlia di Leda prende la parola per dire di sé. Di quanto la guerra sia un affare (economico) di uomini. E di come lei sia stata usata come motivo, capro espiatorio e bottino di guerra.
Il libro inizia di notte, nel ventre del cavallo di legno, dove gli Achei parlano a gesti. Fuori, sulla spiaggia, i Troiani stanno decidendo cosa fare. Laocoonte e Cassandra non vengono ascoltati perché l’euforia dei Troiani è tanta: aver vinto i Greci, non è cosa da poco.

Il romanzo alterna i punti di vista e le voci di molti personaggi: Agamennone, Odisseo, Achille, Priamo, Andromaca, Ettore. Questi uomini e queste donne raccontano fragilità, paure, speranze, sogni spezzati. E in un modo o nell’altro descrivono la ‘matta bestialitade’ degli uomini in guerra. Alla fine del romanzo Menelao si incontra con Elena.
Elena vorrebbe dire molte cose a Menelao: prima di tutto spiegare il perché della sua fuga con Paride, giovane bellissimo per il quale aveva provato una passione impetuosa. Ma anche la delusione provata una volta che ha conosciuto meglio il figlio più giovane di Priamo. Causata dal fatto che il giovane guerriero in più occasioni le si era mostrato privo di coraggio.
Elena vorrebbe raccontare a Menelao delle sue fughe pensate ma non attuate. Questo perché le altre donne, che la invidiavano e la detestavano, la spiavano. Ogni piano da lei architettato per tornare a Sparta sarebbe stato scoperto. Altra cosa che avrebbe voluto confidare al marito è come la sua bellezza sia diventata presto per lei un peso da sopportare, com’era stanca di essere considerata la causa della guerra, delle morti e della violenza.
Elena analizza le sue emozioni, il desiderio di essere amata. I dubbi che le affiorano rivelano una donna consapevole che sa che a ogni azione corrisponde una conseguenza. E non ha paura di pagare il prezzo delle proprie scelte. Il desiderio di fuggire con Paride è nato non in un momento di frivolezza o di sconsideratezza ma dalla speranza che il giovane guerriero troiano fosse un uomo diverso, da tutti quelli che pensano solo alla guerra. A sopraffare le donne. A considerarle come un possesso.
Menelao, si capisce quasi subito, è un uomo complesso, molto più di quello che si immagina. Prima di tutto perché è un uomo umiliato. Ha vissuto per anni con l’idea di vendicare l’affronto subito, uccidendo la moglie ribelle. Ma quando la vede di nuovo non riesce a farlo. È combattuto dal desiderio e dalla paura di essere deriso, considerato un debole dai suoi uomini. E forse anche da Elena.
Schisa rappresenta Menelao come un uomo orgoglioso ma non brutale, un comandante che non si lascia andare alla violenza gratuita nei confronti delle donne e del nemico.
Schisa ha ben presenti le fonti classiche, la letteratura moderna e quella contemporanea (Bellonci, Anna Banti, Christa Wolf, Angela Carter, Christoph Ransmayr, Magda Szabó, Moacyr Scliar, Alexandra Lapierre).
In questo romanzo il mito diventa reale, l’autrice riesce a caratterizzare e approfondire ognuno dei personaggi. La narrazione dà spazio a più punti di vista, gli sguardi si incontrano. Questo permette di capire legami d’amore, d’amicizia, di odio profondo che legano tra loro i diversi protagonisti.
Claudio Cherin
Brunella Schisa
La più bella
La versione di Elena
HarperCollins Italia
2025, 272 pagine
19,50 €